Le azioni Eni stanno tornando a bussare alla porta dei €25, una quota che a Piazza Affari molti avevano archiviato come un ricordo d’altri tempi. L’ultima volta che il titolo ha frequentato questi livelli, il seguito non è stato esattamente una festa: negli anni successivi è arrivato un crollo di oltre il 77%.
Siamo davanti a una replica del copione del 2007 oppure questa volta il finale potrebbe essere scritto in modo diverso? C’è un dettaglio che in pochi stanno guardando e che potrebbe cambiare tutta la lettura.
Un ritorno su livelli che sembravano irraggiungibili
Il titolo del Cane a sei zampe si sta avvicinando all’area dei €25, che coincide con i massimi della fase distributiva del 2026. Ma il dato più interessante è un altro: questa stessa fascia corrisponde ai massimi del 2008, a breve distanza dai picchi del 2007, collocati poco sopra i €28.
In altre parole, Eni sta tornando a prezzi che per quasi due decenni sono rimasti fuori portata. Un traguardo che potrebbe sembrare una conferma di forza, ma che nella lettura ciclica assume un significato più ambiguo. Perché proprio da queste quote, in passato, è partita una delle fasi ribassiste più lunghe e profonde della storia del titolo.
leggi anche
La strategia di Warren Buffett applicata a Piazza Affari. L’elenco delle azioni che superano i suoi criteri
La ciclicità storica: il fantasma del 2007
Osservando il grafico di lungo periodo, la dinamica appare piuttosto nitida. Dopo il massimo storico in area €28 toccato nel 2007, il titolo è entrato in una fase ribassista e distributiva durata oltre dodici anni. Un lento logoramento culminato nel marzo 2020, quando le quotazioni sono scese fino a €5,55, con una contrazione complessiva itorno all’80%.
Da quel minimo è iniziata una risalita quasi parabolica. Tra il 2020 e il 2026 il titolo è stato spinto da un contesto energetico favorevole, da una politica di dividendi generosa e da programmi di buyback consistenti. Il risultato è che oggi il prezzo si ritrova esattamente nella stessa fascia che vent’anni fa segnò la fine del grande superciclo rialzista delle materie prime.
Non si tratta di una coincidenza da sottovalutare. I mercati hanno memoria, e i livelli che in passato hanno ospitato grandi volumi di scambio tendono a ripresentarsi come zone di battaglia tra compratori e venditori.
Struttura dei prezzi e segnali del momentum
L’area compresa tra €25 e €28,50 rappresenta una resistenza strutturale di lungo termine, sia sul piano psicologico sia su quello volumetrico. Avvicinarsi a questa barriera dopo un rally superiore al 300% potrebbe aumentare la pressione delle prese di beneficio da parte degli investitori istituzionali, che dopo un guadagno simile potrebbero essere tentati di alleggerire le posizioni.
C’è poi il tema del momentum. Sul timeframe settimanale l’RSI, l’indicatore che misura la forza relativa dei movimenti di prezzo, appare in raffreddamento rispetto al picco di ipercomprato registrato all’inizio dell’impulso.
Perché il parallelo con il 2008 preoccupa
A rendere il confronto più inquietante c’è il contesto macroeconomico. Nel 2007 e 2008 il prezzo del petrolio era protagonista di una vera e propria bolla, arrivata a superare i $140 al barile. Una corsa alimentata dalla forte domanda delle economie emergenti, dai flussi speculativi che si riversavano sulle materie prime e da un dollaro debole che rendeva il greggio più attraente come bene rifugio. Poi è arrivata la crisi dei mutui subprime, la domanda globale si è contratta bruscamente e il petrolio, insieme ai titoli energetici, è crollato.
Oggi il greggio si muove in area $100 al barile, sostenuto dalle tensioni legate al conflitto in Medio Oriente. Lasciando da parte la crisi finanziaria del 2008, il parallelo è evidente: in entrambi i casi la salita dei titoli energetici sarebbe stata in parte gonfiata da prezzi dell’energia eccezionalmente elevati.
Ed è qui che nasce il timore. Se la crisi energetica dovesse sfociare in una recessione, con un calo della domanda e quindi dei prezzi del greggio, il copione del passato potrebbe tornare d’attualità. Ma c’è una verità di cui si parla poco.
La differenza che pochi stanno considerando
Il contesto attuale presenta differenze sostanziali rispetto a quello di vent’anni fa. Al momento non sembrano emergere segnali concreti di una crisi sistemica paragonabile a quella dei subprime. Le stime sulla crescita del PIL globale restano positive, delineando uno scenario di espansione, seppur in un quadro di tensioni geopolitiche.
Ma l’elemento forse più rilevante riguarda il rapporto tra Eni e il resto del mercato. Nel 2007 i titoli energetici correvano mentre le fondamenta del sistema finanziario iniziavano a scricchiolare. Oggi, invece, i mercati azionari non mostrano una divergenza rispetto a Eni: si muovono in convergenza. Questo potrebbe indicare che l’entusiasmo non è confinato al solo comparto energetico, ma riflette una fiducia più ampia, nonostante le difficoltà del momento.
Una situazione che non elimina il rischio, ma che potrebbe ridimensionare l’ipotesi di una replica fedele del 2008.
Cosa potrebbe significare per chi investe?
La storia suggerisce che l’area tra €25 e €28,50 non andrebbe presa alla leggera. Allo stesso tempo, il contesto attuale potrebbe offrire elementi che vent’anni fa mancavano. Più che inseguire il rally o fuggire per paura, potrebbe essere utile osservare come il prezzo reagirà a questa barriera e se il momentum confermerà o smentirà i segnali di stanchezza.
In fasi come questa, la prudenza potrebbe rivelarsi l’alleata più preziosa.
| DISCLAIMER Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio. |
Commenti
0Nessun commento: scrivi tu il primo.