Nel 2025, i mercati europei avevano beneficiato di un’espansione dei multipli di valutazione: il rapporto prezzo/utili medio era salito da circa 12 a oltre 14.
Il conflitto in Medio Oriente sta producendo effetti tangibili sui mercati finanziari globali, e tra le conseguenze più evidenti si distingue la debolezza delle azioni europee nel contesto delle ripercussioni della guerra in Iran. In un momento in cui gli investitori cercano stabilità e prevedibilità, l’Europa appare oggi più esposta rispetto ad altre grandi economie avanzate.
Dall’inizio del 2026, l’indice paneuropeo Euro Stoxx 600 mantiene ancora un progresso pari a circa il 3,8%, ma questo dato rischia di essere fuorviante se analizzato senza considerare il cambio di scenario avvenuto nelle ultime settimane. Negli Stati Uniti, l’indice S&P 500 è tornato appena sopra la parità dopo una fase di volatilità, ma continua a beneficiare di fondamentali economici più solidi.
Uno dei fattori determinanti di questa divergenza è rappresentato dall’energia. L’Europa importa oltre il 55% del proprio fabbisogno energetico, con punte che superano il 90% per alcune materie prime strategiche. L’aumento dei prezzi del petrolio e del gas, che in alcune fasi recenti ha registrato rialzi superiori al 20% in poche settimane, incide direttamente sui costi di produzione delle imprese europee e sul potere d’acquisto delle famiglie. [...]
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