Elezioni Spagna, risultati definitivi: chi ha vinto? Nessuna maggioranza, vola la destra

I risultati definitivi delle elezioni Spagna di domenica 10 novembre: Socialisti primo partito ma il primo ministro uscente Sanchez rischia di non avere ancora una maggioranza, exploit della destra di Vox.

Elezioni Spagna, risultati definitivi: chi ha vinto? Nessuna maggioranza, vola la destra

I risultati definitivi delle elezioni Spagna di domenica 10 novembre: anche il quarto voto in quattro anni, appena sei mesi dopo il voto di aprile, rischia di non consegnare nessuna maggioranza al paese iberico.

Con il Psoe che si conferma primo partito anche se in calo, tutte le varie forze dei centrosinistra hanno raggiunto la soglia dei 176 deputati per formare una maggioranza al Congress a causa soprattutto del vistoso calo di Podemos.

In ripresa i Popolari mentre crollano i liberali di Ciudadanos, tutto con ogni probabilità a vantaggio della estrema di Vox che con un ottimo 15% è ora la terza forza politica in Spagna sfruttando soprattutto caos che si è creato a Barcellona.

Con anche il centrodestra lontano dalla soglia della maggioranza, il primo ministro uscente Pedro Sanchez ha dichiarato come i Socialisti vogliano dare un governo stabile al Paese, lanciando così una sorta di appello rivolto con ogni probabilità ai Popolari per una sorta di grosse koalition come in Germania.

Elezioni Spagna: i risultati ufficiali

Questi sono i risultati definitivi delle elezioni in Spagna del 10 novembre 2019 per quanto riguarda il Congresso, dove si andavano a eleggere i 350 deputati.

PartitoVotiSeggi
Socialisti 28,00% 120
Popolari 20,82% 88
Vox 15,09% 52
Podemos 9,80% 26
Ciudadanos 6,79% 10
Sinistra di Catalogna 3,61% 13
En Comù Podem 2,27% 7
PDeCAT 2,19% 8
Partito Nazionalista Basco 1,57% 7
Màs Paìs 1,35% 2
Euskal 1,15% 5
Coalizione Canaria 0,51% 2
Candidatura di Unità Popolare 1,01% 2
En Común 0,77% 2
Navarra Suma 0,41% 2
Blocco Nazionalista galiziano 0,50% 1
Compromìs 0,73% 1
Partido Regionalista de Cantabria 0,28% 1
Teruel Existe 0,08% 1

Se pensiamo che la nostra situazione politica sia ingarbugliata, quella in Spagna allora può essere paragonata a una autentica sciarada. Il paese iberico infatti domenica 10 novembre si è recato alle urne per la quarta volta negli ultimi quattro anni, la seconda in questo 2019 dove si è votato anche per le europee.

Il motivo della instabilità politica in Spagna può essere ricercata anche nel meccanismo della legge elettorale, entrata in vigore nel 1977. Come da noi, il Parlamento è diviso tra Camera e Senato.

Alla Camera (350 seggi) vige un sistema proporzionale in base ai voti presi in ognuna delle cinquanta circoscrizioni (più o meno l’equivalente delle province). Ognuna di queste elegge un numero di deputati in base alla propria grandezza (massimo 30, minimo 1), mentre non sono previsti dei premi di maggioranza.

Quindi i deputati vengono eletti in maniera proporzionale in base ai voti presi in ciascuna circoscrizione, non tenendo conto del risultato di un partito a livello nazionale. Questo è fondamentale vista la presenza di tante forze politiche regionali.

Al Senato invece (208 seggi) vige un sistema elettorale maggioritario plurinominale, con ogni provincia che elegge 4 senatori (188 in totale) mentre ci sono poi collegi speciali per le isole e per le città autonome (20 seggi in totale).

Con la fine del bipartitismo Popolari-Socialisti e la grande crescita di forze politiche come Ciudadanos (liberali) e Podemos (sinistra), oltre al recente exploit di Vox (destra), questo sistema elettorale rende il Parlamento molto frazionato con grande difficoltà nel mettere assieme delle solide maggioranze.

Come si può vedere dai risultati ufficiali, nemmeno una ipotetica coalizione di centrosinistra o di centrodestra può aspirare al momento alla formazione di un maggioranza di governo: l’unica soluzione a questo punto è una alleanza trasversale.

I candidati

C’è sempre Pedro Sanchez alla guida Partito Socialista. Nonostante la prematura caduta del suo governo a inizio anno, questa volta l’ex presidente puntava ad avere una piena legittimazione popolare dalle urne.


Pedro Sanchez

Dopo l’uscita di scena di Mariano Rajoy, anche il Partito Popolare ha scelto di puntare su un giovane leader. A guidare i popolari in queste elezioni sarà infatti il trentottenne Pablo Casado, pronto a strizzare l’occhio alla destra dopo le urne.


Pablo Casado

Restando nell’ambito del centrodestra spagnolo, i liberali di Ciudadanos sono stati guidati ancora dal loro presidente Alberto Rivera, quarant’anni proprio il prossimo novembre.


Alberto Rivera

Quarant’anni li ha invece compiuti da poco Pablo Iglesias, leader di Podemos che però deve fare i conti con una scissione interna che ha indebolito non poco il partito.


Pablo Iglesias

Dopo l’exploit alle elezioni in Andalusia, il partito di destra Vox si è ora confermato al Congresso guidato da Santiago Abascal, 42 anni leader e fondatore del movimento già sbarcato anche a Bruxelles.


Santiago Abascal

Altro giovane è Íñigo Errejón, è un classe 1983, leader insieme all’ex sindaca di Madrid Manuela Carmena di Màs Paìs, il nuovo partito nato da una scissione in seno a Podemos: sempre schierata a sinistra, questa forza politica è considerata però più moderata rispetto alle altre presenti in Spagna.

Íñigo Errejón

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