La grande banca USA al contrattacco dopo la minaccia agitata da Donald Trump. Tensione destinata a salire?
Un attacco contro Trump è stato appena lanciato, tra i tanti che in questi giorni stanno fioccando contro il presidente degli Stati Uniti, anche da una grande banca USA, per la precisione dalla banca numero uno degli States, ovvero da JPMorgan.
Più che di attacco sarebbe corretto parlare in realtà di contrattacco, visto che il Pomo della discordia è nato negli ultimi giorni con le dichiarazioni, puntualmente arrivate tramite Truth Social, con cui il capo della Casa Bianca si è scagliato contro le banche americane, accusandole di truffare i cittadini USA, applicando tassi di interesse sulle carte di credito troppo elevati.
La grande banca USA non è stata zitta, commentando che, a questo punto, “tutte le opzioni sono sul tavolo”.
La minaccia di Trump contro i tassi sulle carte di credito delle banche USA
Il presidente americano Donald Trump ha inveito contro i colossi di Wall Street, avvertendoli del fatto che la sua amministrazione non permetterà più alle banche USA e ai giganti delle carte di credito di continuare a truffare i consumatori, attraverso l’applicazione, ha scritto sul post, che vanno dal 20% al 30%, e anche oltre.
“ A partire dal 20 gennaio 2026, io, in qualità di Presidente degli Stati Uniti, proporrò un tetto annuale sui tassi di interesse delle carte di credito pari al 10% ”, ha minacciato di fare il capo della Casa Bianca, risfoderando una promessa che aveva fatto durante la campagna elettorale del 2024, finita poi con la sua vittoria all’Election Day nel dimenticatoio.
Wall Street non è rimasta indifferente alle parole del Presidente, con le azioni dei grandi colossi CitiGroup, JPMorgan Chase e Bank of America che sono subito scese nella giornata di ieri, lunedì 12 gennaio 2026.
JPMorgan coglie al balzo occasione trimestrale per rispondere a minaccia Trump
Tra le grandi banche USA JPMorgan ha deciso di farsi avanti e di dire subito la sua contro Trump, cogliendo al balzo l’occasione della grande giornata di oggi, quella in cui ha pubblicato la propria trimestrale. Lo ha fatto per bocca del CFO direttore finanziario Jeremy Barnum che ha avvertito che, nel caso in cui lo spettro di un tetto massimo ai tassi delle carte di credito si tramutasse in realtà, le banche americane non starebbero certo a guardare.
Il CFO è andato oltre, avvertendo che la misura che Trump ha proposto per farsi paladino degli interessi dei consumatori, andrebbe a colpire alla fine proprio il popolo americano.
“ Tutte le opzioni sono sul tavolo ”, ha detto Barnum, nella call con cui ha commentato con i giornalisti i conti di JPMorgan relativi all’ultimo trimestre del 2025.
Il CFO della banca USA, “tutto è sul tavolo, lo dobbiamo ai nostri azionisti”
Barnum ha segnalato che, “se si finisce con l’emanare direttive non giustificate e che non godono di un grande sostegno, al fine di cambiare in modo radicale il nostro business, allora bisogna presumere che tutto è sul tavolo ”. Anche perché, ha precisato il manager, “lo dobbiamo ai nostri azionisti”.
Già da un po’ le banche e l’intera industria del credito degli Stati Uniti hanno ribattuto, reagendo ai precedenti tentativi negli States di porre limiti ai tassi - o anche alle commissioni sulle carte di credito, come è stato richiesto invano l’anno scorso dal Consumer Financial Protection Bureau- che l’apposizione di un tetto ai tassi farebbe scendere il numero di carte di credito messe a disposizione dei cittadini americani, provocando così un calo delle spese per consumi, a danno dell’intera economia USA. Questo, in quanto le banche e le compagnie di carte di credito risponderebbero al limite imposto ritirando semplicemente le carte di credito, invece che offrirle e di rischiare di soffrire perdite a causa di un business non più redditizio.
“Banche USA finirebbero per ridurre l’offerta di credito, a discapito di tutta l’economia USA”
Il CFO di JPMorgan non ha fatto tanti giri di parole:
“Riteniamo che iniziative come questa producano esattamente l’effetto opposto rispetto a quello che l’amministrazione intende ottenere per i consumatori. Invece di abbassare il costo del credito, finiremmo semplicemente per ridurre l’offerta di credito, e questo sarebbe negativo per tutti: per i consumatori, per l’economia nel suo complesso e, sì, in modo marginale, anche per noi”.
Barnum ha schivato al contempo la domanda diretta relativa alla possibilità che JPMorgan comunque decida di aderire alla richiesta di Trump, che ha parlato di una proposta che entrerebbe in vigore a partire dal prossimo 20 gennaio 2026. Proposta che inevitabilmente riporta in mente anche l’attacco continuo che diversi esponenti del governo Meloni hanno lanciato contro le banche italiane, mettendole nel mirino, in quanto considerate colpevoli per il fatto di avere macinato troppi utili. Il caso ha fatto scattare anche la BCE.
La trimestrale di JPMorgan, i numeri sugli utili e sui ricavi. Che fanno le azioni a Wall Street
Per quanto riguarda i numeri di JPMorgan relativi alla trimestrale annunciata oggi, martedì 13 gennaio 2026, la banca gestita dal CEO Jamie Dimon ha annunciato di avere concluso l’ultimo trimestre del 2025 con un calo degli utili pari a -7% a 13,03 miliardi di dollari, pari a 4,63 dollari per azione, a causa di un onere da 2,2 miliardi di dollari legato all’acquisizione del portafoglio di prestiti Apple Card da parte di Goldman Sachs.
Escludendo l’impatto di 60 centesimi per azione derivante da questa operazione, l’utile per azione su base adjusted è stato pari a $5,23 dollari, meglio delle attese degli analisti di 5 dollari per azione.
I ricavi di JPMorgan sono saliti del 7% a 46,77 miliardi di dollari, e a crescere sempre del 7% è stato anche il reddito netto da interessi (NII), attestandosi a quota 25,1 miliardi, in linea con le attese.
In evidenza il balzo dei ricavi della divisione di trading azionario, pari a +40% a 2,9 miliardi di dollari, circa 350 milioni in più rispetto alle previsioni, grazie alla solidità registrata in tutte le divisioni, e in particolare al business dedicato agli hedge fund.
Anche i ricavi della divisione di trading obbligazionario (fixed income) hanno riportato una performance positiva, avanzando del 7% a 5,4 miliardi, circa 110 milioni di dollari meglio delle attese, mentre deludenti sono stati i numeri dell’investment banking, con le commissioni che sono scese del 5% a 2,3 miliardi, circa 210 milioni in meno rispetto alle stime di StreetAccount.
Le azioni JPMorgan segnano oggi a Wall Street un ribasso del 2,75%, a quota $315.55. I titoli, che hanno perso dall’inizio del 2026 poco più del 2%, viaggiano a un valore superiore di oltre il 27% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
leggi anche
Queste banche ora iniziano a fare davvero paura
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Argomenti