Conti correnti pieni di liquidità ma pochi investimenti. La ragione non è l’educazione finanziaria. Ecco il vero motivo.
Non è solo questione di scarsa educazione finanziaria. Se è vero che in Italia non sono poi in molti ad avere ben chiara la differenza tra un’azione e un’obbligazione, o a saper valutare concretamente gli effetti dell’inflazione, allo stesso tempo c’è da dire che l’immobilismo in fatto di investimenti non è dovuto soltanto alla mancanza di conoscenze in materia.
Esiste infatti un mix di fattori che porta gli italiani a escludere la possibilità di investire e induce a limitarsi (se possibile) a risparmiare sul conto corrente: tra questi il principale è la mancanza di liquidità. D’altra parte, si tratta sostanzialmente del primo elemento che ostacola gli investimenti in ogni paese d’Europa e l’Italia non fa eccezione. Eppure, la ricchezza finanziaria degli italiani è ingente: circa 6 mila miliardi di euro, di cui quasi 1.600 miliardi in banca.
Uno studio della Banca centrale europea ha analizzato le caratteristiche della partecipazione al mercato azionario nell’Eurozona tra il 2020 e il 2024. Tra le principali scoperte c’è l’osservazione di un notevole ricambio: ogni anno entra nel mercato circa un 10% di non azionisti, mentre oltre un 20% di azionisti lo abbandona. L’avvicendamento comporta un discreto cambiamento nella composizione dei partecipanti al mercato, dato che i nuovi entranti, nel periodo esaminato, si sono distinti per un livello di istruzione, reddito, competenza finanziaria e propensione al rischio inferiori rispetto agli investitori che erano presenti in precedenza. [...]
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