Gli effetti del Covid a lungo termine: cosa sappiamo adesso della “nuova” malattia

Cosa sappiamo davvero degli effetti a lungo termine del coronavirus? Un report del National Institute for Health Research spiega quali sono le conseguenze dell’infezione una volta guariti.

Gli effetti del Covid a lungo termine: cosa sappiamo adesso della “nuova” malattia

Dall’inizio della pandemia scoppiata in Cina abbiamo avuto modo di conoscere sempre di più il nuovo coronavirus che ha messo in ginocchio il mondo intero e adesso si cominciano a comprendere anche quali siano i reali effetti e le conseguenza a lungo termine della nuova infezione polmonare.

Se in un primo momento, quando il virus iniziava a diffondersi, si pensava che la maggior parte dei pazienti si sarebbe ripreso completamente nel giro di poche settimane, adesso appare chiaro che non è così, ma che l’infezione causata dal coronavirus porta con se diversi effetti a lungo termine.

Gli effetti a lungo termine del coronavirus

Un nuovo report pubblicato dal National Institute for Health Research (NIHR) evidenzia che l’infezione da coronavirus può causare una serie di altre sindromi che possono manifestarsi anche contemporaneamente. La dottoressa Elaine Maxwell, l’autrice principale del rapporto, ha infatti precisato che il coronavirus è in grado di causare fino a 4 diverse sindromi. Ecco quali sono:

  • Gli effetti post terapia intensiva. Secondo quanto riportato dal report, una volta guariti e dimessi dall’ospedale, i pazienti non recuperano completamente le loro funzionalità fisiche, ma è stato notato che molti pazienti, per cui si è resa necessaria la terapia intensiva, hanno difficoltà a sedersi da soli o ad alzare le braccia, altri ancora hanno problemi a parlare o a deglutire. Sono stati riscontrati anche diversi casi di depressione o di disturbo post traumatico da stress.
  • L’affaticamento post virale. Molti pazienti guariti dal coronavirus riportano di sperimentare dolori muscolari, al momento sono in corso degli ulteriori studi per comprendere quanto queste patologie possano cronicizzarsi.
  • I danni agli organi. È stato dimostrato che l’infezione causata dal Sars-CoV-2 può causare dei danni permanenti anche agli organi, come il cuore e i polmoni. Secondo un recente studio, la metà dei pazienti dimessi, dopo sei settimane continuava ad avere affanno. I danni all’apparato cardiaco invece sono stati registrati in circa un terzo dei pazienti. In alcune persone guarite dalla COVID-19 sono stati inoltre riscontrati dei problemi al fegato e alla pelle.
  • I sintomi fluttuanti. Questo è forse il gruppo più controverso. Secondo il rapporto dell’NIHR, diversi pazienti hanno dapprima sperimentato dei sintomi che hanno coinvolto un sistema fisiologico, che si sono poi affievoliti per colpirne un altro. Dall’analisi a lungo termine dei pazienti COVID è stato riscontato che il 70% di loro ha sperimentato delle fluttuazioni nel tipo di sintomi, mente l’89% nella loro intensità

I pazienti maggiormente colpiti dagli effetti a lungo termine

Si stima che almeno il 10% dei pazienti guariti dal coronavirus abbia sperimento altri sintomi per circa 3 settimane, mentre un paziente su 50 per circa 3 mesi. Tendenzialmente tutte le persone appartenenti a qualsiasi età sono a rischio, ma quelle più colpite sembrano essere le donne e le persone anziane. Il Prof Tim Spector, professore di epidemiologia genetica al King’s College di Londra, ha infatti precisato che: “Sopra i 18 anni, il rischio di sintomi che durano più di un mese sembra generalmente aumentare con l’età”.

Nei pazienti anziani gli effetti a lungo termine del coronavirus, sembra abbiano trovato un terreno fertile, come ha detto la professoressa Karen Spilsbury, cattedra di ricerca infermieristica presso l’Università di Leeds: “Quello che abbiamo sentito dal personale di prima linea è che c’è un gruppo di pazienti che forse sembravano in convalescenza e poi hanno avuto una ricaduta. In particolare sembra che l’infezione polmonare abbia accelerato il declino cognitivo nei pazienti già affetti da demenza.

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