La pace nell’era della governance aziendale: anatomia del Board of Peace di Trump. Rischi per l’Italia?
Francesco Galgano, ormai molti anni fa, concludeva il suo volume ‘Lex mercatoria’ sottolineando come e quanto i meccanismi della ‘democrazia aziendale’ si fossero inoculati nel cuore della globalizzazione e nel ventre di quelle che Maria Rosaria Ferrarese ha dipinto come le sue istituzioni. Vero è che questo quadro non riguarda più soltanto la globalizzazione e il diritto internazionale privato, la legge del commercio, ma si è ormai prepotentemente affacciato sul palcoscenico delle relazioni istituzionali e del diritto internazionale pubblico.
Possiamo cercare, ovviamente, di convincerci che il diritto internazionale abbia comunque mantenuto viva la sua testimonianza e la sua presenza, proprio mediante il regime della sua forma privatistica, ma non c’è alcun dubbio che a interessare, occupare e preoccupare, per autoevidenti ragioni, sia principalmente quel diritto che nel e col reticolo di organismi sovranazionali dovrebbe garantire il mantenimento della pace. In questo quadro, il Board of Peace voluto da Donald Trump sta suscitando vasti interrogativi e non meno banali inquietudini.
Annunciato nel settembre 2025, passato attraverso una risoluzione del Consiglio delle Nazioni Unite, la n. 2803, inizialmente il Board avrebbe dovuto riguardare la ricostruzione di Gaza e il mantenimento della pace nell’area mediorientale. In realtà, si è ben compreso, e in poco tempo, che l’organizzazione ambisce ad acquisire orizzonti ben più ampi e una rilevanza decisamente più centrale nell’ordine internazionale. [...]
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