Elezioni USA 2020: 3 conferme economiche se vince Trump

Elezioni USA: sarebbero almeno 3 le conferme economiche in caso di vittoria di Trump

Elezioni USA 2020: 3 conferme economiche se vince Trump

Elezioni USA 2020 sotto i riflettori degli analisti. Le presidenziali più importanti del mondo sono osservate da diversi punti di vista a meno di un anno dal voto. E, soprattutto, le previsioni su possibili vincitori e potenziali scenari si moltiplicano.

Una rielezione di Donald Trump, niente affatto scontata, sarebbe una positiva conferma per Wall Street e porterebbe, probabilmente, almeno a 3 conferme in campo economico.

Non è difficile immaginare, infatti, che l’attuale Presidente degli Stati Uniti insista proprio su tematiche cruciali per la sua visione politica in caso sia di nuovo eletto alla Casa Bianca.

Per le elezioni USA 2020, la campagna dei democratici e dei repubblicani si concentrerà di certo sulle questioni economiche. In questo ambito, Donald Trump potrebbe rafforzare la linea tracciata finora.

Elezioni USA 2020: 3 temi dell’economia che Trump potrebbe confermare

Sono almeno 3 le questioni economiche cruciali per Donald Trump: la difesa degli interessi nazionali - con punte di protezionismo - e connessa lotta alla rivale Cina, il sostegno a tassi di interesse bassi (contro l’attuale Presidente della Fed Powell) e l’alleggerimento fiscale per le imprese.

In caso di vittoria dell’attuale presidente alle elezioni USA 2020, secondo alcuni analisti queste tematiche sono già certe.

1. Rivalità con la Cina

Nonostante la guerra commerciale abbia fatto passi avanti per una credibile tregua, nulla impedisce di immaginare una rielezione di Trump all’insegna della rivalità con Pechino.

Se, infatti, da una parte l’allentamento della minaccia tariffaria è stata necessaria anche per gli USA, con lo scopo di migliorare le prospettive economiche interne, dall’altra la lotta contro la Cina potrebbe trovare nuovi fronti.

Come l’Organizzazione Mondiale del Commercio, attualmente bloccato da Trump per l’impossibilità di trovare un accordo sull’elezione di alcuni giudici. Lo stop alle attività di negoziazione commerciale proprie dell’organismo internazionale sembra rientrare perfettamente nei piani del presidente USA.

In questo momento storico, infatti, l’inquilino della Casa Bianca è più che mai concentrato su una linea protezionistica, che non vede in modo positivo accordi, negoziati, arbitrati. La minaccia di dazi e tariffe per sostenere l’economia interna è diventato un modus operandi degli Stati Uniti, che non vuole legarsi troppo alle regole dell’OMC.

Inoltre, l’organizzazione del commercio, come la Banca Mondiale, è stata più volte criticata da parte statunitense proprio perché favorirebbe la Cina a discapito degli affari USA.

In caso di rielezione, Donald Trump di certo continuerà a sostenere la sua battaglia contro la Cina in queste istituzioni internazionali.

2. Pressioni su Powell (e mancata rielezione)

La critica di Donald Trump nei confronti del Presidente della Fed Jerome Powell è stata apra e costante. Secondo il Presidente USA egli non ha agito abbastanza per difendere gli interessi della nazione.

Più volte, infatti, la Casa Bianca ha polemizzato apertamente sulle decisioni prese in ambito di tassi di interesse. Per i democratici l’ingerenza di Trump con i suoi commenti è stata ai limiti della legalità.

Il presidente USA sostiene una politica di abbassamento maggiore del costo del denaro, necessario per rendere davvero competitiva l’economia statunitense.

Considerando questo rapporto non idilliaco, gli analisti prevedono che, con Trump di nuovo alla presidenza, Powell non venga rieletto per un altro mandato nel 2022.

3. Taglio delle tasse

Nell’ambito della politica interna, un secondo mandato a Trump significherebbe un ulteriore taglio delle tasse. Gli analisti prevedono un secondo round di riduzioni fiscali, noto come Tax Cuts 2.0 sulla scia del Tax Cuts and Jobs Act che hanno ridotto l’aliquota dell’imposta sulle società al 21%.

Le indiscrezioni rivelano che i repubblicani potrebbero progettare una riduzione fiscale per la classe media del 15%. In questo caso, molto dipenderà dalla composizione dei rami parlamentari. Con una Camera a maggioranza democratica, difficilmente Trump avrebbe strada facile su tale tematica.

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