La Germania compra i droni militari americani, ma che fine fa il progetto europeo?
Quasi tutti gli Stati comunitari stanno investendo per potenziare la difesa, ma qualcuno teme che per farlo la Germania abbia scelto di voltare le spalle all’Europa. Berlino sta improvvisamente investendo nei droni militari americani per rafforzare la sicurezza aerea e la capacità di monitoraggio, mettendo ulteriormente in discussione il già altalenante progetto franco-tedesco MAWS.
La scelta tedesca continua a inserirsi perfettamente nei comuni sforzi di protezione dell’Unione europea, ma nella metodologia vira sempre più evidentemente verso l’ottica Nato e ovviamente Usa. Le nuove acquisizioni stabilite dalla Germania sono percepite da alcuni osservatori come un volta bandiera, ma sono anche l’inevitabile frutto delle difficoltà europee.
La Germania volta le spalle all’Europa?
È l’acquisto di droni statunitensi da parte di Berlino a dare un colpo al programma EuroDrone o è lo stato di quest’ultimo che impone soluzioni alternative? La Germania ha dimostrato ora di preferire l’acquisto dagli Stati Uniti a discapito dell’investimento sui sistemi europei, ma è davvero possibile biasimarla? Quali sono ancora i tempi tecnici, le difficoltà burocratiche e le controversie politiche che potrebbero rallentare la crescita della difesa Ue? Ma soprattutto, è davvero opportuno attendere ancora e spingere per un obiettivo di lungo termine in questo scenario internazionale?
Sono domande da porsi per un’analisi critica della scelta tedesca, che anche in questo modo controverso finirà per servire l’intera Unione europea. Le minacce russe ai confini europei orientali hanno spinto la Germania a prepararsi a forti reazioni, pronta a schierarsi sul fianco Est della Nato per difendere la sicurezza comune. La Germania continua infatti a ricoprire un ruolo cruciale nella strategia di difesa e deterrenza della Nato.
Uomini ed Eurofighter che pattugliano i confini polacchi arrivano proprio da Berlino, che non ha rinunciato a investire ben 10 miliardi di euro per lo sviluppo di droni avanzati nel progetto europeo. Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha inoltre confermato la disponibilità tedesca a guidare un sistema di difesa aerea europeo, ma questo non significa che il Paese sia cieco davanti alle criticità.
Perché investe improvvisamente nei droni militari americani
Un investimento di 10 miliardi di euro da dividersi negli anni è allettante, ma sembrano briciole in confronto allo sforzo di riarmo nazionale della Germania. La Commissione di Bilancio della camera bassa del parlamento tedesco, il Bundestag, ha scelto di riconoscere la priorità delle capacità militari con nuove decisioni di bilancio.
Tra queste, c’è l’autorizzazione per 30 progetti volti all’equipaggiamento militare dal valore di ben 50 miliardi di euro, con un obiettivo di spesa annuale pari a 87,2 miliardi di euro. Nell’ultimo anno la Germania ha finanziato un centinaio di progetti per il rafforzamento della difesa, che includono l’acquisto degli Eurofighter EF-2000 di ottobre, per un costo di 3,75 miliardi di euro. Il mese successivo sono invece stati autorizzati acquisti per 8 miliardi di euro finalizzati ai veicoli blindati, fra cui Schakal, Luchs 2 e SpähFz NG.
Una parte considerevole del nuovo equipaggiamento è però rappresentata droni MQ-9B SeaGuardian, forniti dal gruppo americano General Atomics, che in combinazione con 8 aerei P-8A Poseidon, ottimizzeranno le capacità tedesche nella ricognizione a lungo raggio e nella guerra antisommergibile. Si parla di droni fatti e finiti, pronti da impiegare negli obiettivi nazionali di difesa, alla luce della crescente minaccia russa. Inevitabile il sacrificio di programmi comuni come l’European Drone Defence Initiative, com’è anche lecito giudicare l’acquisto preconfezionato poco solidale rispetto all’impegno Ue.
Il problema è che la solidarietà e la coesione funzionano soltanto se tutti i partecipanti ne fanno tesoro, altrimenti l’unico modo per limitare i sacrifici diventa allargare gli orizzonti. Finché l’Europa tutta non supererà i problemi che affliggono i progetti di difesa comune, passando anche per le divergenze tra gli Stati membri, non sarà possibile arrivare in tempo a una vera e propria autonomia da Washington. La Germania, nel pieno di un cambiamento storico e culturale di portata gigantesca, ne ha solo preso atto con maggiore sforzo.
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