I ricavi di questa azienda italiana sono passati da meno di €130.000 a oltre 28 milioni in 4 anni

P. F.

21 Marzo 2026 - 14:22

Questa azienda italiana di impianti a fune fondata a Bolzano è arrivata terza nella classifica FT1000 2026 del Financial Times con un CAGR del 503,4% tra il 2021 e il 2024. Ecco come ci è riuscita.

I ricavi di questa azienda italiana sono passati da meno di €130.000 a oltre 28 milioni in 4 anni

Un’azienda italiana di impianti a fune con sede a Bolzano si è guadagnata il terzo posto nella classifica delle società europee con il tasso di crescita più elevato tra il 2021 e il 2024. CDC Chain Drive Crane ha registrato un CAGR del 503,4%, con ricavi passati da poco più di 127.000 euro a oltre 28 milioni di euro nello stesso periodo.

Il riconoscimento arriva da FT1000, il ranking annuale pubblicato dal Financial Times in collaborazione con Statista che individua le 1000 società europee con la più alta crescita percentuale dei ricavi. L’edizione 2026, pubblicata il 3 marzo scorso, misura le performance nel triennio 2021-2024. Nella top 10 della graduatoria compaiono tre aziende italiane: oltre a CDC, anche Penisola Gas & Power (quinta) e WinAlliance Green (sesta). Ma chi è e cosa fa CDC Chain Drive Crane?

La storia di CDC: dalle vette alpine al mercato globale

Chain Drive Crane è stata fondata a Bolzano nel 2014 da Helmut Gurndin e Alexander Philippov con l’obiettivo di superare i confini della tradizione funiviaria. I due co-fondatori non sono arrivati al settore per caso. Gurndin, proveniente da una famiglia di boscaioli - la cui attività di esbosco meccanizzato risale al 1975 - ha realizzato negli ultimi vent’anni centinaia di progetti in montagna e su impianti a fune principalmente in Italia, Austria, Germania e Francia.

Philippov, campione europeo di alpinismo nel 2007 e medaglia d’argento ai campionati statunitensi nel 2016, ha invece all’attivo oltre cinquanta progetti di installazione di funivie per passeggeri e merci in Europa e Asia, con esperienze che spaziano dalla supervisione dell’installazione dell’eco-hotel più alto del mondo sul Monte Elbrus alla costruzione degli impianti olimpici di Sochi.

Il punto di inizio comune dei due fondatori risale al 2015: insieme hanno installato la prima funivia cargo AirBridge sulle pendici dell’Himalaya. Quell’esperienza limite ha rappresentato il banco di prova di una tecnologia che avrebbe poi definito la traiettoria dell’intera azienda.

Il sistema AirBridge: la tecnologia che ha cambiato tutto

L’indipendenza tecnologica è stata la chiave della crescita per l’azienda altoatesina. Attraverso investimenti costanti in ricerca e sviluppo, è nato AirBridge, un sistema brevettato con oltre cinquanta innovazioni, interamente finanziato, testato e certificato da CDC.

AirBridge è una soluzione economicamente vantaggiosa che può fungere da alternativa a ponti, traghetti, attraversamenti e funivie tradizionali e, rispetto ai sistemi convenzionali, consente un minore consumo energetico e una gestione flessibile del materiale rotabile. I vantaggi economici sono significativi: la costruzione e l’esercizio di un AirBridge richiedono in media tre volte meno spese in conto capitale rispetto ad altri impianti con caratteristiche analoghe, e possono generare fino al 70% di riduzione dei costi operativi. “Siamo partiti da una convinzione precisa: le funivie possono diventare la spina dorsale dei sistemi di trasporto e costruzione aerei di nuova generazione”, spiega il co-fondatore Philippov.

Un modello integrato, dall’Alto Adige al deserto saudita

Oltre all’innovazione tecnologica, la crescita di CDC si spiega anche con il modello operativo adottato. L’approccio dell’azienda integra in un unico schema la costruzione di impianti a fune, l’ancoraggio geotecnico, la logistica con elicottero e i sistemi di protezione da caduta massi, consentendo di prevedere le interazioni tra terreno, struttura e ambiente già nella fase di progettazione e assicurando impianti in grado di funzionare per decenni anche nelle condizioni più estreme.

Oggi la maggior parte delle attività dell’azienda è concentrata all’estero, in particolare in Arabia Saudita, dove CDC è impegnata in progetti per una nuova mobilità sostenibile. La presenza nel Paese è frutto della sinergia con Haris Group, società che affianca partner internazionali nella localizzazione delle loro attività nel mercato saudita: “Abbiamo potuto trasferire il nostro know-how alpino a contesti desertici e montani, contribuendo alla realizzazione di infrastrutture sostenibili e d’avanguardia”, osserva Philippov. L’azienda fa parte della Ropeway Project Group, rete internazionale di esperti indipendenti nel settore degli impianti a fune, e collabora con realtà come Bartholet Maschinenbau AG, ItalDesign e SEIK.

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