Ho iniziato a investire nel lontano 2004, ovvero quando ho iniziato ad avere uno stipendio fisso. Guardando le mie prime operazioni con lo specchietto retrovisore, ammetto di aver fatto parecchi errori di gioventù. Credo che sia importante analizzare i propri errori e farne tesoro, allo scopo di non ripeterli in futuro o quantomeno di limitarli (la perfezione non esiste).
Uno degli errori che commettevo riguardava l’adozione di comportamenti errati. Tecnicamente parliamo di “finanza comportamentale”.
In questo articolo andrò ad analizzare cos’è la finanza comportamentale, a cosa serve, farò qualche esempio di momenti delicati per un investitore, quali sono stati i comportamenti errati e come andare a contrastare o mitigare gli effetti.
Cos’è la finanza comportamentale?
L’economia tradizionale pone l’investitore come un individuo che opera in maniera razionale con il fine ultimo di ricercare la massimizzazione del profitto. La finanza comportamentale applica la psicologia cognitiva alle scelte degli investitori con lo scopo di spiegare da cosa è influenzato nella realtà l’operatore economico e in quale modo egli agisce sui mercati finanziari ponendo come base l’uomo come essere imperfetto e, di conseguenza, irrazionale. Su questo argomento sono stati perfino assegnati dei premi Nobel per l’economia: nel 2002 allo psicologo israeliano Daniel Kahneman (insieme a Vernon Smith) per gli studi e le ricerche sulla psicologia cognitiva, i processi mentali e le decisioni economiche, e nel 2013 all’economista statunitense Robert James Shiller, autore nel 2005 del libro “Euforia irrazionale”.
A cosa serve la finanza comportamentale?
La risposta è semplice: serve ad individuare possibili errori nelle decisioni di investimento dei risparmiatori e aiuta ad evitarli. Impossibile evitarli sempre, ma sicuramente può dare un grosso aiuto.
Dando uno sguardo al passato è evidente che in vari momenti storici le decisioni negli investimenti siano state influenzate dalle emozioni. E quando si parla di investimenti, bisogna cercare di lasciare l’emotività da parte. Non è facile, lo so, ma è possibile allenare questa capacità.
Senza andare troppo indietro nel tempo, ecco qualche esempio significativo di periodi emotivamente importanti:
- L’euforia nei titoli azionari del 2000;
- La conseguente crisi post bolla internet, tecnologia e telecomunicazioni del 2002/2003;
- La crisi Lehman Brothers nel 2008, dei mutui subprime e del mercato immobiliare;
La crisi dei titoli di Stato area euro nel 2013;
Il crollo Covid del 2020;
Il profondo rosso azionario e obbligazionario dell’anno scorso in seguito a scoppio del conflitto russo/ucraino, aumento dell’inflazione e dei tassi di interessi da parte di FED e BCE.
Attenzione perché anche in futuro avremo certamente altri eventi che metteranno a dura prova i nostri comportamenti.
Cosa hanno in comune questi momenti storici e quali sono state le scelte di investimento prevalenti?
Hersh Shefrin (pioniere della finanza comportamentale) ci aiuta ad individuare i tre temi principali:
1. Euristica: le decisioni vengono prese istintivamente, sulla base di esperienze passate (spesso eccessivamente negative o positive), pregiudizi cognitivi (distorsioni che ci fanno deviare dal classico e corretto flusso di ragionamento razionale) e razionalità limitata (e torniamo alla precedentemente citata emotività);
2. Inquadramento: la scelta viene influenzata dal modo in cui viene presentato un problema (conosciuto anche come “framing”);
3. Inefficienze di mercato: spiegazioni per esiti di mercato osservati che sono contrari alle spiegazioni razionali e all’efficienza del mercato.
Quali sono stati i comportamenti errati?
L’overconfidence (letteralmente essere troppo sicuri di sé) è una sovrastima delle capacità personali, un’eccessiva fiducia nei propri mezzi. Eccessi di sicurezza, sopravvalutazione di sé stessi e delle proprie conoscenze ed informazioni.
Per quanto riguarda i risultati, non si può non citare l’avversione alle perdite, ovvero l’atteggiamento non razionale rispetto alla probabilità di realizzare un guadagno o una perdita. In generale, il valore attribuito al potenziale guadagno è inferiore al dispiacere di realizzare una perdita di eguale entità. La conseguenza può essere una decisione in direzione contraria rispetto a quella utile.
Anche l’effetto-gregge può arrecare danni importanti. Si tratta di un comportamento che si manifesta in animali sociali, come oche, scarafaggi e, naturalmente, pecore, che porta a muoversi seguendo i compagni vicini, indipendentemente dalla loro destinazione. In matematica, un gregge è un esempio di sistema auto-organizzante, un gruppo composto da un numero elevato di ’agenti’ che seguono regole semplici e in cui le dinamiche individuali sono influenzate da quelle degli agenti più prossimi. Nonostante si tratti di atteggiamenti solitamente associati ad animali, studi del genere sono utili per indirizzare al meglio anche grandi folle di esseri umani in situazioni delicate. Questo accade nella vita quotidiana e anche in finanza. In finanza si traduce in “seguire la massa”, quando un investitore ignora le proprie informazioni e segue solo le decisioni prese da altri investitori. In pratica, non procede con un’analisi critica e orientata ai propri obiettivi, ma si affida alle scelte fatte dalla maggioranza.
Le esperienze del passato possono inoltre influenzare le scelte future. Un esempio classico che può averci coinvolto in famiglia è l’acqua bollente. Essersi scottati una volta con l’acqua bollente non significa che l’acqua sia sempre di una temperatura fastidiosa. Quindi se in passato alcuni investimenti non han dato soddisfazione, non è corretto proiettare il passato nel futuro.
Un altro aspetto riguarda le resistenze al cambiamento. Quando otteniamo risultati il nostro cervello traccia dei solchi cognitivi, dei binari che sono sicuri e ci fanno andare più veloci, ma da cui poi non vogliamo deviare, visto che andiamo così veloci e sicuri. E da cui anche volendo fatichiamo a deviare. Questo sia in positivo che in negativo. Perché cambiare se abbiamo fatto sempre così? In realtà è giusto mettersi in discussione e osservare le cose sotto punti di vista differenti, magari ascoltando chi la pensa diversamente da noi.
Come contrastare (o mitigare) gli effetti?
Avendo sempre ben chiari i motivi che ci hanno spinto a investire, i nostri obiettivi finanziari (pensione, studio dei figli, una casa in montagna…) e il tempo necessario a raccogliere i frutti di quanto abbiamo seminato.
I mercati finanziari non sono prevedibili ma noi possiamo giocare d’anticipo e creare un nostro progetto di investimento che preveda anche shock di mercato che, ciclicamente, si presenteranno sempre e che potrebbero mettere a dura prova i nostri nervi e la nostra capacità di restare razionali. Per esempio, io mi tengo un piccolo taccuino nel quale scrivo (poche volte all’anno e quando le acque sono tranquille) cosa dovrei fare, usiamo il condizionale, sono umano anch’io, se dovesse arrivare la tempesta. Ma adesso la tecnologia ci viene in aiuto con fogli Excel, alert o altro ancora.
Spero che questo articolo vi possa essere utile a gestire al meglio i vostri risparmi, senza essere preda di comportamenti non corretti, compulsivi e non razionali. Non dimenticate la frase del mitico oracolo di Omaha Warren Buffett: “Comprate solo qualcosa che sareste perfettamente felici di tenere se il mercato chiudesse per 10 anni”.