L’eurozona punta ancora sul PEPP: pronti altri 400 miliardi di euro? La previsione

Nell’Eurozona il focus è sul PEPP: il programma di acquisto titoli straordinario della BCE aumenterà ancora il suo valore? Le previsioni di Goldman Sachs

L'eurozona punta ancora sul PEPP: pronti altri 400 miliardi di euro? La previsione

C’è un gran discutere a Francoforte sullo strumento straordinario del PEPP. Il programma di acquisto di titoli avviato dalla BCE per dare sostegno alla crisi da pandemia ha finora offerto un buon riscontro, come ricordato dalla stessa Christine Lagarde qualche giorno fa.

Per questo, analisti e osservatori si chiedono se tale misura verrà ancora ampliata e prorogata, nonostante abbia già ricevuto ulteriori iniezioni di fondi.

A offrire una previsione al riguardo è il gruppo finanziario Goldman Sachs, che stima un’estensione del PEPP nella previsione fornita a Bloomberg.

PEPP: in arrivo altri 400 miliardi di euro, le stime Goldman Sachs

Goldman Sachs Group Inc. prevede che la BCE aumenterà il suo programma straordinario di acquisto di obbligazioni di 400 miliardi di euro a dicembre, dopo che l’inflazione nella zona euro si è ulteriormente indebolita.

Non solo, lo strumento potrebbe essere prorogato di altri sei mesi e restare attivo fino alla fine del 2021 (ad oggi è previsto non oltre giugno 2021).

Secondo la previsione del gruppo finanziario statunitense, i reinvestimenti delle attività in scadenza nell’ambito del piano dovrebbero continuare fino alla fine del 2023 e la banca centrale potrebbe anche mirare all’acquisto di obbligazioni ad alto rendimento.

Soeren Radde, analista della società, ha spiegato che:

“È probabile che un’espansione del PEPP sia più potente nel sostenere la ripresa dell’economia dell’area dell’euro - in particolare nell’Europa meridionale, dove è più necessaria - di un taglio dei tassi o di un’espansione del regolare programma di acquisto di attività”

Le speculazioni su un ulteriore allentamento monetario e su una sua revisione sono aumentate nelle ultime settimane per una serie di ragioni: dal recente incremento dei contagi COVID-19 in Spagna e Francia a un calo dell’inflazione dell’eurozona al minimo storico dello 0,2% a settembre.

Dato, quest’ultimo, che ha spinto la Lagarde a prevedere un cambio di rotta sul target di prezzi al consumo.

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