Elezioni in Venezuela: vince Maduro, soltanto la Russia riconoscerà l’esito del voto?

Vittoria per il presidente Nicolas Maduro alle elezioni in Venezuela: crolla l’affluenza, USA ed Europa hanno già fatto sapere che non riconosceranno l’esito del voto.

Elezioni in Venezuela: vince Maduro, soltanto la Russia riconoscerà l'esito del voto?

Tra i vari appuntamenti elettorali nel mondo di questo 2018, le elezioni che si sono tenute domenica 20 maggio in Venezuela sono senza dubbio tra quelle più attese e delicate: dopo le sanguinose proteste dei mesi scorsi, il presidente Nicolas Maduro alla fine ha deciso di chiamare i suoi cittadini alle urne ottenendo una vittoria annunciata.

In totale sono stati quattro i candidati di queste elezioni in Venezuela, compreso ovviamente Maduro, mentre il MUD (l’unione dei partiti che si oppongono al presidente) ha boicottato il voto in quanto ritenuto una farsa. Eccezion fatta per la Russia, nessun’altra grande potenza mondiale è pronta a riconoscere l’esito delle urne.

Le elezioni in Venezuela

In teoria le elezioni presidenziali in Venezuela si sarebbero dovute tenere a dicembre ma, vista la grande crisi sia economica che sociale che sta vivendo il paese sudamericano, alla fine con una decisione lampo Nicolas Maduro ha deciso di indire la consultazione per domenica 20 maggio.

Sia nel 2008 che nel 2013, le elezioni in Venezuela sono state caratterizzate da un assoluto bipolarismo: da una parte il Gran Polo Patriottico di Huga Chavez prima e Nicolas Maduro poi, dall’altra il MUD (Mesa de la Unidad Democrática) che in pratica ha riunito tutti i partiti del fronte antichavista.

In entrambi i casi Chavez e Maduro riuscirono a ottenere vittorie di misura. La situazione nel paese però è degenerata negli ultimi tempi, tanto che nel 2017 il presidente è stato costretto a dichiarare lo stato di emergenza.

Visto che in pratica tutti i principali leader politici del MUD per vari motivi sono stati interdetti dal candidarsi in queste elezioni, alla fine la principale coalizione avversa a Maduro ha deciso di non partecipare biocottando di fatto il voto.

Alla fine Nicolas Maduro, sostenuto da dieci liste, è stato rieletto con il 67,7% dei voti, mentre il principale sfidante Henri Falcon (espulso dal MUD dopo la sua scelta di candidarsi e che ha denunciato irregolarità) si è fermato al 21,2%. Altri candidati erano Reinaldo Quijada e il pastore evangelico Javier Bertucci.

Maduro così si è assicurato il diritto di governare per altri sei anni in Venezuela. Indicativo però è il dato dell’affluenza alle urne: soltanto il 46,1% degli aventi diritto si è recato ai seggi, con la percentuale che per alcune organizzazioni è stata anche ben inferiore.

Voto farsa?

Come denunciato dal MUD non sembravano esserci le condizioni di trasparenza in queste elezioni in Venezuela. Anche la scheda elettorale che ha visto la presenza per dieci volte del volto di Maduro (una per ogni lista) è stata considerata fuorviante.

Dopo i sanguinosi scontri dei mesi scorsi dove sono state centinaia le vittime tra i manifestanti antigovernativi, il clima del paese è di grande tensione alimentata anche dalla dilagante crisi economica che di fatto ha messo la popolazione in ginocchio nonostante le grandi risorse del sottosuolo venezuelano.

Una situazione questa che ha portato gli Stati Uniti (grandi nemici di Chavez prima e Maduro adesso), gli stati dell’Unione Europea e buona parte di quelli sudamericani, a dichiarare già alla vigilia che non riconosceranno l’esito di queste elezioni.

In pratica si fa prima a elencare i paesi che al contrario sono pronti a riconoscere la vittoria di Maduro: oltre alla Russia da sempre al fianco dei bolivariani, ci sono Nicaragua, Bolivia, Ecuador, Cuba e Antigua e Barbuda.

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