Venezuela, un emigrato italiano racconta: “popolazione vessata”

Un italiano emigrato in Venezuela nel 1970 racconta a Money.it la crisi umanitaria vissuta dalla popolazione : fame, carestia, costo della vita verso livelli insostenibili, assenza di acqua, energia e condizioni igieniche.

Un italiano emigrato in Venezuela nel 1970 racconta a Money.it la crisi umanitaria vissuta dalla popolazione: fame, carestia, costo della vita verso livelli insostenibili, assenza di acqua, energia e condizioni igieniche. Maduro da una parte e Guaidò dall’altra, le sanzioni americane, le minacce di intervento, le denunce arrivate dai centri di informazione alternativa che puntano il dito contro la diffusione di notizie false veicolate al solo scopo di giustificare una possibile guerra e imposizione dall’esterno di un nuovo regime politico. Capirci qualcosa è dunque molto complicato, per questo ci siamo rivolti ad un italiano di origini siciliane che da ormai quasi 50 anni vive in Venezuela .

Il ricatto di Maduro

Nel corso della sua vita ha lavorato soprattutto nella distribuzione di calzature all’ingrosso. Con spirito d’avventura ed un diploma di ragioneria appena acquisito, decise nel 1970 di seguire i propri fratelli in Venezuela dove, a quanto pare, si stava bene e si guadagnava con facilità. La sua è una visione fortemente critica nei confronti di Maduro. Tanto per cominciare se la prende con l’informazione occidentale degli ultimi mesi.

“Molti giornalisti italiani, non so se per leggerezza, per mancanza di notizie o per comoditá e pigrizia, fanno orecchie da mercante, leggono e prendono tutto alla lettera, dipendendo dalle fonti in modo acritico. Sostenere ad esempio la legittimità costituzionale dell’elezione a presidente di Maduro è una pura sciocchezza. La Costituzione era stata violata piú volte prima delle elezioni, la data del suffragio era stata data dall’assemblea nazionale costituente che era priva di legalitá e legittimitá, esisteva in funzione della forza coercitiva delle armi, del ricatto e della repressione”.

Scenari in evoluzione

In questo momento la popolazione venezuelana sta attendendo in apprensione il corso degli eventi che potrebbe svilupparsi in scenari molto diversi tra di loro.

“L’appoggio che da un momento all’altro potrebbe venire da parte dell’esercito venezuelano, per scalzare e ritirare ogni supporto militare su cui è fondata l’usurpazione di Maduro. L’arrivo dell’aiuto umanitario internazionale, osteggiato dallo stesso Maduro: accettandolo riconoscerebbe e ufficializzerebbe il fallimento della sua gestione. Il collasso in cui potrebbe cadere il regime, sotto la pressione continua delle sanzioni internazionali ed infine l’intervento militare auspicato dalla quasi totalità della popolazione, ormai sfinita ed esausta, dalla presenza di questo regime narco-dittatoriale che tiene il paese in ostaggio, forte del possesso delle armi dello Stato. Un esercito leale avrebbe dovuto custodire gli armamenti invece di essere prostrato ad una cupola ristretta di alti ufficiali in combutta con il governo di Maduro”.

A rischio anche gli ospedali

A preoccupare maggiormente sono soprattutto le gravi condizioni in cui verserebbe la popolazione civile.

“Esclusa Caracas è vessata da un razionamento elettrico di 8 ore al giorno, rotativo durante le 24 ore e da un carovita esasperato. La mancanza di denaro contante, causata dall’iperinflazione già dal giugno scorso ha distrutto 2 emissioni di denaro e già ci si dirige per la terza, basti sapere che un kg di riso costa 6.000 bolivares e le banche hanno ordine di non erogare più di 1000 bolivares al giorno per ogni cittadino. A volte con la mancanza di luce, non funzionano i POS ed i negozi e i supermercati devono sospendere la quasi totalità delle vendite, potendo solo accettare contanti per il pagamento: di conseguenza è facile capire come sia nato un mercato nero del contante per cui 100.000 bolivares in contanti si paghino con un trasferimento elettronico di 200.000. La mancanza di luce porta per corollario l’assenza di acqua perché essa necessita di essere inviata attraverso gigantesche pompe elettriche per essere convogliata nei vari aggregati urbani. Senza corrente né acqua scarseggia l’igiene, aumentano le contaminazioni, la diffusione di batteri infettivi, di malattie che a loro volta esasperano la popolazione, del tutto inerte per la mancanza di medicine. Gli ospedali, sono supportati da generatori di corrente ma in caso di blocco o guasti si mettono a repentaglio i reparti di terapia intensiva, di chirurgia, di dialisi, con il rischio che qualcuno perda la vita”

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Milioni di profughi in fuga

Per fortuna sembra essersi ora aperto uno spiraglio per permettere gli aiuti umanitari, anche se l’emigrazione di massa prosegue senza sosta, confermata anche dai dati diffusi dall’Onu.

“Giustamente Juan Guaidó, presidente ad interim come legittimamente prevede la costituzione venezuelana, sta girando il paese in lungo e in largo, scuotendo le masse per evitare che la mancanza di speranza prenda il sopravvento sui cittadini, portandoli ad una inevitabile depressione. Nel momento in cui vi sto parlando, Maduro ha dato il permesso di intervento alla Croce Rossa Internazionale, la popolazione comincia ad avere un certo sollievo da questo aiuto. Circa 7 milioni di persone hanno un urgente bisogno di assistenza umanitaria. Se ciò non fosse così grave, non si spiegherebbe l’esodo di massa di profughi in cerca di riparo e rifugio in altri Paesi, si parla già di alcuni milioni. Come é potuto succedere che un Paese ricchissimo, sia potuto decadere tanto, forse per l’ottima politica di Chavez e Maduro?”

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