Dopo l’emergere dell’acclamato ChatBot di fama globale Chat GPT e l’introduzione sul mercato del suo diretto concorrente, BARD, proposto da Google, il dibattito sull’intelligenza artificiale ha dominato le conversazioni tra gli esperti dei settori finanziario e tecnologico per l’intera prima metà del 2023.
L’entusiasmo degli investitori per questo argomento ha generato un altrettanto discusso aumento dei prezzi delle azioni tecnologiche, portando a uno sbilanciamento tra i valori dei titoli e i relativi guadagni. Questa tendenza è stata particolarmente evidente nel caso delle «big tech», le quali hanno registrato crescite di valore delle azioni fuori dall’ordinario nel primo trimestre dell’anno, a differenza delle piccole aziende tecnologiche, che hanno però recuperato terreno nel secondo trimestre del 2023.
In questo contesto finanziario ed economico, sorge la domanda se abbia ancora senso investire nel settore tecnologico. Purtroppo, non esiste una risposta assoluta che non sia influenzata dal contesto e che non inizi con la parola «dipende».
Investire o no in tecnologia nella seconda metà del 2023?
Un passo iniziale verso un investimento razionale potrebbe essere chiedersi: «Dipende da cosa?». Dipende da una serie di fattori, ma principalmente dall’orizzonte temporale dell’investimento.
Per rendere la questione più semplice, è comodo prendere come riferimento le FAANG.
L’acronimo FAANG rappresenta un gruppo di cinque aziende tecnologiche di grande rilevanza e impatto: Facebook (Meta Platforms, Inc.), Amazon, Apple, Netflix e Google (Alphabet Inc.). Queste aziende sono leader nei rispettivi settori e hanno avuto un’influenza significativa nell’evoluzione dell’industria tecnologica e nell’economia globale.
Nel corso del 2023, molte di queste aziende hanno registrato rendimenti in alcuni casi superiori al 100%. Ad esempio, se aveste investito 10.000€ in META (ex. Facebook) a gennaio 2023, avreste ora più di 20.000€. Questo notevole aumento dei prezzi è coinciso con l’ascesa dell’Intelligenza Artificiale (AI), che ha innalzato considerevolmente le aspettative di profitti nelle aziende tecnologiche, spesso senza una reale ragione.
Difatti, con l’aumento degli investimenti nell’IA da parte delle Big Tech, le prospettive di crescita dei profitti delle aziende tecnologiche si sono allargate rispetto al passato. Maggiori profitti, naturalmente, si traducono in una maggiore soddisfazione per gli azionisti. Di conseguenza, la domanda di queste azioni è sensibilmente aumentata, facendo così salire i prezzi delle azioni stesse.
Tornando al punto centrale: «Perché l’orizzonte temporale è così importante?» Il mercato attuale sta già considerando nei prezzi delle azioni i risultati finanziari che le aziende dovranno ancora raggiungere. Se un investitore ha un orizzonte temporale breve, l’investimento in questo settore potrebbe portare a rischi significativi. D’altro canto, se investite a lungo termine, i rischi tendono a diminuire, sebbene ciò non implichi necessariamente che, alla scadenza del vostro investimento, realizzerete un profitto acquistando a questi livelli di prezzo.
Nasdaq: uno sguardo alle statistiche del passato
Da un punto di vista statistico, è essenziale considerare che il NASDAQ, l’indice che riflette le performance di queste aziende, tende a mostrare un trend di crescita nel corso del tempo, premiando gli investitori con prospettive a lungo termine. Nei recenti 10 anni, la strategia ampiamente dibattuta denominata «buy the deep» ha generato significativi rendimenti, poiché l’indice ha sperimentato una quasi costante crescita del valore del capitale. Questo è dovuto al fatto che le aspettative di guadagno delle aziende tecnologiche hanno subito costanti revisioni al rialzo nel corso di questi anni, andando di pari passo con i fondamentali del settore. Di conseguenza, il mercato giustifica l’applicazione di multipli di borsa elevati.
Considerando le FAANG come esempio, Meta Platforms (ex. Facebook) presenta un P/E di 36 con un prezzo che si avvicina ai suoi massimi storici, mentre Amazon ha un P/E di 110, il quale potrebbe sembrare elevato, ma in passato ha raggiunto livelli ancora superiori, e così via. Per esempio, Netflix ha un P/E di 46, ma in passato ha raggiunto momenti in cui il rapporto superava 300. In breve, i prezzi delle azioni sono influenzati dalle aspettative, che, se fondate su solidità aziendale, potrebbero con il tempo essere confermate, giustificando così la valutazione di mercato.
Questo è uno dei motivi per cui l’indice Nasdaq continua costantemente a superare i suoi massimi. Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, le aspettative sono nuovamente in crescita e le aziende sembrano concentrarsi attualmente su soluzioni di AI che potrebbero generare profitti futuri. Di conseguenza, il mercato sta nuovamente assegnando P/E elevati, specialmente per le aziende di minor capitalizzazione, eccetto quelle all’interno delle FAANG.
Non sempre è oro quel che luccica
Tuttavia, questa dinamica spesso genera fenomeni noti come «manie speculative», comunemente chiamate «bolle», che a causa delle vendite degli operatori interessati a lucrare attraverso la speculazione, possono innescare complessi processi di pump and dump, difficili da gestire emotivamente. In effetti, il NASDAQ ha attraversato anche periodi di contrazione che si sono protratti per oltre due anni nella sua storia. Uno dei periodi più rilevanti è stato durante la bolla tecnologica degli anni 2000. La cosiddetta «bolla delle dot-com» ha portato a un eccessivo incremento dei valori delle aziende tecnologiche, portando l’indice NASDAQ a livelli eccezionalmente elevati. Tuttavia, questa crescita si è dimostrata non sostenibile e a partire da marzo 2000 è iniziato un declino significativo che ha condotto a una fase prolungata di contrazione. Durante questo periodo, il NASDAQ Composite ha perso oltre il 78% del suo valore, scendendo dal massimo registrato nel marzo 2000 al minimo raggiunto nell’ottobre 2002. Questo esempio mette in evidenza come i rischi aumentino notevolmente quando si considerano investimenti a breve termine.