Si parla spesso delle (fallimentari) sanzioni economiche che i Paesi del «blocco occidentale» hanno imposto alla Russia. Se tali sanzioni avevano l’obiettivo strategico di impedire a Mosca di adottare un’economia di guerra in grado di fronteggiare «l’operazione speciale» in Ucraina, esse hanno infatti fallito miseramente, così come si è rivelata deludente e fallimentare la strategia occidentale che dal 2014, dopo Euromaidan e l’occupazione della Crimea, ha messo la Russia nel mirino.
L’economia russa si è dimostrata resiliente, negli ultimi due anni: Il Pil russo è cresciuto del 3,6% nel 2023 e il Fondo Monetario Internazionale prevede una crescita del 2,6% quest’anno. La disoccupazione è ai minimi storici e i salari sono in aumento. Sul campo di battaglia, la Federazione russa avanza su più fronti dopo la vittoria di Avdiïvka e gli ucraini devono fare i conti con una grave mancanza di uomini e di rifornimenti, complice anche lo stallo presso il Congresso americano.
Le sanzioni occidentali? Hanno avvicinato Russia, Cina e Iran
Come riporta Business Insider, la Russia è riuscita a tenere in piedi la propria economia orientando il proprio commercio verso mercati alternativi, tra cui India, Cina e Iran. Secondo un rapporto dell’Atlantic Council, infatti, Mosca e Teheran stanno riuscendo ad aggirare le sanzioni occidentale grazie al decisivo apporto di Pechino. «I proventi petroliferi provenienti dalla Cina stanno sostenendo le economie iraniana e russa e stanno minando le sanzioni occidentali», scrivono nel rapporto Kimberly Donovan e Maia Nikoladze. Inoltre, «l’uso della valuta e dei sistemi di pagamento cinesi in questo mercato limita l’accesso delle giurisdizioni occidentali ai dati sulle transazioni finanziarie e indebolisce i loro sforzi di applicazione delle sanzioni».
Le contro-sanzioni di Mosca
Nei giorni scorsi il presidente russo Vladimir Putin ha spiegato che le sanzioni hanno creato «problemi temporanei per noi», ma ha aggiunto di essere sicuro che «tutto, naturalmente, sarà fatto comunque». Ma ciò di cui poco si parla in occidente riguarda inoltre le contro-sanzioni che il Cremlino ha imposto a Stati Uniti, Regno Unito ed Unione europea. Nel marzo 2022, il governo ha imposto ai cittadini residenti in Russia, senza la preventiva autorizzazione della Commissione governativa per il controllo degli investimenti esteri, effettuare le seguenti transazioni con stranieri con sede in «Stati non amici» e con persone controllate da tali stranieri: fornire prestiti in rubli, trasferire la proprietà di titoli e trasferire la proprietà di immobili.. Il 25 aprile 2023, Putin ha promulgato il Decreto presidenziale n. 302, che stabilisce la base per porre sotto amministrazione governativa le proprietà russe possedute o controllate da investitori «associati a» uno Stato «ostile». Il decreto si applica in caso di minacce alla sicurezza nazionale russa o nel caso in cui la Russia o cittadini della Federazione siano privati del diritto di proprietà di beni all’estero a causa di «azioni contrarie al diritto internazionale» in riferimento alle richieste di sequestrare i beni russi congelati per pagare la ricostruzione dell’Ucraina. Mosca ha inoltre imposto l’obbligo agli acquirenti di gas naturale russo con sede in «Stati non amici» di pagare il gas in rubli russi. L’inosservanza di questo requisito può portare all’interruzione di ulteriori forniture.
Ma al di là dell’aspetto meramente finanziario, le contro-sanzioni russe mordono anche nella vita reale. Ne sanno qualcosa gli inglesi, che rischiano di limitare la loro fame del tradizionale «Fish & Chips» dopo che il presidente russo ha deciso, come contromisure del sostegno occidentale all’Ucraina, di stracciare un accordo che da 68 anni consente ai pescherecci britannici di pescare il merluzzo nel mare di Barents, nelle acque territoriali russe, e da cui proviene il 40% del merluzzo totale impiegato proprio dai britannici. Non solo. Mosca potrebbe presto decidere di prendere in considerazione l’ultima iniziativa dell’Associazione dei viticoltori e produttori di vino della Russia (Avvr) di imporre dazi del 200% sulle importazioni di vino dai Paesi cosiddetti «ostili» alla Russia, compresi gli Stati della Nato e naturalmente anche l’Italia, che è uno dei Paesi che ha più subito danni dalla lunga guerra di sanzioni e contro-sanzioni che prosegue sin dal 2014/2015. Una guerra che come occidente stiamo perdendo.