Stati Uniti, elezioni Midterm 2018: quali conseguenze per le azioni USA?

Le elezioni Midterm del 6 novembre costituiscono una data cruciale per il governo Trump e per i mercati azionari e obbligazionari americani. L’analisi di Amundi

Stati Uniti, elezioni Midterm 2018: quali conseguenze per le azioni USA?

Negli Stati Uniti è tempo delle Midterm elections.

Il 6 novembre sarà infatti la volta delle elezioni di metà mandato, che si tengono due anni dopo le presidenziali per l’elezione dei membri della Camera dei Rappresentati del Congresso, le assemblee elettive e i governatori di alcuni singoli Stati.

Nel complesso, però, gran parte degli osservatori etichetta l’appuntamento come un vero e proprio esame per Donald Trump e per i mercati USA.

Ad analizzare nel dettaglio i possibili risvolti dell’imminente appuntamento elettorale è stata Amundi, società di asset management francese, nel suo report “Elezioni americane di Mid-term: possibili programmi economici e implicazioni per i mercati”.

Secondo Amundi restano alte le probabilità di un Congresso diviso, con “il Partito Democratico che assumerebbe il controllo della Camera dei Rappresentanti e il Partito Repubblicano che manterrebbe quello del Senato”.

Ma - spiega Paresh Upadhyaya, Director of currency strategy di Amundi - i Repubblicani potrebbero mantenere il controllo dell’intero Congresso, mentre i Democratici - che al momento vantano un vantaggio nelle intenzioni di voto - potrebbero ottenere la Camera dei Rappresentanti e il Senato.

Elezioni Mid-term: tre scenari possibili sui mercati USA secondo Amundi

La compagnia francese parla di tre differenti scenari per quel che riguarda la borsa statunitense.

Nel caso di un’impasse politica gli investitori si concentrerebbero maggiormente sula crescita degli utili societari, che potrebbero però essere modesti vista l’assenza di ulteriori vantaggi fiscali e la possibilità di un’inflazione superiore alle attese.

Lo scenario più ottimista vedrebbe secondo Amundi l’estendersi del rally delle azioni USA, mentre un’eventuale scenario di status quo - dove i repubblicani resterebbero alla guida del congresso - porterebbe all’eventualità di un’ulteriore riforma fiscale, lo scenario più favorevole per le azioni nel breve termine.

In ultimo, la società francese prevede un rafforzamento del dollaro perché il rialzo potenziale dei tassi al di sopra del tasso neutrale dei Fed Funds “dovrebbe comportare un differenziale dei tassi di interesse favorevole” al biglietto verde:

“Nello scenario di status quo l’ulteriore adozione di riforme fiscali potrebbe tradursi in flussi dei capitali nei mercati azionari e obbligazionari americani che favorirebbero il dollaro”.

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