“Golpe in corso”, cosa sta succedendo in Venezuela?

Golpe in Venezuela: secondo Juan Guaidó l’esercito avrebbe voltato le spalle a Nicolás Maduro, ma il presidente parla di situazione sotto controllo e sfila circondato da migliaia di militari. Intanto sale la tensione tra Stati Uniti e Russia.

“Golpe in corso”, cosa sta succedendo in Venezuela?

Rimane sempre caotica la situazione in Venezuela. Martedì 30 aprile, tramite un video trasmesso via social, Juan Guaidó ha dato la notizia della liberazione da parte di alcuni militari di Leopoldo López e per il quale c’è ora un nuovo mandato di arresto, un oppositore da tempo ai domiciliari, invitando la popolazione a scendere in piazza per una mobilitazione finale.

Per Guaidó l’esercito quindi si sarebbe ora schierato dalla sua parte, lanciando quella che lui ha chiamato la fase finale dell’Operazione Libertà invitando il popolo venezuelano alla rivolta.

Per il governo venezuelano invece si tratterebbe soltanto di “un ridotto gruppo di militari traditori che hanno occupato il Distributore Altamira”, con il presidente Nicolás Maduro che ha dichiarato di aver già sventato questo “tentativo di golpe” sfilando poi circondato da migliaia di uomini delle Forze dell’Ordine come segno di forza.

Intanto anche a livello internazionale sale la tensione: gli Stati Uniti hanno espresso sostegno a Guaidó non escludendo la possibilità di un intervento militare, ipotesi questa che ha fatto infuriare la Russia che ha parlato nel caso di gravi conseguenze.

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Golpe in corso in Venezuela?

Un golpe militare sarebbe ancora in corso in Venezuela. Se però per l’oppositore Juan Guaidó l’esercito si sarebbe ribellato al regime, al contrario per il governo di Caracas si tratterebbe soltanto di una rivolta di “un ridotto numero di militari” tanto che la situazione sarebbe già tornata sotto controllo.

Maduro ha affermato che tutti i comandanti militari “hanno espresso la loro totale lealtà”, e ha fatto appello anche lui a una “mobilitazione popolare” per “assicurare la vittoria della pace”.

Fatto sta che martedì 30 aprile Leopoldo López, altro oppositore di Nicolás Maduro e da tempo ai domiciliari, è stato liberato da alcuni militari con lo stesso che poi via Twitter ha invitato a “mobilitarsi tutti”.

López al momento si trova all’interno all’interno di una residenza appartenente all’ambasciata spagnola, con Maduro che ha ordinato un suo nuovo arresto per essere evaso dai domiciliari.

Juan Guaidó invece dalla base aerea di La Carlota dove si trova insieme ad alcuni militari, che indossano una fascia blu per distinguersi da quelli che sostengono ancora il governo, continua a ribadire di avere il sostegno dell’esercito.

Nella zona si sono radunati dei manifestanti con il governo che però ha subito mandato delle Forze Armate che, con dei lanci di gas lacrimogeni, ha cercato di disperdere la folla. Il bilancio della repressione della rivolta al momento conta 4 morti e oltre 100 feriti.

Il Ministero della Difesa di Caracas ha affermato che la situazione sarebbe comunque tranquilla in tutte le altre basi militari, etichettando come “pochi codardi” quelli che in questo momento sarebbero passati dalla parte di Guaidó e López.

A sostegno di Guaidó si è naturalmente subito schierata Washington, con gli Stati Uniti che hanno fatto sapere di sostenere questa Operazione Libertà che è stata lanciata dall’oppositore di Maduro.

Il Segretario di Stato Mike Pompeo ha poi ulteriormente infiammato la situazione, non escludendo anche una possibile azione militare statunitense in Venezuela se necessario.

Parole queste che hanno fatto infuriare la Russia, il più forte alleato di Maduro insieme a Cuba, con il ministro degli Esteri Serghei Lavrov che, in una telefonata rovente con Washington, ha ribadito come questa ingerenza degli Usa è una chiara violazione del diritto internazionale e che, in caso di intervento militare, ci potrebbero essere delle gravi conseguenze.

Mentre questo golpe sarebbe tuttora in corso, la questione venezuelana ormai sta assumendo sempre più i contorni di una intrigata vicenda internazionale in stile Guerra Fredda, con Stati Uniti e Russia pronti a sostenere i propri alleati anche militarmente.

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