Guerra in Libia: la Turchia conquisterà il Mar Mediterraneo?

Guerra in Libia: perché la Turchia potrebbe conquistare il Mar Mediterraneo. E controllare i passaggi energetici

Guerra in Libia: la Turchia conquisterà il Mar Mediterraneo?

Guerra in Libia protagonista della scena internazionale in questi giorni. Le aspettative sulla Conferenza di Berlino di domenica 19 gennaio sono alte, ma l’incertezza sul prossimo futuro sembra ancora dominare la complessa vicenda di Tripoli.

L’unico punto certo di questo conflitto è la definizione geografica del vero fronte di guerra: il Mar Mediterraneo. Nell’intricata rete di alleanze a sostegno del generale Haftar e di Fayez al-Serraj, i Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum appaiono i più coinvolti e interessati a una svolta nella crisi di Tripoli, ognuno a proprio vantaggio.

Per quale motivo? L’entrata sulla scena della Turchia a fianco del Governo nazionale legittimo (l’unico riconosciuto) ha riportato l’attenzione di analisti e politici sul dominio dei ricchi fondali delle acque mediterranee.

La guerra in Libia, dunque, rischia di avere risvolti ancora più complessi e chiamare in causa rivalità rivierasche ed energetiche.

Guerra in Libia: perché la Turchia rischia di prendersi il Mar Mediterraneo

A fine novembre Ankara ha siglato un accordo strategico con il Governo di al-Serraji. L’intesa ha definito nuovi confini marittimi tra i due Paesi, consentendo alla Turchia di ampliare la sua zona economica esclusiva nelle acque del Mare Nostrum.

In questo modo, Erdogan potrà contare su un’area marina congiunta con la Libia nella quale avviare strategiche esplorazioni per giacimenti di gas.

Non solo, le linee di demarcazione stabilite nell’accordo creano un’area di mare sotto il controllo congiunto libico-turco che taglia da Nord a Sud il bacino del Mediterraneo. Di conseguenza, i passaggi energetici degli altri Stati dovranno incrociare la zona turca.

Nello specifico, nel mirino del controllo turco sono finite le vie sottomarine di transito del gasdotto Eastmed, ambizioso progetto che coinvolge Israele, Cipro e Grecia. Un’opera strategica, che compromette anche l’Italia. I 1.900 chilometri di condotta a 2.000 metri di profondità, infatti, porteranno il gas dalle coste israeliane a Cipro, Creta per poi sbucare a Otranto, nel nostro Paese.

Con l’alleanza libica, la Turchia pretende di avere l’ultima parola sul passaggio energetico attraverso questa traiettoria. A vantaggio, naturalmente, dei suoi interessi nazionali.

Grecia, Israele e Cipro hanno già espresso indignazione. Il Primo ministro greco ha fatto sapere che il suo Paese è pronto anche a ostacolare azioni diplomatiche sul conflitto libico, se necessario.

Intanto, Erdogan ha appena annunciato che inizieranno le perforazioni nel Mar Mediterraneo, chiarendo che:

“Non è più possibile per altri Paesi condurre attività di ricerca sismica e di perforazione senza il consenso della Turchia e della Libia nelle aree designate dall’accordo marittimo.”

Il conflitto libico, dunque, si arricchisce di questo nuovo capitolo: la spartizione del gas nel Mediterraneo. Con l’appoggio militare ad al-Serraji nella guerra in Libia Ankara punta a espandere la sua egemonia energetica, in piena attività in Europa. La conferenza di Berlino probabilmente dovrà fare i conti anche con tali pretese.

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