Euro Stoxx 600 contro S&P 500. Il confronto che preoccupa gli investitori

Redazione Money Premium

15 Aprile 2026 - 17:15

Nel 2025, i mercati europei avevano beneficiato di un’espansione dei multipli di valutazione: il rapporto prezzo/utili medio era salito da circa 12 a oltre 14.

Euro Stoxx 600 contro S&P 500. Il confronto che preoccupa gli investitori

Il conflitto in Medio Oriente sta producendo effetti tangibili sui mercati finanziari globali, e tra le conseguenze più evidenti si distingue la debolezza delle azioni europee nel contesto delle ripercussioni della guerra in Iran. In un momento in cui gli investitori cercano stabilità e prevedibilità, l’Europa appare oggi più esposta rispetto ad altre grandi economie avanzate.

Dall’inizio del 2026, l’indice paneuropeo Euro Stoxx 600 mantiene ancora un progresso pari a circa il 3,8%, ma questo dato rischia di essere fuorviante se analizzato senza considerare il cambio di scenario avvenuto nelle ultime settimane. Negli Stati Uniti, l’indice S&P 500 è tornato appena sopra la parità dopo una fase di volatilità, ma continua a beneficiare di fondamentali economici più solidi.

Uno dei fattori determinanti di questa divergenza è rappresentato dall’energia. L’Europa importa oltre il 55% del proprio fabbisogno energetico, con punte che superano il 90% per alcune materie prime strategiche. L’aumento dei prezzi del petrolio e del gas, che in alcune fasi recenti ha registrato rialzi superiori al 20% in poche settimane, incide direttamente sui costi di produzione delle imprese europee e sul potere d’acquisto delle famiglie.

Al contrario, gli Stati Uniti producono internamente circa l’80-85% del proprio fabbisogno energetico e sono esportatori netti di gas naturale liquefatto. Questo consente all’economia americana di assorbire meglio gli shock sui prezzi, riducendo l’impatto negativo su crescita e inflazione.

Un altro elemento chiave riguarda gli utili societari. Le stime per il 2026 indicano una crescita degli utili aziendali negli Stati Uniti compresa tra il 7% e il 9%, mentre per l’Europa le previsioni si fermano tra il 2% e il 4%. Questo differenziale rende il mercato americano più attraente per gli investitori, soprattutto in una fase di incertezza globale.

Nel 2025, i mercati europei avevano beneficiato di un’espansione dei multipli di valutazione: il rapporto prezzo/utili medio era salito da circa 12 a oltre 14. Tuttavia, senza un corrispondente aumento degli utili, questo margine si è rapidamente esaurito. Negli Stati Uniti, invece, il rapporto prezzo/utili resta più elevato, intorno a 20-22, ma è sostenuto da una crescita più robusta e da una maggiore concentrazione di aziende tecnologiche ad alta redditività.

I flussi di capitale confermano questo cambiamento di prospettiva. Dopo mesi di afflussi verso l’Europa, nelle ultime settimane si osservano deflussi significativi, con miliardi di euro riallocati verso titoli statunitensi a grande capitalizzazione. Gli investitori stanno adottando un approccio più prudente, privilegiando società meno sensibili ai costi energetici e con margini più stabili.

Nonostante ciò, anche gli Stati Uniti non sono completamente immuni. Il dollaro ha mostrato una reazione più debole rispetto alle crisi passate, segnalando una fiducia meno automatica da parte degli investitori. Tuttavia, nel confronto relativo, il sistema economico americano continua a offrire maggiori garanzie di stabilità.

La guerra in Iran ha agito come un acceleratore di tendenze già in atto, mettendo in luce le fragilità strutturali dell’Europa. Senza un miglioramento significativo delle prospettive di crescita e degli utili, sarà difficile per le azioni europee recuperare terreno nel breve periodo. Al contrario, gli Stati Uniti sembrano destinati a mantenere un ruolo centrale nei portafogli globali, almeno finché il contesto geopolitico resterà così incerto.