Guidance tagliata e accantonamenti da 70 milioni. Il titolo di Banca Ifis è sottovalutato?

Redazione Money Premium

30/06/2026

Dopo il venerdì nero, Banca Ifis punta tutto sul corporate: vale ancora la pena investire?

Guidance tagliata e accantonamenti da 70 milioni. Il titolo di Banca Ifis è sottovalutato?

Negli ultimi giorni Banca Ifis ha attraversato una delle fasi più delicate della sua storia recente in Borsa. Il titolo ha chiuso la seduta del 26 giugno 2026 in forte ribasso, perdendo circa il 37% a 13,46 euro, dopo che il consiglio di amministrazione presieduto da Ernesto Fürstenberg Fassio ha annunciato l’avvio di un processo competitivo per la cessione del business degli Npl e una revisione al ribasso della guidance sull’utile netto 2026.

L’istituto veneto, che negli anni si è costruito una posizione rilevante nel segmento dei crediti deteriorati e che nel 2025 aveva consolidato illimity, ha deciso di accelerare il riposizionamento verso un modello più focalizzato sul credito alle imprese e sui servizi finanziari specialistici. Il business Npl, che nel 2025 aveva contribuito per circa il 45% ai ricavi complessivi, verrà progressivamente deconsolidato attraverso una vendita che dovrebbe concludersi entro la fine dell’anno.

A pesare sulla decisione ci sono anche gli effetti dell’ispezione generale condotta da Banca d’Italia, che ha portato il consiglio ad approvare accantonamenti straordinari per complessivi 70 milioni di euro.

La difficile gestione degli Npl

Di questi, una parte è stata effettuata in via prudenziale sulle esposizioni creditizie, mentre un’altra quota ha riguardato il portafoglio ereditato da illimity. Di conseguenza la guidance sull’utile netto 2026 è stata rivista da una forchetta di 170-190 milioni a una di 100-110 milioni di euro. La banca ha sottolineato che questa nuova stima non incorpora ancora gli effetti della cessione degli Npl né eventuali ulteriori impatti che potrebbero emergere dalla relazione finale dell’ispezione di Banca d’Italia, attesa tra fine luglio e inizio settembre.

Nonostante il forte impatto sul conto economico del 2026, Banca Ifis ha confermato la propria politica dei dividendi e ha sottolineato la solidità patrimoniale, con un Cet1 ratio atteso intorno al 13,5% a fine anno. L’amministratore delegato Frederik Geertman ha definito il 2026 un anno di transizione, durante il quale il gruppo completerà l’integrazione con illimity e accelererà il focus sul segmento corporate e specialty finance.

Cosa dicono gli analisti?

Le reazioni degli analisti sono state rapide e differenziate. Equita ha tagliato il target price da 28 a 19 euro ma ha confermato il giudizio Buy, considerando il 2026 come un anno di pulizia e de-risking che dovrebbe permettere un ritorno a una redditività più normalizzata già dal 2027, grazie alle sinergie e al nuovo posizionamento strategico. La sim evidenzia inoltre la solidità del capitale e il potenziale di liberazione di risorse derivante dalla cessione del portafoglio Npl.

Più cauta Intesa Sanpaolo, che ha portato il target price a 15,2 euro e ha abbassato la raccomandazione da Buy a Neutral, citando la minore visibilità sui profitti futuri e l’incertezza legata all’esito dell’ispezione di Banca d’Italia.

Banca Akros ha invece dimezzato il proprio obiettivo da 28 a 14,8 euro, portandolo a Neutral, proprio per la fase di transizione che limita la prevedibilità della redditività nel breve periodo.Al di là delle revisioni immediate, molti analisti continuano a vedere un significativo potenziale di upside rispetto alle quotazioni attuali, proprio perché il mercato sembra aver prezzato in modo pesante lo scenario più prudente. Il titolo quota a multipli molto contenuti rispetto alla storia recente del gruppo e al valore di libro, mentre la conferma del dividendo offre un ulteriore elemento di appeal per gli investitori orientati al rendimento.

Quale futuro per il titolo di Banca Ifis?

Il percorso di Banca Ifis nei prossimi mesi dipenderà in larga parte dall’esito del processo di vendita degli Npl, dai risultati definitivi dell’ispezione di Banca d’Italia e dalla capacità del management di dimostrare che il nuovo modello di business, più orientato al credito alle pmi e ai servizi specialistici, sia in grado di generare una redditività sostenibile nel medio termine. Il 2026 resterà un esercizio di transizione e di pulizia di bilancio, ma le fondamenta patrimoniali e la volontà di mantenere una politica di remunerazione degli azionisti attrattiva restano elementi che diversi osservatori considerano ancora rilevanti.

Per chi segue il titolo, i prossimi appuntamenti importanti saranno la semestrale di agosto e soprattutto la pubblicazione del nuovo piano industriale, atteso entro la fine dell’anno, che dovrebbe dare maggiore visibilità sul percorso di crescita post-cessione degli Npl.

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