Rating sovrani: l’Italia ha scampato pericolo S&P, quali revisioni in calendario entro fine 2018?

L’attività delle agenzie di rating è sempre intensa: il calendario da qui a fine anno è infatti ricco di appuntamenti per quanto riguarda le revisioni dei rating sovrani di Unione Europea, Francia, Germania e Regno Unito. La panoramica dell’Ufficio studi di Money.it

Rating sovrani: l'Italia ha scampato pericolo S&P, quali revisioni in calendario entro fine 2018?

L’Italia ha potuto tirare un sospiro di sollievo per quanto riguarda i giudizi delle agenzie di rating. Lo scorso 26 ottobre è infatti arrivato l’ultimo voto dell’anno, quello di Standard & Poor’s.

L’agenzia di rating Usa ha per certi versi sorpreso il mercato, con una decisione più morbida di quanto previsto dagli investitori, e spostato la lancetta dell’outlook da “stabile” a “negativo”, senza tagliare la valutazione sul merito creditizio del Paese, al momento ferma a BBB, due livelli sopra il non-investment grade.

Un discorso simile vale per Fitch, che il 31 agosto 2018 ha lasciato invariato il giudizio sul nostro Paese, cambiando l’outlook da stabile a negativo. Anche in questo caso l’Italia è a due passi di distanza dal declassamento a spazzatura.

Non è stata dello stesso avviso Moody’s che inveceil 19 ottobre 2018 ha tagliato il rating italiano da Baa2 a Baa3, lasciando l’outlook a stabile. In questo caso il Belpaese è solamente un gradino sopra l’essere considerato «spazzatura».

Anche l’Agenzia di rating etico londinese, la Standard Ethics, non ha mancato di far sentire la sua opinione declassare a ’negativo’ l’outlook della Repubblica Italiana (clicca qui per rileggere la notizia).

I timori degli investitori internazionali sono catalizzati sulla manovra economica del Governo Conte e dalle tensioni tra Roma e Bruxelles ma siccome il fronte italiano non è l’unica fonte di rischio è bene tenere a mente anche gli appuntamenti che da qui a fine anno possono avere impatti sui mercati. Vediamoli.

Il calendario delle Agenzie di rating da qui a fine anno

Il calendario delle agenzie di rating risulta fitto di appuntamenti per quanto riguarda la revisione dei rating sovrani da qui a fine anno. Particolare attenzione nel contesto dei giudizi delle agenzie a livello europeo va posta su Francia, Unione Europea, Germania e Gran Bretagna.

Primi della classe sotto esame

La prima ad essere esaminata sarà la Francia, che dovrà fare i conti con il giudizio di DBRS il prossimo 7 novembre. L’ultimo giudizio dell’agenzia canadese sul Paese guidato da Emmanuel Macron risale all’11 maggio 2018, attestandosi ad una tripla A e outlook stabile. Per quanto riguarda le altre agenzie di rating, S&P valuta il Paese con una doppia A, mentre Moody’s con un Aa2.

Non si ferma il lavoro di DBRS: il 23 novembre dovrà dare il voto sull’Unione Europea, che lo scorso 25 maggio è stata promossa a pieni voti con una tripla A.

Per quanto riguarda la Germania, lo scorso 3 agosto è arrivato il giudizio di Fitch, che ha confermato il rating AAA (il massimo) per il Paese guidato da Angela Merkel. Pochi giorni fa, il voto è stato confermato anche da S&P, che premia il Paese teutonico con il massimo dei voti, attribuendo un AAA con outlook stabile. Il 7 dicembre verrà il turno di DBRS: l’agenzia canadese dovrà valutare il merito di credito del Paese, al momento valutato con una tripla A.

Gran Bretagna e rischio Brexit

Due appuntamenti aspettano invece la Gran Bretagna: il 7 dicembre sarà il turno di Moody’s, che al momento valuta il Paese guidato da Theresa May con un giudizio di Aa2. Una settimana dopo, il 14 dicembre, toccherà a DBRS esprimere il suo giudizio, che nell’ultima revisione risalente al 15 giugno valuta il Regno Unito con un voto di AAA. Il 26 ottobre 2018 S&P ha confermato il rating sull’Inghilterra con una doppia A, inserendo però un outlook negativo (rileggi l’articolo «Brexit, senza un accordo il rischio è la recessione. Lo dice S&P»).

L’Ufficio Studi di Money.it ha riassunto in una tabella le varie date in cui verranno pubblicati tali aggiornamenti.


Elaborazione Ufficio Studi di Money.it

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