Stati Uniti elezioni Midterm 2018, chi ha vinto? I risultati: ai Dem la Camera ma Trump tiene il Senato

Elezioni Midterm negli Stati Uniti: i risultati parlano dei Democratici avanti alla Camera, ma i Repubblicani tengono la maggioranza al Senato.

Stati Uniti elezioni Midterm 2018, chi ha vinto? I risultati: ai Dem la Camera ma Trump tiene il Senato

Alla fine il sentore è che queste Midterm elections sono state un voto pro o contro Donald Trump. Preoccupato per gli sviluppi dell’indagine sul Russiagate e il possibile impeachment, “se cado io crollano i mercati”, il tycoon comunque guarda il bicchiere mezzo pieno.

Nel merito si è votato per le elezioni di metà mandato, che avvengono negli Stati Uniti due anni dopo le presidenziali e dove vengono eletti i membri della Camera dei Rappresentati del Congresso e un terzo di quelli del Senato.

I risultati hanno assegnato ai Democratici la maggioranza alla Camera, mentre i Repubblicani hanno mantenuto quella al Senato. Trump quindi ha perso il controllo di una parte del Congresso, ma i dem non sono riusciti a sfondare come previsto.

Elezioni Midterm 2018: i risultati

Prima di martedì 6 novembre più di 34 milioni gli americani avevano già votato con il sistema dell’early voting, ovvero il voto per posta. Tutti gli altri lo hanno fatto nella giornata di ieri con la chiusura dei seggi che è variata a seconda dello Stato.

Vista la differenza di fuso orario, le urne si sono chiuse prima negli Stati orientali, all’una di notte in Italia, mentre è stata l’Alaska l’ultimo Stato a terminare le operazioni di voto alle 7 del mattino, sempre ora italiana.

Ecco i risultati delle Midterm Elections.

Senato

  • Repubblicani - 51
  • Democratici - 45
  • Indipendenti - 2

Camera

  • Repubblicani - 193
  • Democratici - 220

Con il sistema elettorale puramente maggioritario, più che il numero totale dei voti raccolti dai due partiti conteranno i risultati ottenuti in ciascun collegio. In contemporanea, oltre ai deputati e ai senatori sono stati eletti anche i governatori di 36 Stati e 3 Territori.

Prima di questo voto, su un totale di 435 deputati i Repubblicani ne avevano 235 mentre i Democratici 193 con 7 seggi vacanti. Con la maggioranza quindi fissata a 218 deputati, i Democratici per ribaltare la situazione dovevano quindi conquistare almeno ulteriori 25 seggi senza perderne alcuno.

La maggioranza di Trump al Senato invece era ancor più risicata: su un totale di 100 senatori, i Repubblicani ne hanno 51, i Democratici 47 mentre 2 sono gli indipendenti.

Alla fine duqnue è avvenuto il ribaltone dei Democratici alla Camera, mentre i Repubblicani sono riusciti a mantenere il controllo del Senato. Donald Trump quindi nei prossimi due anni dovrà fare i conte con un Congresso spaccato.

Questo potrà influire soprattutto sulle scelte di politica interna, visto che le leggi proposte dal tycoon potrebbero essere stoppate dalla Camera. Sempre i deputati Democratici a questo punto potrebbero anche fare richiesta di impeachment nei confronti di Trump per il caso Russiagate.

Data e funzionamento

Le Midterm elections sono un appuntamento classico della politica degli Stati Uniti. Queste avvengono ogni primo martedì del mese di novembre degli anni pari e, in questo 2018, la data è quindi quella di martedì 6 novembre.

Ma cosa sono queste elezioni di metà mandato ritenute così importanti? Con le Midterm si eleggono i membri di una parte del Congresso, oltre che le assemblee elettive e i governatori di alcuni singoli Stati.

In particolare vengono eletti i 435 membri della Camera dei Rappresentanti, con la durata del mandato di ogni deputato che è di due anni. L’altro ramo del Congresso invece, il Senato, vede i suoi senatori rimanere in carica per sei anni.

Nell’idea dei padri costituenti americani c’era quello di un Congresso bicamerale, fondato su due rami con la Camera che rappresentasse a pieno la volontà popolare e il Senato con un’inclinazione più riflessiva e meno impulsiva.

Così ogni Stato, anche in date differenti, elegge due senatori mentre per quanto riguarda la Camera c’è una proporzione tra popolazione e numero dei deputati eletti, con la California che al momento ne elegge il numero maggiore (53 membri).

Alle Midterm il paese quindi viene diviso in collegi dove viene eletto, con sistema maggioritario tranne che in Louisiana dove c’è il doppio turno alla francese, il candidato che ha ottenuto anche un solo voto in più rispetto allo sfidante.

Le ultime elezioni dei membri della Camera dei Rappresentanti sono coincise con le elezioni presidenziali del 4 novembre 2016, giorno della vittoria di Trump, con i Repubblicani che attualmente hanno la maggioranza con 235 deputati contro i 193 dei Democratici, mentre sono 7 al momento i seggi vacanti.

I sondaggi

Due anni dopo la sua elezione Donald Trump ha potuto quindi constatare se il paese è ancora con lui. Le Midterm però non sono servite soltanto a testare l’indice di popolarità del Presidente, visto che il tycoon adesso si ritrova con una Camera a maggioranza democratica.

Non è un caso che Trump negli ultimi tempi, cercando di dribblare le difficoltà derivanti dall’inchiesta Russiagate, si sia cimentato in una sorta di campagna elettorale permanente visto che i sondaggi erano molto sfavorevoli.

Come possiamo vedere, secondo i periodici sondaggi snocciolati da Real Clear Politics al 4 novembre i Democratici erano in netto vantaggio dati al 49,4%, mentre i Repubblicani non andrebbero oltre il 42,2%.

Un distacco senza dubbio importante ma che nei mesi scorsi era ancor più marcato, visto che a dicembre 2017 la forchetta indicava ben tredici punti di distacco tra i due partiti.

I candidati

Gli americani dovranno eleggere i membri della Camera dei Rappresentanti e il 33% del Senato in queste Midterm elections. Anche in questa occasione però Repubblicani e Democratici hanno scelto i propri candidati da proporre nei vari collegi tramite le primarie.

Non sono mancate le sorprese specie tra i Democratici, con l’elettorato che sembrerebbe essersi spostato più verso sinistra eleggendo molti candidati vicini a Bernie Sanders come la giovane Alexandra Ocasio-Cortez che ha vinto alla grande a New York, collegio del Bronx, con il 77,95% dei voti risultando così a 29 anni la più giovane eletta.

Altro giovane democratico molto apprezzato è Beto O’Rourke, che per il Senato proverà la mission impossible di battere in Texas Ted Cruz, già sfidante di Donald Trump alle primarie dei Repubblicani.

Alla vigilia del voto il distacco era di 5 punti in favore di Cruz, ma O’Rourke sembrava rimontare nei sondaggi: a quello che viene definito il nuovo Obama non è riuscito però il miracolo, vista la sconfitta riportata contro Cruz.

Dopo la debacle di Hillary Clinton alle presidenziali del 2016 sembrerebbe quindi spirare un forte vento del cambiamento nelle gerarchie dei dem, mentre i Repubblicani ormai si sono appiattiti sulle posizioni di Trump e per loro molto dipenderà da quelle che saranno le mosse del Presidente.

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