Panico a Wall Street: fallisce e chiude la Silicon Valley Bank, in un solo giorno ritirati 42 miliardi dai conti correnti

Enrica Perucchietti

11 Marzo 2023 - 09:39

Le autorità americane chiudono l’istituto e ne assumono il controllo decretandone il fallimento. La SVB era la sedicesima banca più grande degli USA, con attività per circa 209 miliardi di dollari.

Panico a Wall Street: fallisce e chiude la Silicon Valley Bank, in un solo giorno ritirati 42 miliardi dai conti correnti

Caccia al ritiro dei contanti

Si chiama “Bank run”, caccia al ritiro del contante. In un solo giorno dai conti correnti della Silicon Valley Bank sono stati ritirati 42 miliardi di dollari, al punto da spingere la Federal Deposit Insurance Corporation, che garantisce i depositi sui conti correnti, si è vista costretta a chiudere l’accesso ai clienti e ad assumere il controllo del gruppo.

Per proteggere i depositanti assicurati, la Fdic ha creato la Deposit Insurance National Bank of Santa Clara (Dinb). Al momento della chiusura, la Fdic ha trasferito immediatamente alla Dinb tutti i depositi assicurati della Silicon Valley Bank

La SVB aveva sede a Santa Clara ed era la sedicesima banca più grande degli Stati Uniti, con attività per circa 209 miliardi di dollari.

La Casa Bianca, insieme al Tesoro, segue gli sviluppi e monitora quanto sta accadendo a Silicon Valley Bank, la banca specializzata nei finanziamenti di start-up tecnologiche la cui caduta è stata accelerata da alcune società di venture capital – inclusa Founders Fund di Peter Thiel – che hanno consigliato alle aziende in portafoglio di ritirare i soldi dall’istituto. Un consiglio che si è tramutato in una fuga e nel fallimento, nel giro di meno di 48 ore.

Alle prime difficoltà la Silicon Valley Bank ha cercato prima di rassicurare e poi di rafforzarsi, raccogliendo nuovi fondi. Un’operazione disperata che, però, non è riuscita avviando una spirale finita poi fuori controllo con il fallimento.

L’innesco è partito dall’annuncio nella serata di mercoledì da parte della banca, con l’intenzione di reperire 2,25 miliardi di dollari in nuovi finanziamenti, prevalentemente tramite l’emissione di bond. Una decisione che ha colto di sorpresa, negativamente, gli operatori e i clienti.

Le cause del fallimento

Secondo alcune ricostruzioni, la banca si sarebbe trovata in affanno sulle liquidità dopo una prima serie di ritiri di depositi seguiti al crollo di Silvergrade, uno dei tanti gruppi di criptoasset falliti nelle ultime settimane. Silicon Valley Bank aveva già venduto tutti gli asset facilmente cedibili per reperire contanti. E quando ha annunciato l’intenzione di raccogliere nuovi fondi a causa di nuovi nervosismi dei mercati, e nuovi prelievi dai conti, non disponeva di ulteriori margini.

I tentativi di raffreddare la situazione dell’amministratore delegato, Greg Becker, che ha chiesto ai clienti di «restare calmi» hanno avuto l’effetto diametralmente opposto. In poche ore, giovedì, il titolo Svb ha perso il 60%. E venerdì ha ripreso a crollare. Dai quasi 270 dollari di mercoledì è precipitato sotto quota 80 dollari giovedì, e nell’after hours ha proseguito il tracollo ad un valore teorico di 39 dollari.

Secondo alcuni osservatori, che tentano di rassicurare i mercati, il caso Silicon Valley Bank, non è una nuova Lehman Brothers , ma mostra gli effetti degli aumenti dei tassi di interesse da parte della Fed sulla liquidità. Come riporta Reuters, una delle cause sembra essere il forte aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, in risposta alla galoppante inflazione.

L’autorità federale ha annunciato che i clienti potranno iniziare a ritirare i loro depositi nel pomeriggio di lunedì 13 marzo, ma ovviamente questo non dà alcuna garanzia a coloro che non siano sotto la soglia assicurata.

Venerdì nero in Europa per timori contagio

Venerdì nero per le Borse europee. A deprimere i listini, pur in recupero nel finale con il miglioramento di Wall Street, sono stati i timori di un contagio dalla crisi della Silicon Valley Bank mentre i dati contrastanti sull’occupazione americana non hanno aiutato molto a prevedere le prossime mosse della Fed sui tassi. Francoforte ha lasciato sul terreno a fine giornata l’1,31% e Parigi l’1,3% . Maglia nera a Londra (-1,67%) malgrado il Pil del Regno Unito a gennaio sia tornato marginalmente positivo.

Nei prossimi giorni si vedrà se il dissesto avrà ulteriori ricadute. Intanto ha innescato pressioni ribassiste su tutto il comparto bancario, non solo Usa.