Giappone+Asean: nasce l’alleanza delle auto in chiave anti Cina

Federico Giuliani

29 Maggio 2024 - 06:39

Le due parti intendono elaborare la loro prima strategia congiunta per produrre e vendere automobili nel sud-est asiatico.

Giappone+Asean: nasce l’alleanza delle auto in chiave anti Cina

Un «asse delle quattro ruote» per collegare il Giappone alla regione Asean. Con l’obiettivo di arginare l’espansione della Cina nel settore dell’automotive e offrire ai clienti locali un’alternativa ai veicoli elettrici made in China. È questo l’ultimo piano messo in cantiere da Tokyo e l’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico, con le due parti che intendono elaborare la loro prima strategia congiunta per produrre e vendere automobili nel sud-est asiatico.

L’intesa – che si proietterà da qui al 2035 - dovrebbe comprendere la cooperazione nella formazione del personale, la decarbonizzazione della produzione, l’approvvigionamento di risorse minerarie, gli investimenti in settori di nuova generazione - come i biocarburanti - nonché una campagna di informazione per il pubblico mondiale per spiegare quanto siano ecologici i veicoli prodotti nell’Asean.

Come ha ricordato Nikkei Asian Review, questa regione è altamente strategica per il Giappone, visto che in loco sono presenti le fabbriche di molteplici case automobilistiche nipponiche, tra cui Honda e Toyota. Dal canto suo il quotidiano cinese Global Times ha scritto, in tutta risposta, che difficilmente il piano Tokyo-Asean potrà influire sulle esportazioni cinesi di veicoli elettrici nella regione. Il braccio di ferro sugli EV sta dunque per entrare nel vivo anche in Asia.

Il Giappone cerca la sponda dell’Asean sugli EV

Nell’area Asean le fabbriche giapponesi assemblano oltre 3 milioni di veicoli all’anno - pari a circa l’80% della produzione totale nella regione – molti dei quali da esportare in Medio Oriente e altri mercati. Reuters ha scritto che il Giappone intende utilizzare 140 miliardi di yen (899,51 milioni di dollari) stanziati dal Ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria nel bilancio per l’assistenza al Sud globale, per formare il personale Asean.

Le tecnologie made in Japan, nello specifico, saranno utilizzate per misurare la quantità di emissioni di anidride carbonica dalle fabbriche e per promuovere il passaggio alle fonti di energia rinnovabili. Per quanto riguarda gli investimenti nei settori di nuova generazione, Tokyo e Asean esamineranno l’acquisto congiunto di materiali rari utilizzati nelle batterie degli EV ed esploreranno la ricerca in settori quali il riciclaggio delle stesse batterie. Tra i progetti presi in considerazione, inoltre, troviamo lo sviluppo di biocarburante ricavato dall’olio da cucina usato.

Il Giappone e l’ASEAN pubblicizzeranno congiuntamente questi sforzi ambientali nel resto del mondo, nel tentativo di incrementare le esportazioni di auto, e si uniranno per fare previsioni sul mercato automobilistico globale, anche nei Paesi in via di sviluppo.

Fino ad oggi, ogni marchio automobilistico giapponese ha condotto le proprie attività nell’Asean per conto proprio. Tuttavia, in seguito al rafforzamento della presenza nella regione di aziende cinesi come BYD e SAIC Motor, è apparso evidente come fosse necessario coinvolgere il governo nipponico per elaborare una strategia comune. Una strategia che, tra l’altro, chiamerà in causa anche i membri dell’Asean.

La risposta alla Cina

Il Giappone si sta dunque ponendo come un partner affidabile, il cui contributo in settori quali lo sviluppo tecnologico e la formazione del personale andrà a vantaggio della parte Asean, e in contrapposizione alla Cina. Del resto la crescita dei player cinesi rappresenta una sfida globale per tutte le case automobilistiche, mentre le condizioni burocratiche offerte da alcuni Paesi in loco contribuisce ad accrescere la sfida del Dragone.

La Thailandia, ad esempio, garantisce sussidi e agevolazioni fiscali alle case automobilistiche che producano EV in loco e, grazie a società cinesi come BYD, l’85% di questi veicoli venduti nel Paese nel 2023 anno proveniva da produttori cinesi.

La reazione di Tokyo avrà successo? La stampa cinese non ha dubbi. Qian Feng, direttore del dipartimento di ricerca presso il National Strategy Institute alla Tsinghua University, ha spiegato sul GT che “quali che siano le circostanze, si ritiene che i paesi dell’Asean eviteranno di schierarsi e si sforzeranno invece di mantenere una posizione relativamente equilibrata”.

Lo scorso febbraio, le vendite totali di autovetture e veicoli commerciali in Thailandia nel 2023 avevano raggiunto le 775.780 unità, con la quota delle case automobilistiche cinesi ad occupare l’11% della torta, in aumento a 2,2 volte rispetto al 2022, mentre quella delle auto made in Japan è scesa di 8 punti percentuali al 78%. La partita è appena iniziata.