La diffusione dell’Hantavirus delle Ande — sebbene apparentemente molto più controllata rispetto a quella del Covid-19 nei primi giorni della pandemia del 2020 — resta comunque motivo di preoccupazione, poiché casi e contatti stretti vengono identificati in diversi Paesi. Le autorità sanitarie ora monitorano attentamente la situazione per capire se le misure adottate saranno sufficienti a prevenire un’ulteriore trasmissione. I segnali attuali suggeriscono che l’hantavirus delle Ande si trasmetta tra esseri umani con molta meno facilità rispetto al Covid-19, e che il contagio richieda generalmente un contatto stretto con una persona infetta e sintomatica. Tuttavia, se la trasmissione dovesse continuare e se i governi fossero costretti a imporre restrizioni più ampie, quale sarebbe l’effetto finanziario di tali misure? Che cosa ci hanno insegnato i periodi di lockdown e coprifuoco tra il 2020 e il 2022 sulla gestione delle crisi?
Gli effetti del Covid-19
La pandemia di Covid-19 si diffuse in tutto il mondo, costringendo più di cento Paesi a imporre restrizioni alla normale vita sociale ed economica. Gli effetti furono immediati: l’incertezza derivante dall’inizio della pandemia provocò il crollo dei mercati azionari nel 2020. Il 12 marzo 2020 l’S&P 500 e il Nasdaq persero oltre il 9%, mentre il FTSE 100 perse più del 10%. I mercati tedesco e francese scesero di oltre il 12%, e il FTSE MIB di Milano chiuse in calo del 16,9%.
Nonostante il crollo dei mercati — che si concluse molto più rapidamente di quanto fosse stato previsto — la principale preoccupazione durante la pandemia di Covid-19 fu la spesa pubblica e, di conseguenza, la disponibilità di credito. La Banca Centrale Europea mantenne infatti i tassi d’interesse ai livelli già molto bassi da tempo: il tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale rimase allo 0,25% durante la pandemia, mentre il tasso sui depositi overnight restò al -0,5%. Questa decisione fu presa per incoraggiare le banche a concedere prestiti e per scoraggiare il più possibile l’accumulazione di fondi, imponendo un costo sui depositi.
Con il notevole aumento della spesa pubblica, gran parte della quale destinata a sostenere i servizi sanitari, il debito nazionale aumentò drasticamente in tutto il mondo: il debito pubblico degli Stati Unitipassò dal 106,5% del PIL nel 2019 al 126,1% nel 2020. Questa situazione si ripeté su scala globale: il debito pubblico italiano raggiunse il 154,4%- del PIL nel 2020, mentre la Germania, tradizionalmente prudente dal punto di vista fiscale, fu spinta ad aumentare la spesa, con il debito pubblico arrivato a quasi il 70% del PIL.
Le conseguenze economiche della pandemia, pur essendo del tutto inevitabili, ebbero proporzioni senza precedenti e costrinsero molti governi a livelli straordinari di indebitamento per superare i rischi immediati per la salute pubblica. Tuttavia, come sarebbe diversa la reazione oggi se una situazione simile si ripetesse? In che modo cambierebbe la risposta?
Le lezioni del Covid-19
Se la pandemia del Covid ci ha insegnato qualcosa, è che la preparazione è fondamentale per riuscire a superare un lockdown e il relativo rallentamento dell’economia mondiale. Senza dubbio, se una situazione simile dovesse ripresentarsi, il pubblico sarebbe molto più consapevole delle aspettative e anche molto meglio preparato a lavorare da casa e a proseguire molte attività come prima.
Il Covid ha infatti avuto un enorme impatto sulle abitudini quotidiane più semplici e ha modificato in maniera massiccia i nostri comportamenti, soprattutto per quanto riguarda lo smart working. Secondo le statistiche di una ricerca @@SPIP_ECHAPPE_LIEN_13@@-, considerando la media dei 27 Stati membri dell’UE, nel 2023 il 9,1% dei lavoratori ha svolto almeno metà delle proprie ore lavorative da casa. Sebbene questa cifra possa sembrare bassa, è di gran lunga superiore rispetto al dato pre-pandemico e mostra un livello di preparazione molto più alto rispetto ai primi mesi del 2020. Negli Stati Uniti, il dato è ancora più elevato: nel 2023, il 35% dei dipendenti ha svolto parte o tutto il proprio lavoro da casa.
Esiste inoltre, dal punto di vista sanitario, una consapevolezza maggiore riguardo ai test, all’isolamento, al tracciamento dei contatti e alla necessità di proteggere i gruppi vulnerabili, oltre a un ruolo di coordinamento più ampio da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che nel 2025 ha adottato un Accordo sulle Pandemie. Qualsiasi risposta futura sarebbe probabilmente più rapida e più mirata rispetto al 2020, grazie a una maggiore preparazione.
Differenze rispetto al Covid-19
Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ha osservato che i segnali iniziali dimostrano come questa particolare tipologia di hantavirus sia meno trasmissibile rispetto al Covid-19, non presenti una trasmissione comunitaria sostenuta nota in Europa e, secondo l’ECDC, non abbia in Europa il suo serbatoio naturale nei roditori. Il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie degli Stati Uniti ha reso noto che, al momento, non vi sono stati casi negli Stati Uniti e che il rischio per la popolazione americana resta estremamente basso. Sebbene un’ulteriore trasmissione del virus non possa essere esclusa, queste caratteristiche specifiche indicano che i possibili costi sarebbero più mirati e probabilmente più limitati. Potrebbero includere perdite nel settore dei viaggi, costi logistici per la quarantena, tracciamento dei contatti e capacità di isolamento ospedaliero, richieste di risarcimento assicurativo oltre a danni reputazionali.
I possibili costi di un futuro lockdown
La lezione del Covid non è che ogni epidemia diventi una pandemia, ma che l’incertezza stessa comporta un costo economico immenso. Anche misure brevi, imposte per limitare la diffusione di una futura epidemia, potrebbero avere un impatto economico enorme.
In questa fase, l’hantavirus appare molto meno preoccupante del Covid-19, e qualsiasi possibilità di un lockdown sembra molto remota. I costi economici più plausibili sarebbero concentrati su alcuni settori specifici: interruzioni nei viaggi, logistica della quarantena, richieste assicurative, costi di isolamento ospedaliero e tracciamento dei contatti.
Un problema particolare che potrebbe sorgere è quello della politica monetaria. Nel 2020, i tassi d’interesse delle banche centrali erano già ai minimi storici, consentendo alla politica di favorire l’indebitamento e sostenere la spesa d’emergenza. Tuttavia, un futuro allarme sanitario potrebbe risultare più complicato se i tassi d’interesse rimanessero più elevati. Se l’inflazione continuasse a rappresentare una preoccupazione, le banche centrali potrebbero avere meno margine per tagliare i tassi, mentre i governi già gravati da elevati livelli di debito potrebbero trovare politicamente e fiscalmente più difficile sostenere una spesa d’emergenza su larga scala.
Il pericolo, quindi, non è una ripetizione del 2020. È il prezzo dell’incertezza in un mondo che ormai sa quanto rapidamente un allarme sanitario possa trasformarsi in uno shock economico.
Articolo pubblicato su Money.it edizione internazionale il 2024-10-09 20:41:23. Titolo originale: Hantavirus: the cost of uncertainty. What impact could this outbreak have on the world economy?