L’agenzia di rating S&P non esclude la possibilità di una Brexit senza intesa. Se tale ipotesi si verificasse la Gran Bretagna potrebbe rischiare la recessione
L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, senza un accordo, potrebbe portare il Paese verso una moderata recessione, lunga anche più di un anno.
Ad affermarlo è l’agenzia statunitense Standard and Poor’s che, nonostante convenga sul raggiungimento di un’intesa tra Londra e Bruxelles entro la scadenza di marzo 2019, non esclude nemmeno il contrario.
Brexit, il mancato accordo potrebbe danneggiare l’economia
Il rischio che non si arrivi a un accordo sulla Brexit tra Unione europea e Londra è aumentato, al punto da essere preso in seria considerazione nella valutazione dell’agenzia di rating.
Tale opinione è maturata a seguito dell’incapacità dei protagonisti di trovare la quadra sulla questione dell’Irlanda del Nord e dei suoi confini. Da un lato l’Europa avverte che la Brexit comporterà la rinuncia alla libera circolazione e al libero scambio, dall’altro Teresa May che non digerisce tale imposizione.
“Lo scenario di base è che il Regno Unito e l’UE raggiungeranno l’accordo e ratificheranno la Brexit nei tempi stabiliti, seguirà una fase di transizione che durerà fino al 2020, poi si arriverà a un accordo sul libero scambio”,
chiarisce l’analista del credito di S&P Global Ratings, Paul Watters che poi aggiunge:
“Tuttavia crediamo che il rischio di un no-deal sia aumentato a sufficienza da essere preso in considerazione”.
Nello scenario di una Brexit senza intesa, S&P calcola che il Regno Unito si troverebbe ad affrontare una moderata recessione della durata di 4-5 trimestri, il potenziale di crescita a lungo termine dell’economia diminuirebbe, con un Pil in contrazione dell’1,2% nel 2019 e dell’1,5% nel 2020. Buona parte del 5,5% di Pil perso sul triennio sarebbe con ogni probabilità permanente.
“Le nostre valutazioni su economia, conti pubblici e debito finirebbero sotto pressione. Nell’ipotesi di un non accordo è probabile un declassamento di rating.”
A risentirne sarebbe il settore immobiliare: i prezzi degli uffici londinesi potrebbero calare del 20% in due o tre anni. Le banche inglesi sarebbero le più vulnerabili, ma in generale aumenterebbero anche le insolvenze delle imprese.
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