Un accordo segreto, in violazione delle normative europee antitrust, per “affossare” Paesi come l’Italia. È questa l’ipotesi su cui sta lavorando la Commissione europea, mettendo nel mirino la prima banca tedesca, la Deutsche Bank, e la seconda olandese, la Rabobank. I due istituti di credito avrebbero infatti messo in piedi un cartello per speculare sui titoli di Stato europei, soprattutto quelli più facilmente attaccabili, come i Btp italiani.
L’intesa ci sarebbe stata tra il 2005 e il 2016, proprio negli anni della grande crisi finanziaria e del suo riflesso sui debiti pubblici delle nazioni del Sud Europa. Insomma, per l’Italia il periodo dello spread impazzito (a quasi 500 punti base), dei governi tecnici o di larghe intese e dell’austerità.
Ora il momento è diverso, eppure tra crisi energetica, Covid e politiche monetarie restrittive della Bce, nonostante il Pnrr l’Italia si ritrova con un debito pubblico record che probabilmente aumenterà ancora in assenza di nuovi interventi europei. La domanda che ora sorge spontanea, quindi, è: c’è ancora un pericolo di forte speculazione sui Btp italiani da parte di banche di Paesi economicamente più forti?
Deutsche Bank ha speculato sull’Italia?
L’indagine della Commissione europea sembra ricalcare le inchieste aperte tra il 2016 e il 2017 dalle procure italiane di Milano e Trani per stabilire se Deutsche Bank avesse in qualche modo favorito l’aumento repentino dello spread tra Btp italiani e Bund tedeschi nell’autunno del 2011.
I sospetti nascevano dal fatto che la banca tedesca aveva deciso di liberarsi di gran parte dei titoli italiani che aveva acquistato prima che lo spread aumentasse a dismisura. Poi gli stessi titoli di Stato sono stati comprati di nuovo, con tassi di interesse più alti.
Un’operazione che poteva apparire quasi predatoria. Tuttavia le due indagini non portarono a nulla, anche perché fu accertato che la banca ricomprò i Btp quando ancora lo spread non era arrivato ai massimi, con vantaggi limitati. Rimane però il fatto che i movimenti della banca tedesca, secondo molti economisti, contribuirono comunque in qualche modo a fomentare i mercati contro il nostro Paese, arricchendo gli speculatori.
L’inchiesta della Commissione Ue contro le speculazioni sui Btp
La nuova inchiesta della Commissione europea per ora ha prodotto solo un’opinione preliminare. Alle due banche infatti, è stato inviato un statement of objections, cioè una denuncia di presunti ruoli nel cartello speculativo che si sarebbe venuto a creare. Si tratta del primo passo per un eventuale procedimento Antitrust.
La sezione Concorrenza dell’esecutivo europeo ha scritto in questo messaggio che c’è preoccupazione sulla presunta collusione per “distorcere la concorrenza nel caso di trading di obbligazioni governative denominate in euro e garantite”.
Il sospetto, quindi, è che Deutsche Bank e la Rabobank abbiano comunicato delle informazioni sensibili e coordinato prezzi e strategie di trading in maniera illegale mentre acquistavano e vendevano i titoli di Stato nei mercati secondari. Questi scambi di notizie sarebbero avvenuti tramite mail o chat room online.
Cosa rischiano le banche di Germania e Olanda
Se il parere fosse confermato si tratterebbe quindi di una violazione delle norme europee che vietano le pratiche commerciali anticoncorrenziali “come la collusione sui prezzi”. Per evitarlo la Commissione Ue aveva anche cercato un accordo con le due banche, ma “ha interrotto i colloqui per mancanza di progressi con gli istituti di credito”.
Ora Deutsche Bank e Rabobank potrebbero chiedere un’audizione orale per difendersi, presentando le loro osservazioni alla Commissione e alle autorità nazionali garanti della concorrenza. Ma se dopo questa fase l’Antitrust Ue concluderà che le prove di infrazione sono sufficienti potrà scattare una multa fino al 10% annuo di fatturato. Cioè fino a 2,5 miliardi di euro per la banca tedesca e 1,2 per quella olandese.
Un colpo non indifferente per i loro bilanci, anche se non ci sono tempi prestabiliti per legge entro cui portare a termine l’indagine. Insomma, il procedimento potrebbe avere tempi molto lunghi.
I cartelli precedenti tra banche d’investimento
Questa è la terza indagine della Commissione Ue sugli illeciti nel mercato delle obbligazioni. Lo scorso anno ci sono stati due episodi rilevanti. Ad aprile 2021, infatti, è stato multato un cartello tra banche di investimento per un totale di 28 milioni di euro. Il mese dopo un’altra ammenda complessiva da 371 milioni contro un accordo tra sette istituti, tra cui Unicredit, che ha dovuto pagare 62,442 milioni di euro.
I nostri Btp saranno di nuovo sotto attacco?
In questo caso, però, la notizia fa più rumore perché arriva proprio nei giorni in cui Germania e Olanda stanno bloccando, assieme all’Ungheria, il tetto europeo al prezzo del gas e la creazione di nuovi fondi comunitari per rispondere alla crisi energetica. I due Paesi continuano ad esprimere perplessità su ogni forma di price cap, soprattutto per possibili ripercussioni sulle loro forniture di metano. Più si abbassa la soglia e più diventa discrezionale la scelta se attivarlo, meno i due Stati sono disposti a sentirne parlare.
A spaventare il governo di Amsterdam, poi, è anche il fatto che il mercato Ttf (che lì ha sede ed è il punto di riferimento per i contratti del gas) potrebbe risentirne, anche considerando la riforma dello stesso indice proposta dalla Commissione.
leggi anche
Obbligazioni, fare trading o investire?
Ad essere maliziosi, però, si può notare che senza gli aiuti europei che proprio Germania e Olanda bloccano, come sottolineato a Money.it da Matteo Giacomo Di Castelnuovo (docente di Practice Sustainability alla Bocconi), il governo italiano dovrà fare ancora deficit già ad aprile per alleviare i rincari in bolletta dell’inverno ed evitare conseguenze disastrose per le imprese.
Insomma, senza aiuti europei il nostro debito pubblico continuerà a crescere, con previsioni di crescita bassa o addirittura recessione. In questo scenario i Btp italiani potrebbero indebolirsi e i tassi di interesse aumentare. A quel punto qualcuno potrebbe provare a speculare sul nostro Paese, con uno scudo-anti spread della Bce che non è detto che si attivi, viste le nostre condizioni di finanza pubblica.
E quel qualcuno, a meno di un segnale forte da parte della Commissione Ue, potrebbe essere anche qualche istituto di credito tedesco o olandese, come l’esecutivo Ue ipotizza possa essere successo prima del 2016.