Le immagini di Niscemi hanno sconvolto milioni di italiani che si chiedono se la loro casa è a rischio frana. Scopriamo le zone italiane più pericolose.
La frana del 26 gennaio 2026 a Niscemi, in Sicilia, le cui immagini continuano a stupire, e tutti i danni causati dal ciclone Harry al Sud e in Sardegna, hanno riportato prepotentemente l’attenzione sul tema del rischio idrogeologico.
La paura di veder crollare la propria casa da un momento all’altro sta aumentando in Italia e, purtroppo, il timore non è del tutto ingiustificato. Il pericolo di frane, alluvioni e valanghe tocca più del 90% dei Comuni del nostro Paese, quasi 1,3 milioni di italiani vivono in zone con pericolo frana e quasi 7 milioni in territori a rischio alluvione.
Il moltiplicarsi dei disastri naturali di questi ultimi 5 anni è indicativo: il dissesto idrogeologico si è trasformato da fatto eccezionale a condizione permanente per lo Stivale. Per questo motivo è fondamentale conoscere quali sono le aree più a rischio nel Paese.
Le zone col maggio rischio idrogeologico in Italia
Tutta l’Italia presenta criticità significative e un rischio di vulnerabilità più alta della media ai cambiamenti climatici. La nostra particolare posizione geografica ci lascia particolarmente esposti a eventi altamente impattanti e nel periodo 2021-2026 la superficie a rischio frane è cresciuta del 15%.
Le regioni più a rischio sono al Nord la Lombardia, l’Emilia Romagna, la Liguria e il Veneto, al Centro la Toscana e al Sud la Campania. Tra le province, invece, spiccano i numeri di Napoli, Salerno e Genova, dove, secondo le stime, ci sono più di 30mila famiglie a rischio elevato.
Purtroppo, però, i cambiamenti climatici hanno alzato il livello di pericolo anche in zone tradizionalmente ritenute più “tranquille”. Un esempio su tutti la Provincia Autonoma di Bolzano in cui il numero di eventi critici è salito addirittura del 61,2% negli ultimi anni.
Come capire se un terreno è a rischio frana
Per capire se un terreno è a rischio dissesto idrogeologico ci sono segnali evidenti, visibili a occhio nudo, e altri meno evidenti che devono essere valutati dagli esperti.
Tra quelli più evidenti ci sono le crepe nei muri degli edifici, gli alberi inclinati in posizioni anomale, i piccoli smottamenti sul terreno. Altro indicatore da non sottovalutare è la presenza o meno di argini artificiali lungo i fiumi: sono lì perché in passato il corso d’acqua ha creato problemi.
Serve invece il parere di un esperto per capire la conformazione geologica del terreno (i terreni argillosi sono più a rischio) e per sapere se l’area in cui intendiamo costruire o acquistare una casa è stata in passato oggetto di vincoli idrogeologici.
Meglio evitare di credere soltanto al venditore o all’agenzia. La strada più sicura è quella di richiedere i documenti ufficiali all’amministrazione e consultare le mappe pubbliche ISPRA sulla piattaforma IdroGEO.
Come ridurre i rischi e vivere sereni
L’unica strada possibile per affrontare il rischio idrogeologico è quella della prevenzione. Prima di acquistare un terreno o una casa dobbiamo sempre conoscere la classificazione del territorio sulla base della piattaforma IdroGEO di Ispra e sulle mappe della Protezione Civile Regionale. In secondo luogo è sempre bene richiedere una perizia di un geologo esperto e poi verificare se ci sono vincoli urbanistici o geologici per l’edificazione.
Se, invece, viviamo in una zona a rischio è possibile valutare opere di drenaggio, consolidamento dei versanti e rafforzamento delle fondamenta.
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