I nostri genitori erano ricchi e non lo sapevano?

Redazione

09/07/2023

Un post divenuto virale sui social descrive come lo stile di vita di una famiglia monoreddito 40 anni fa fosse superiore alla famiglia media italiana oggi. E’ davvero così?

I nostri genitori erano ricchi e non lo sapevano?

«Come c***o ha fatto mio padre, operaio, a mantenere una famiglia con 7 figli, andare in vacanza ogni anno per 1 mese, cazzo 1 mese, mandare 5 figli all’università, senza mai chiedere niente a nessuno?». Inizia così il post di autore ignoto che viene copia-incollato su facebook da centinaia di profili, innescando ogni volta ampi e interessanti dibattiti.

Il testo è fondato? Le informazioni riportate sono corrette? Perché post come questi paiono la descrizione perfetta della realtà a molti e falsi/fuorvianti ad altri? E soprattutto, è cambiata l’economia o siamo cambiati noi?

Come cazzo ha fatto mio padre, operaio, a mantenere una famiglia con 7 figli, andare in vacanza ogni anno per 1 mese, cazzo 1 mese, mandare 5 figli all’università, senza mai chiedere niente a nessuno?

Nel 1985, mio padre guadagnava circa 750.000 lire, la benzina costava 1.200 lire, il tram 500 lire, 1 giornale 650 lire, il pane 1.200 lire, 1 caffè 400 lire, il latte 700 lire, 1 litro di vino 900 lire, l’oro andava a 11.000 lire (ecco perché mio padre aveva una valanga di oro, con 750.000 lire poteva comprare 70 grammi di oro, oggi 70 grammi di oro costano 5.460 euro, avete capito bene).

Mio padre prendeva una barca di lire di assegni familiari, quasi alla pari dello stipendio per 7 figli.
Aveva una Fiat 127, pagata poco più di 2 milioni, ossia meno di 3 stipendi (oggi una macchina d*****a Fiat costa sui 18.000 euro, ossia, 12 stipendi di un operaio.)

Una vita straordinaria! Con uno stipendio da operaio è riuscito nella mastodontica impresa di:
Comprare casa (senza garante)
Comprare casa al mare (senza garante)
Mandare 7 figli a scuola, 5 all’università, 4 laureati, 3 diplomati.
Sposare 7 figli (senza l’aiuto di nessuno)
Comprato 5 auto nuove, 3 ciclomotori, 1 moto e 4 biciclette.
E c’è qualche S******E, che osa dire che oggi viviamo nel benessere.
MA ANDATE A F*** ** ***O.
Manco una vacanza di una settimana riescono a fare gli italiani…
Meditazione
Un paese STRA FALLITO!

Quanto viene descritto nel post è piuttosto verosimile, con diverse esagerazioni. Il prezzo dell’auto per esempio è eccessivamente ribassato (a meno che non la si intenda usata). Tuttavia è chiaro che, per certe categorie di beni, la quantità acquistabile 40 anni fa con uno stipendio medio fosse superiore ad oggi. E’ anche vero che, il post lo accenna solamente, allo stipendio dell’esempio si aggiungevano i sussidi (non quantificati), che nel caso di una famiglia con 7 figli (una vera rarità oggi molto più che nel 1985) porterebbero ad avere comunque anche nell’Italia di oggi un reddito disponibile superiore al semplice stipendio.

Ad ogni modo, sia considerando i fatti che leggendo i commenti più ricorrenti, c’è da tenere in considerazione un fattore essenziale: sono cambiati i requisiti per cui socialmente ci si sente «benestanti», basti pensare allo smartphone, oggetto tutt’altro che economico e inesistente 40 anni fa, che pure è posseduto dalla quasi della totalità della popolazione, che lo cambia pure più spesso di quanto si sarebbe fatto un tempo per un oggetto di questo costo ancora funzionante.

Anche la capacità di «evitare spese» è cambiata, lo descrive bene questo commento:

Non è semplice da raccontare , ma soprattutto erano diversi i nostri genitori. L’uomo di casa , sapeva fare tutto dall’elettricista a l’idraulico, al muratore,e financo il calzolaio. La mamma spaccava la lira, e la prima cosa che faceva, (dallo stipendio di mio padre) tirava via i soldi dell’affitto e x le bollette, poi con il rimanente si regolava per la spesa e le varie ed eventuali.

Ciò a cui abbiamo assistito dall’epoca descritta (magari esagerando) nel post ad oggi è la globalizzazione: l’occidente ha delegato a zone più povere del mondo (in particolare l’Asia) la produzione di beni materiali abbattendo i prezzi al consumo ma al contempo «bruciando» posti di lavoro. Una soluzione che poteva sembra geniale (per quanto prevedesse, in ultima analisi, sfruttamento) ha così generato nuovi problemi peggiori di quelli che volevano (?) essere risolti.

Non solo: lo spostamento della produzione ha portato, a costo di enormi sacrifici di almeno un paio di generazioni pesantemente sfruttate, a un arricchimento dell’Asia non solo in termini economici ma anche di «capitale umano» e know how.
Risultato: in occidente abbiamo una ricchezza creata dalle generazioni precedenti prima e dallo sfruttamento finanziario del terzo mondo poi (che si aggiungeva a quello del lavoro di quelle nazioni), ma il giochino non può durare per sempre ed entriamo sempre più in una fase in cui una politica ipocrita di «sfruttamento dei poveri del continente accanto» ci presenta il conto: in occidente siamo ormai molto più avvezzi a consumare che a produrre mentre il mondo che abbiamo sfruttato fino ad oggi si è nel frattempo rafforzato, ha popolazioni mediamente più giovani e molto più istruite dei loro genitori e dei loro nonni.

Purtroppo sembra che non solo non stiamo ponendo soluzioni a queste dinamiche ma stiamo faticando a riconoscerle: le battaglie politiche in Europa e USA si concentrano sui diritti civili di categorie che sembrano appositamente costruite a tavolino mentre nessun aspetto della formazione delle nuove generazioni sembra orientato alla produzione più di quanto lo sia al consumo, tanto a livello scolastico che familiare.

In un contesto di questo genere è piuttosto semplice ipotizzare che, tra altri 40 anni, i post sui social di domani saranno ancor più sconfortanti, forse disperati. Poi dal toccare il fondo, forse, nascerà la nuova spinta a rialzarsi. Certamente, se questo avverrà, gli italiani di allora saranno diversi da quelli di oggi e forse più simili a quelli di qualche decennio fa...

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