Dopo le proteste delle imprese, il Governo fa marcia indietro e finanzia il fondo per la Transizione 5.0. Sospiro di sollievo per gli esodati 5.0. Ma le proteste potrebbero presto ricominciare.
Dopo la rabbia delle imprese, il Governo ci ripensa e stanzia risorse per gli esodati 5.0, ma chi sono e perché è montata la protesta? Ecco cosa rischia il Governo dopo aver deluso le imprese.
La fiducia delle imprese nel Governo sembra ormai minata, la vicenda degli esodati 5.0 rappresenta uno spartiacque importante perché, nonostante si sia corsi ai ripari, resta la difficoltà a fidarsi di un esecutivo che promette soldi e poi cambia idea. Per capire cosa è successo è bene partire dalle basi: chi sono gli esodati Transizione 5.0 , o semplicemente esodati 5.0 di cui tanto si parla in queste ore?
Esodati 5.0: ecco chi sono
Il Governo con la Legge di Bilancio 2025 aveva messo a disposizione un fondo da 1,3 miliardi di euro in favore delle imprese che effettuavano investimenti in beni innovativi in grado di traghettare l’impresa verso la transizione energetica
In base a tale disponibilità le imprese avevano effettuato investimenti e presentato richiesta per accedere al credito di imposta. Sorge però un imprevisto perché il Governo all’improvviso riduce lo stanziamento a poco più di 500 milioni di euro. Nascono così gli esodati 5.0, cioè imprese che avevano presentato richiesta per il credito d’imposta sui beni strumentali nella finestra in cui le risorse risultavano già esaurite, cioè fra il 7 e il 27 novembre 2025.
A quel punto monta la protesta delle imprese accompagnate dai vertici di Confindustria e dei vari colossi dell’industria italiana.
Il Governo fa marcia indietro, stanziati 1,5 miliardi di euro. Basterà per recuperare la fiducia delle imprese?
Per risolvere la questione viene convocato il tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Alla riunione prendono parte Adolfo Urso, il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione Tommaso Foti e il viceministro dell’Economia Maurizio Leo.
Da quel tavolo si esce con un accordo politico che ha rimesso in piedi l’intero impianto della Transizione 5.0: i fondi sono stati ricostituiti e, per dare un segnale ulteriore al mondo produttivo, sono stati aggiunti altri 200 milioni di euro. Totale dei fondi destinati alla transizione è 1,5 miliardi.
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Iperammortamento, le imprese chiedono il decreto attuativo
Non è ben chiaro dove sono state reperite le risorse, di fatto il Governo fa marcia indietro. Soddisfazione è stata espressa da Confindustria, ma basterà questo a ripristinare la fiducia delle imprese nel Governo?
Questo non è ancora chiaro, infatti, le imprese lamentano il fatto che non sia ancora pronto il decreto attuativo dell’iperammortamento, pilastro della Legge di Bilancio 2026 per le politiche industriali. Prevede la possibilità di portare in deduzione il costo degli investimenti maggiorato. Le imprese stanno già rinviando decisioni di investimento proprio a causa di tali ritardi.
La formulazione iniziale dell’iperammortamento è, infatti, già stata modificata. La stesura iniziale in Legge di Bilancio 2026 prevedeva la possibilità di avvalersi dell’iperammortamento solo per acquisto di beni prodotti in Unione europea, tale limite è caduto con il decreto fiscale dei giorni passati. Resta quindi incertezza sui dettagli di questa misura che potrebbe dare ossigeno alle imprese colpite duramente anche dalla nuova crisi energetica alle porte.
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