Una maggiore diversificazione geografica avrebbe consentito non solo di ottenere rendimenti sensibilmente più elevati, ma anche di ridurre il rischio complessivo.
Il dollaro continua la sua corsa al ribasso. Una dinamica che, a quanto pare, soddisfa il presidente Trump per diverse ragioni economiche, ma che penalizza gli investitori, in particolare quelli europei. Dall’inizio del 2025, infatti, questi ultimi hanno subito una perdita da cambio superiore al 10%.
Il fenomeno è evidente confrontando un ETF sull’S&P 500 con copertura valutaria e uno senza copertura. Nel corso del 2025, il primo ha registrato un rendimento di circa +15%, mentre il secondo si è fermato a poco meno del 4%, proprio a causa dell’indebolimento del dollaro.
Un discorso analogo vale anche per gli indici azionari globali, dominati in larga parte dai titoli statunitensi. Basti pensare che, in un indice molto diffuso come l’MSCI World, le azioni USA rappresentano circa il 72% del totale.
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