Euro digitale in arrivo dal 2029. Addio privacy, la BCE potrà congelarti il portafoglio come in Canada

Raphael Raduzzi

1 Luglio 2026 - 11:46

Fine del contante? L’Europa vara l’euro digitale e punta a uccidere Visa, Mastercard e le stablecoin.

Euro digitale in arrivo dal 2029. Addio privacy, la BCE potrà congelarti il portafoglio come in Canada

La scorsa settimana, nel silenzio generale dei grandi media, le istituzioni europee hanno fatto un primo passo concreto per l’istituzione dell’euro digitale.

La commissione Affari economici e monetari del Parlamento europeo, con 43 favorevoli, 14 contrari, 1 astenuto ha approvato la propria posizione sul cosiddetto «Single Currency Package», cioè un pacchetto composto da tre regolamenti.Il più importante è quello che dovrebbe creare la cornice normativa della nuova valuta digitale della Banca centrale europea.
Già tra il 6 ed il 9 luglio il nuovo regolamento dovrebbe approdare per il voto plenario del Parlamento. Dall’approvazione, data per scontata visti i numeri in commissione, potrà partire il famigerato trilogo, l’arzigogolato processo legislativo europeo, con il Consiglio europeo e la Commissione europea.

L’obbiettivo dichiarato ed ambizioso è quello di arrivare ad un regolamento definitivo entro fine anno, per dare modo alla BCE di partire con un progetto pilota entro il 2027, per poi erogare l’euro digitale a partire dal 2029.
Per capire meglio l’euro digitale dobbiamo fare un passo indietro spiegando l’attuale gerarchia nei sistemi di pagamento. Oggi, infatti, quando paghiamo con il bancomat, con un bonifico o tramite un’app, nella stragrande maggioranza dei casi non ci stiamo scambiando moneta della banca centrale, bensì depositi bancari. In altre parole, il saldo che vediamo sul conto corrente rappresenta un credito nei confronti della nostra banca, non denaro emesso direttamente dalla BCE.

La vera moneta pubblica, detta base monetaria, è costituita dalle banconote in circolazione e dalle riserve che le banche detengono presso la banca centrale. I cittadini possono utilizzare direttamente solo una parte di questa base monetaria, ossia il contante; tutti gli altri pagamenti elettronici avvengono invece trasferendo depositi tra banche commerciali, che vengono poi regolati attraverso la banca centrale. L’euro digitale cambierebbe in parte questo schema: consentirebbe infatti a cittadini e imprese di detenere e trasferire, anche in formato digitale, una passività diretta della BCE, avvicinando i pagamenti elettronici alla stessa natura giuridica del contante. Non sostituirebbe i depositi bancari, ma aggiungerebbe una nuova forma di moneta pubblica utilizzabile anche nell’economia digitale.

Gli indirizzi votati dalla commissione ECON comprendono vari punti: la gratuità dell’apertura del wallet; un tetto personale di detenzione di euro digitali, tutele della privacy, nessuna sostituzione di monete e banconote. E ancora, la posizione della commissione prevede un’eccezione all’obbligo di essere pagati in euro digitali per le microimprese, salvo che non accettino altri metodi di pagamento digitali. La cosa fa sorridere dato che in Italia, grazie al PNRR, è obbligatorio accettare i pagamenti ed i trasgressori rischiano multe salate. Dunque, anche i pagamenti in euro digitale diverrebbero, nella normativa italiana, dovrebbero essere accettati obbligatoriamente.
A favore dell’euro digitale si sono schierati soprattutto i partiti di sinistra e, tra i rappresentanti italiani, Tridico del M5S ha partecipato alla redazione del parere, più scettici i partiti della destra.

Gli obiettivi propagandati vanno dalla riduzione dei costi nei pagamenti digitali, fino alla geopolitica: si vuole abbattere il monopolio di Mastercard e Visa da un lato e, dall’altro, arginare le stablecoin americane che – di fatto – sono legate al dollaro tipo Theter, fondata per inciso da due italiani. Frenare il cryptomercantilismo del dollaro, come lo ha già rinominato qualche analista.
Nonostante le rassicurazioni della BCE e del Parlamento europeo, il progetto dell’euro digitale continua a suscitare perplessità, soprattutto sul fronte della privacy e del possibile controllo esercitabile sulla moneta.
Il motivo è semplice: a differenza dei depositi bancari, che rappresentano un credito nei confronti di una banca commerciale, come già spiegato, l’euro digitale sarebbe una passività diretta della Banca centrale europea. In altre parole, i cittadini potrebbero detenere una forma di moneta pubblica digitale emessa direttamente dalla BCE.
Il regolamento approvato dalla commissione ECON cerca di fugare questi timori prevedendo garanzie di riservatezza, tuttavia, una parte una parte delle preoccupazioni sorge non tanto sulle regole oggi previste, quanto sulle possibilità che questa tecnologia potrebbe offrire in futuro.

Secondo i critici, una moneta digitale emessa direttamente dalla banca centrale potrebbe, almeno in teoria, rendere possibile introdurre con una futura modifica legislativa strumenti oggi impensabili per il contante: denaro con una data di scadenza per incentivare i consumi, limitazioni all’acquisto di determinati beni o servizi, restrizioni geografiche all’utilizzo dei fondi o, nei casi più estremi, il congelamento del portafoglio digitale di singoli cittadini. Sono scenari che richiamano, da un lato, il sistema di credito sociale sperimentato in Cina, dall’altro, scenari che durante la pandemia Covid si sono già visti, quando ad esempio in Canada dopo la protesta di alcuni camionisti contro le misure pandemiche il governo ha congelato non solo conti correnti ma anche 120 portafogli digitali e personali in criptovalute, da cui erano arrivate donazioni in sostegno al movimento dei truckers.
Dunque, con l’euro digitale orientare la vita economica del cittadino e nel caso, spegnerla totalmente, sarebbe molto più facile tecnicamente.
Per ora comunque, non ci resta che aspettare, per vedere davvero il regolamento finale.