Il dollaro continua la sua corsa al ribasso. Una dinamica che, a quanto pare, soddisfa il presidente Trump per diverse ragioni economiche, ma che penalizza gli investitori, in particolare quelli europei. Dall’inizio del 2025, infatti, questi ultimi hanno subito una perdita da cambio superiore al 10%.
Il fenomeno è evidente confrontando un ETF sull’S&P 500 con copertura valutaria e uno senza copertura. Nel corso del 2025, il primo ha registrato un rendimento di circa +15%, mentre il secondo si è fermato a poco meno del 4%, proprio a causa dell’indebolimento del dollaro.
Un discorso analogo vale anche per gli indici azionari globali, dominati in larga parte dai titoli statunitensi. Basti pensare che, in un indice molto diffuso come l’MSCI World, le azioni USA rappresentano circa il 72% del totale.
Questo significa che una maggiore diversificazione geografica avrebbe consentito non solo di ottenere rendimenti sensibilmente più elevati, ma anche di ridurre il rischio complessivo, rendendo i portafogli più efficienti.
Si sente spesso dire che “è facile parlare col senno di poi” e che i mercati sono imprevedibili. Tuttavia, in questo caso, la direzione era piuttosto chiara: Trump ha dichiarato più volte di volere un dollaro debole.
Di seguito vedremo come sarebbe stato possibile diversificare meglio il portafoglio e quali rendimenti si sarebbero potuti ottenere.
MSCI world: una diversificazione più efficiente
Già in un nostro precedente articolo avevamo mostrato come fosse possibile ottenere una diversificazione più efficiente sui mercati azionari globali utilizzando soltanto due ETF, ricostruendo di fatto un MSCI World “personalizzato”, nel quale è possibile gestire attivamente il peso degli Stati Uniti rispetto al resto dei mercati sviluppati.
L’MSCI World Index, come già evidenziato, è infatti fortemente concentrato sugli Stati Uniti: circa il 72,5% dell’indice è composto da titoli statunitensi, mentre solo il 27,5% proviene dal resto dei Paesi sviluppati. Questo comporta che, in caso di rallentamento dell’economia americana o di indebolimento del dollaro, gli ETF che replicano passivamente l’indice ne risentano in modo significativo.
È però importante considerare che, se si guarda non più alla capitalizzazione di mercato ma al PIL, gli Stati Uniti pesano oggi circa il 50% rispetto all’insieme dei Paesi che compongono l’MSCI World. Una discrepanza che mette in luce una sovraesposizione strutturale al mercato USA.
Un modo per rimanere investiti nei mercati globali è quello di ricostruire un MSCI world con due ETF, pesandoli al 50%:
- un ETF sull’S&P 500
- un ETF sull’MSCI World ex USA, che copre il resto dei mercati sviluppati
Questa impostazione consente di ridurre la concentrazione sul mercato americano, aumentando la diversificazione effettiva del portafoglio, pur mantenendo una struttura semplice e facilmente gestibile.
Numeri alla mano, vediamo ora quanto avrebbe reso nel 2025 un MSCI World costruito in questo modo.
Diversificazione e rendimenti: cosa ci dicono i numeri
Partiamo dai dati: un MSCI World tradizionale, che ricordiamo essere composto per circa il 72% da titoli statunitensi, nel 2025 ha registrato un rendimento del 7,12%.
Ridurre il peso degli Stati Uniti secondo l’approccio appena illustrato — ovvero riequilibrando l’esposizione tra America e resto dei mercati sviluppati — avrebbe portato il rendimento al 10,35%. Il tutto accompagnato da una maggiore diversificazione del portafoglio e, di conseguenza, da una riduzione del rischio complessivo.
Ma non è tutto. È possibile spingersi ancora oltre in termini di diversificazione includendo una quota di mercati emergenti, affiancandoli ai mercati sviluppati. Una possibile allocazione potrebbe essere, ad esempio:
- 45% S&P 500
- 45% MSCI World ex USA
- 10% Mercati Emergenti
In questo scenario, oltre a una diversificazione ancora più ampia, il rendimento complessivo sarebbe salito fino a circa l’11,50%.
Vale infine la pena ricordare che chi ha investito esclusivamente negli Stati Uniti si sarebbe trovato oggi con un risultato decisamente deludente: al netto del cambio, +3,96%.
Numeri che mostrano chiaramente come una diversificazione più equilibrata non solo riduca il rischio, ma, in alcuni casi, migliori anche i rendimenti.
Ovviamente, il presente articolo ha esclusivamente finalità informative e divulgative. I contenuti non costituiscono in alcun modo consulenza finanziaria o di investimento, né un invito all’acquisto o alla vendita di strumenti finanziari.