Il documento “Financial Stability Review” della BCE fornisce un quadro in chiaroscuro dell’economia italiana, dove emerge il macigno del debito pubblico che si tiene in equilibrio grazie al trapezista bancario, che tiene in piedi la baracca.
Il dato più preoccupante che salta all’occhio è il costo relativo al “servizio del debito” (rimborso stock + interessi) in un anno da parte dello stato italiano: il 22,5% del pil!
Attenzione però alla Grecia, che ha il rapporto debito/pil più alto in Europa, ha un valore di meno del 7%, ma questo perché la scadenza media del debito pubblico ellenico è di ben 19 anni (contro i circa i 7 dell’Italia)!
Costo del debito
Fonte: BCE
Ovviamente il fatto che il rapporto debito/pil sia oltre il 135% implica un peso del debito maggiore in termini di pil. Fa paura la previsione di spesa per interessi annua per lo stato che dovrebbe passare dal 3,7% del 2023 a quasi il 6% nel 2034! Questi dati non dovrebbero stupirci considerando che, come “score” 1999-2023 sul budget e sulla compliance generale, siamo nel riquadro sinistro in basso insieme a Grecia, Francia, Spagna e Portogallo: siamo perenni rimandati con il debito a settembre perché economia che non si può bocciare (default) per il bene dell’eurozona che collasserebbe!
Andamento titoli delle banche europee
Fonte: BCE
Per fortuna che a un settore pubblico che brucia ricchezza se ne contrappone uno privato che tiene botta, come dimostra il dato sugli NPL, ossia il rischio credito di cittadini e imprese.
Paradossalmente preoccupante sembra la situazione nella forte economia americana, con impennata degli NPL su tutti i fronti. L’ottimo stato di salute delle banche italiane si riflette anche sui corsi azionari, considerando che il settore bancario europeo ha fatto meglio dell’intero mercato europeo e parallelamente le banche italiane hanno fatto meglio sia del mercato italiano che delle banche europee (probabilmente siamo la parte alta del range sopra l’unità di price to book ratio).
Anche le “Note di stabilità finanziaria e vigilanza” descrive il buon stato di salute del sistema bancario italiano:
«Al fine di aumentare la resilienza del sistema bancario italiano, lo scorso aprile la Banca d’Italia ha attivato per la prima volta una riserva di capitale a fronte del rischio sistemico (systemic risk buffer, SyRB). La decisione è stata presa in un contesto caratterizzato da una congiuntura favorevole per il settore bancario, riducendo il rischio di effetti prociclici e massimizzando i benefici netti attesi associati alla decisione.
Ciò nonostante, nel breve periodo l’aumento dei requisiti di capitale può costituire un costo per le banche, specialmente quelle dotate di un minore capitale in eccesso rispetto ai requisiti regolamentari…l’introduzione del SyRB non abbia avuto un impatto negativo sulle quotazioni azionarie delle banche italiane. Gli stessi risultati sono visivamente apprezzabili nella figura 1, dove si riporta l’excess return giornaliero medio delle banche italiane nel periodo aprile 2023- aprile 2024».
Andamento medio degli excess return delle banche italiane
Fonte: elaborazione dati LSEG
Un altro fatto curioso e paradossale è che i titoli di stato italiani, btp e bot, stiano ingrassando i portafogli degli italiani (1.148 mld nel 2023 presso gli intermediari italiani) e uscendo da quelli di banche, assicurazioni e fondi pensione. E domani? E’ un altro giorno.
Chi possiede i titoli di stato in Italia
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