Hai un consulente finanziario? Attento a non dargli troppi suggerimenti

Guido Giaume

19 Febbraio 2024 - 07:12

La costruzione di un portafoglio è un processo complesso che richiede una visione strategica, una diversificazione e la compensazione dinamica delle posizioni all’interno del portafoglio.

Hai un consulente finanziario? Attento a non dargli troppi suggerimenti

Quante volte capita ai professionisti di sentirsi dire come fare il lavoro?
Capita anche ai private banker ma questi - a differenza degli idraulici - hanno sempre un certo imbarazzo nel respingere il consiglio del cliente perché potrebbero perderlo.

Oggi quindi vedremo perché è tendenzialmente meglio non dare consigli al proprio consulente finanziario, specie se si è stati ispirati da un articolo di giornale o televisivo o dall’amico che dice di saperla lunga.

Naturalmente non dare consigli non vuol dire non fare sentire la propria voce. Se si è scontenti è importantissimo dirlo per tempo: quando parlo di consigli mi riferisco a richieste del tipo “metti più assicurativi perché ho letto sul Sole che sono buoni...”

Gestire un portafoglio in modo efficace non vuol dire affastellare un gruppo di titoli “buoni”. La costruzione di un portafoglio è un processo complesso che richiede una visione strategica, una diversificazione e la compensazione dinamica delle posizioni all’interno del portafoglio.

Vediamo alcuni elementi cruciali per una gestione oculata: e chi volesse approfondire può cercare altri spunti di riflessione sul mio canale YouTube “Finanza Serena”.

Prima di tutto, è importante definire chiaramente gli obiettivi di investimento. Questi variano da persona a persona, ad esempio, la creazione di reddito, la crescita del capitale o la conservazione del capitale. La gestione di un portafoglio richiede poi come input del cliente anche una indicazione dell’orizzonte temporale e questo influenza la scelta degli strumenti e delle strategie.

Ma occorre anche la diversificazione: che può essere ad esempio geografica, per ridurre il rischio di un accumulo di perdite significative. Infatti se un’area subisce un rallentamento un’altra la compenserà. Poi occorre diversificare tra diverse classi di attività, come azioni ed obbligazioni, anche qui per mitigare i rischi associati a una specifica classe di attività.

Le azioni nel portafoglio inoltre dovrebbero essere selezionate in modo che le loro prestazioni non siano fortemente correlate. Ciò significa che se una parte del portafoglio subisce una flessione, un’altra parte può compensare le perdite, per esempio tecnologici e bancari. E analogamente dovrebbe accadere anche per le obbligazioni. Ma della correlazione parleremo bene in marzo...

Infine la gestione di un portafoglio non è un processo statico. Le condizioni di mercato, economiche e personali possono cambiare, richiedendo un aggiornamento della strategia di investimento. E il più banale di questi aggiornamenti è il ribilanciamento, ovvero rivedere - e se necessario - riequilibrare il portafoglio. Ciò può comportare la vendita di alcune posizioni che hanno avuto successo per mantenere la proporzione desiderata di asset nel portafoglio; o vendere in perdita per limitare i danni.

In sintesi, gestire un portafoglio in modo efficace richiede una combinazione di analisi strategica, diversificazione oculata e una costante attenzione alle dinamiche di mercato. In questo senso quindi inserimenti di titoli consigliati da un amico o da un giornale anche se sensati potrebbe portare ad effetti indesiderati sull’architettura complessiva del portafoglio. Tuttavia il vostro consulente potrebbe preferire il rischio di scontentarvi nel futuro a causa di un risultato mediocre, anziché scontentarvi oggi opponendosi alla vostra richiesta.