I consigli e gli aforismi di Warren Buffett, fondatore, ex CEO e presidente di Berkshire Hathaway, si sa, sono sempre attuali.
E ce n’è uno, in particolare, che è ancora più utile per gli investitori assillati dall’incubo di una potenziale esplosione della bolla AI e alle prese ormai, ogni giorno, con vari allarmi su imminenti crolli dei mercati.
È vero che il mercato azionario continua a essere resiliente, di fronte a una moltitudine di sfide senza precedenti: nelle ultime sessioni, tuttavia, il dietrofront è stato evidente.
Nel mirino delle vendite soprattutto le azioni AI, che hanno pagato le dichiarazioni arrivate dai CEO degli stessi giganti che hanno fatto la loro fortuna scommettendo sull’intelligenza artificiale, come OpenAI e Anthropic.
Il rally dei prezzi del petrolio e il conseguente balzo dei rendimenti dei Treasury USA, in attesa della riunione di oggi della Fed, hanno contribuito a peggiorare il sentiment.
Segnali pericolo e allarmi bolla AI. A lanciare l’SOS è anche il CAPE Ratio Shiller dello S&P 500
C’è poi un segnale che sta spaventando non poco gli operatori di mercato: il trend dell’indicatore CAPE Ratio di Shiller dell’indice S&P 500, creato dal Premio Nobel Robert Shiller.
Tra i parametri finanziari più noti e più conosciuti per capire come si sta muovendo il mercato, il CAPE Ratio di Shiller dello S&P 500 è un indicatore che misura la valutazione di lungo periodo del mercato nel suo complesso.
Non si tratta certo di un dato perfetto, capace di prevedere esattamente il futuro.
Vero però che, in passato, ha lanciato segnali che hanno preceduto alcune delle fasi più bearish dei mercati azionari e, anche, alcune delle recessioni economiche peggiori della storia.
CAPE Ratio di Shiller oltre quota 40. Brutto segnale per chi teme il peggio per i mercati
Il messaggio che arriva oggi dal parametro è piuttosto semplice: più in alto questo indicatore sale, maggiore è la probabilità che il mercato sia sopravvalutato.
Il CAPE Ratio di Shiller, per fare esempi pratici, ha raggiunto il primo grande picco nel 1929, poco prima della Grande Depressione.
Circa 70 anni dopo è tornato a impennarsi durante la bolla dot-com: alla fine del 1999 ha raggiunto infatti il record di 44, quattro mesi prima che la bolla dot com esplodesse ufficialmente.
In questo momento, l’indicatore sta lanciando un segnale di allarme, in quanto si attesta a un valore poco superiore alla soglia di 40 punti, dunque non lontano dal record toccato nella storia. Ed è motivo di ansia il fatto che un valore dell’indice superiore a quota 40 sia estramemente raro.
Azioni vicine a livelli osservati durante bolla dot-com. Cosa disse allora Warren Buffett
Il trend dell’indicatore non significa che il crollo di Wall Street sia alle porte: ma quel numero indica che le valutazioni delle azioni si stanno avvicinando a livelli che sono stati osservati soltanto durante la bolla dot-com.
Ed è qui che entra in campo il consiglio migliore che Warren Buffett possa dare in questo momento.
Il consiglio risale al 1999, ed è contenuto in alcune dichiarazioni che Warren Buffett rilasciò al magazine Fortune, quando la comunità finanziaria, presa dalla febbre per Internet, stava continuando a fare incetta di azioni delle aziende attive nel settore, come se non ci fosse un domani.
Erano i mesi in cui la corsa delle azioni tecnologiche sembrava inarrestabile, in cui venivano lanciate IPO (apparentemente) da sogno, in cui l’entusiasmo era all’ordine del giorno.
Il fallimento delle compagnie aeree preso da Buffett come esempio per lanciare l’alert
Ma Warren Buffett avvertì che molti investitori stavano acquistando le azioni probabilmente per le ragioni sbagliate prendendo come esempio, per spiegarsi, il settore delle compagnie aeree.
Nei 20 anni precedenti, infatti, sebbene i voli aerei avessero rivoluzionato la società, erano state ben 129 le compagnie aeree a fallire.
Successivamente, l’esplosione della bolla dot com avrebbe cacciato agli inizi del 2000 dal mercato centinaia di aziende che avevano scommesso su Internet.
Paura bolla? Consiglio di Buffett sempre attuale: attenzione al vantaggio competitivo delle aziende
Buffett, evidentemente, aveva già fiutato quanto sarebbe successo, spiegando nell’intervista a Fortune il vero fattore a cui gli investitori avrebbero dovuto davvero guardare: un fattore a cui evidentemente dovrebbero guardare anche oggi visto che, secondo alcuni esperti di mercato, lo scoppio della bolla AI è addirittura inevitabile.
Così Warren Buffett che, alla fine di agosto, ha spento 96 candeline.
“La chiave per investire non consiste nel valutare quanto un settore influenzerà la società o quanto crescerà, ma piuttosto nel determinare quale sia il vantaggio competitivo di una qualsiasi azienda e, soprattutto, quanto sia duraturo quel vantaggio”.
È insomma il grado di competitività di una società, e ancora meglio il grado di competitività relativo di una società rispetto alle altre attive nello stesso settore, a decidere davvero la fine che farà il suo business quando si ritroverà travolto dalla cosiddetta tempesta perfetta. Che, più di 25 anni fa, prese la forma della bolla dot-com. E che in futuro, sarà la storia a dirlo, potrebbe prendere la forma di una bolla AI.