I contributi volontari INPS possono essere pagati in una sola soluzione?

Claudio Garau

13/09/2022

25/10/2022 - 12:00

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I contributi volontari possono essere versati su richiesta del lavoratore che vuole continuare la contribuzione per raggiungere il diritto alla pensione, ma possono essere pagati tutti in una volta?

I contributi volontari INPS possono essere pagati in una sola soluzione?

Oggi in molti contesti lavorativi la sicurezza del posto fisso tutta la vita non esiste più. Carriere frammentate e suddivise in più periodi, ciascuno presso un datore di lavoro diverso, alternate a fasi più o meno lunghe di disoccupazione sono ormai una consuetudine per non pochi lavoratori che, conseguentemente, non riescono a far fronte agli obblighi contributivi con costanza nel corso del tempo.

Pensiamo anche a chi lavora part time e vorrebbe aumentare la propria contribuzione in modo da coprire i periodi scoperti, oppure pensiamo alle casalinghe, che vorrebbero assicurarsi una pensione per la vecchiaia.

C’è poi ovviamente chi viene licenziato poco prima di conquistare i requisiti contributivi minimi per accedere alla pensione (anticipata), ma c’è anche chi, di fatto, subisce la cessazione dell’attività in un momento precedente a quello nel quale si raggiunge il diritto al trattamento previdenziale. Insomma, non sempre va tutto per il verso giusto e c’è chi potrebbe ritrovarsi ’appiedato’ proprio quando l’ambito traguardo è ormai vicino. E lo sappiamo bene, ritrovarsi fuori dal circuito del lavoro e in un’età tale che si è ancora giovani per la pensione e “vecchi” per trovare lavoro, rappresenta un problema di certo non indifferente.

Ma che fare in queste circostanze? Come fare a pagare i contributi di tasca propria? E soprattutto, è possibile farlo in una sola soluzione, per anticipare il conseguimento della pensione?

Come di consueto, daremo risposta a queste domande nel corso dell’articolo, non prima però di aver spiegato in sintesi cosa sono i contributi volontari, in modo da fare piena chiarezza sull’argomento.

Contributi volontari Inps: finalità e campo di applicazione

Due sono gli scopi per cui un lavoratore può scegliere di versare i contributi volontari, detti anche versamenti volontari. Inps nel suo sito web spiega infatti che chi ha cessato o interrotto l’attività di lavoro ha comunque diritto al pagamento volontario dei contributi:

  • per conseguire i requisiti di assicurazione e di contribuzione, utili a guadagnarsi il trattamento pensionistico;
  • per aumentare l’ammontare della pensione, laddove siano già stati perfezionati i requisiti contributivi minimi previsti.

Sappi che i contributi volontari Inps, che pur non rappresentano una spesa esigua per l’interessato, costituiscono però una vera e propria ’ancora di salvataggio’ della propria posizione contributiva. Si rivelano molto utili, se non indispensabili, a tutti coloro che restano senza lavoro e che non hanno raggiunto i requisiti minimi per la pensione: grazie ad essi colui che li verserà potrà infatti contare una soluzione valida, per evitare di giungere all’età pensionabile senza avere diritto a niente.

Ecco perché quella di versare i contributi volontari si rivelerà la scelta più opportuna per chi, perso il lavoro, si trova con solo pochi anni alla pensione. Come vedremo tra poco, la legge indica anche se è possibile anticipare i pagamenti ed effettuare il versamento in una sola soluzione, di fatto per andare in pensione prima.

Non dimentichiamo poi che i contributi volontari sono utili alla determinazione di tutte le pensioni dirette (vecchiaia, anzianità, assegno ordinario di invalidità e inabilità) e indirette (reversibilità e superstiti). Tieni conto di quest’ultima distinzione perché è tra le più importanti in materia previdenziale: le prime indicano infatti i trattamenti versati al pensionato in virtù di un anteriore rapporto di lavoro, mentre le seconde sono assegnate ai familiari nelle circostanze del decesso del lavoratore.

Come fare per accedere al versamento dei contributi volontari: la richiesta all’Inps

Presta però attenzione al fatto che il lavoratore che ha perso l’occupazione, non può versare i citati contributi in modo del tutto spontaneo, ma deve ottenerne dall’Inps l’autorizzazione al versamento.

In particolare, la domanda per i contributi volontari può essere fatta esclusivamente in via telematica, servendosi di uno dei seguenti canali:

  • sito dell’INPS, usando i servizi telematici con le proprie credenziali SPID o CIE (carta d’identità elettronica);
  • per telefono con Contact Center INPS, chiamando il numero 803164, gratuito da rete fissa, o il numero 06164164 da rete mobile, a pagamento;
  • facendo riferimento ai patronati e a tutti gli intermediari dell’Istituto di previdenza, ed avvalendosi dunque dei servizi web offerti da questi ultimi.

Alcune considerazioni sulla convenienza della scelta dei contributi volontari

Ma, al di là del fatto che si possa farlo o meno in una sola soluzione, conviene sempre versare i contributi volontari Inps? La risposta dipende dalle circostanze: se infatti ti mancano non molte settimane contributive per conseguire il requisito di pensione, allora la scelta dei contributi volontari è azzeccata. Se però mancano diversi anni per guadagnarti il requisito contributivo, allora dovrai mettere in conto una spesa di svariate migliaia di euro per ottenere la pensione con questo meccanismo.

In queste ultime circostanze, i contributi volontari sarebbero allora una buona scelta soltanto se l’interessato ha parecchi risparmi da parte e/o delle rendite passive, utili a coprire questa consistente spesa.

In altre parole, al diminuire degli anni di versamenti di contributi non volontari, aumenterà l’ammontare complessivo dei contributi volontari che l’interessato sarebbe tenuto a pagare per conseguire il diritto alla pensione. Ecco perché non di rado la somma che serve a pagare tutti i contributi volontari richiesti è molto alta.

Andare in pensione pagando i contributi volontari in una sola soluzione è possibile?

Veniamo a questo punto alla domanda iniziale. Chi perde il posto di lavoro avrà ovviamente diritto alla ’copertura’ rappresentata dall’indennità di disoccupazione che prende il nome di Naspi. Il beneficiario potrà da un lato incassare la prestazione economica fino a 24 mesi, utile per far fronte alle spese quotidiane, e dall’altro potrà contare sui contributi figurativi, versati in pratica dallo Stato al posto suo.

Durante il periodo della Naspi, non c’è dunque motivo di versare i contributi volontari e di porsi la domanda sul possibile versamento in una volta sola. Ma il problema si pone nel momento successivo. Pensiamo a tutti quei casi in cui ci si trova innanzi a periodi senza contributi, appunto alla fine della Naspi o a seguito della perdita dell’occupazione, laddove non vi sia diritto all’indennità in oggetto: ebbene, la soluzione qui è farsi autorizzare dall’Inps al versamento dei contributi volontari, in modo da ottenere comunque il diritto al pensionamento (anticipato).

Attenzione però: i contributi volontari non possono essere pagati in una sola soluzione ma debbono essere versati trimestre dopo trimestre. Non ci sono alternative a riguardo: l’interessato non potrà accorciare i tempi che lo separano dall’agognato traguardo, ma dovrà attenersi a queste scadenze sul calendario. E sarà l’istituto di previdenza ad inviare direttamente i bollettini di pagamento ogni tre mesi, perciò l’interessato sarà facilitato.

Un esempio pratico

Per aver più chiaro il meccanismo, pensiamo al caso concreto in cui una persona debba versare contributi volontari per una cifra pari a 12mila euro per due anni. Il totale per accedere alla pensione è dunque 24mila euro. Ebbene, non essendo possibile il versamento in una sola soluzione, questo sarà lo schema dei pagamenti da seguire:

  • per il primo trimestre (gennaio/febbraio/marzo), entro il trimestre solare successivo, ovvero entro il 30 giugno;
  • per il secondo trimestre (aprile/maggio/giugno), entro il 30 settembre;
  • per il terzo trimestre (luglio/agosto/settembre), entro il 31 dicembre;
  • per il quarto trimestre (ottobre/novembre/dicembre), entro il 31 marzo dell’anno posteriore.

Di riferimento saranno in ogni caso i bollettini inviati dall’Inps, indicanti l’importo esatto da pagare di volta in volta.

Contributi volontari e contributi da riscatto: distinzione

Concludendo, ricorda però che ottenere in via immediata la pensione (anticipata) è possibile, se gli anni mancanti al perfezionamento del requisito contributivo possono essere oggetto di riscatto. In buona sostanza, debbono esservi periodi anteriori da coprire di propria volontà versando un cosiddetto onere per il riscatto. Si tratta del tipico caso dei periodi del corso di laurea.

Per questo i contributi da riscatto non debbono essere mai confusi con i contributi volontari, rispetto ai quali sono un’aggiunta. Peraltro, a differenza della prosecuzione volontaria della contribuzione, la possibilità di riscatto può essere fatta valere in ogni momento e, soprattutto, può attenere a periodi scoperti dal lato previdenziale, anche molto lontani nel tempo.

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