La grande fuga dal Sud: in 2 milioni se ne sono andati, Sicilia in testa

Secondo il rapporto Swimez negli ultimi sedici anni sono stati in quasi 2 milioni, soprattutto giovani, ad abbandonare le regioni del Sud.

La grande fuga dal Sud: in 2 milioni se ne sono andati, Sicilia in testa

Frena la crescita del Pil in Italia ma nel nostro paese la crisi sembrerebbe essere, soprattutto al Sud, ormai strutturale tanto che negli ultimi sedici anni sarebbero quasi 2 milioni le persone che hanno abbandonato il Mezzogiorno.

Questo è quanto emerge dal rapporto Svimez, che ha evidenziato come sia soprattutto la Sicilia la regione dove si sono registrate più partenze: l’altro dato allarmante è che circa la metà di chi ha fatto i bagagli sono giovani.

Fuga dal Sud

Non è per nulla idilliaco lo scenario dipinto dal rapporto Svimez. Il quadro generale infatti è quello di un paese dove si fanno sempre meno figli e dove chi può, compresi gli stranieri, decide di andarsene.

Dati questi che diventano allarmanti per quanto riguarda il Sud: negli ultimi sedici anni infatti 1,883 milioni di residenti hanno abbandonato le proprie città, con il triste record che spetta alla Sicilia.

Di questi partenti ben 900.000 sarebbero giovani, compresi tra i 15 e i 34 anni, di cui un quinto laureati. Il 16% avrebbe scelto di trasferirsi all’estero e in 800.000 non hanno più fatto ritorno nel meridione.

Quali sono i motivi di questa fuga che coinvolge soprattutto i giovani? Secondo il presidente di Svimez Adriano Giannola i problemi sono le arretratezze croniche e gli investimenti che nel Mezzogiorno sono ancora insufficienti.

Al Sud però sottolinea Giannola non tutte le regioni hanno sofferto questo continuo abbandono. In Calabria e in Campania infatti il fenomeno è molto meno accentuato rispetto alla Sicilia che rappresenta la maglia nera.

Boom dei contratti a termine

Sempre andando a scavare nei motivi di questa fuga dal Sud, nel rapporto si legge anche come nel 2017 nelle regioni del Mezzogiorno sia comunque aumentata l’occupazione, merito però del forte aumento dei contratti a termine.

In sostanza mentre i contratti a tempo indeterminato sono aumentati solo dello 0,2%, quelli a tempo determinato invece sono aumentati di ben 61.000 unità con un incremento pari al 7,5%.

Finiti i vantaggi portati dagli sgravi, molti datori di lavoro non hanno quindi rinnovato i vari contratti con la conseguenza che in molti sono stati costretti a fare le valigie e a cercare maggiore fortuna altrove.

Altro tasto dolente infine è quello dei salari con una scarsa retribuzione: al Sud è in aumento anche il fenomeno dei working poor, ovvero chi risulta povero nonostante abbia un lavoro a causa della paga molto bassa.

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