Le previsioni degli analisti sono fatte per essere smentite.
Mi ricordo ancora adesso a inizio 2024 gli scenari che si andavano configurando fra i diversi gestori di patrimoni a livello mondiale. I mercati iniziarono il 2024 con gli investitori che si aspettavano un rallentamento del rally azionario globale, dei tagli rapidi dei tassi d’interesse negli Stati Uniti di fronte ad una recessione imminente, un movimento tale da rafforzare i prezzi dei Treasuries e indebolire il dollaro e le valute dei mercati emergenti. Molti raccomandavano la prudenza assoluta e consigliavano di abbassare fortemente il peso azionario nei portafogli.
Le azioni mondiali (vedi indice MSCI World) si sono predisposte invece per un secondo guadagno annuale consecutivo di oltre il 17%, indifferenti alle guerre in Medio Oriente e in Ucraina, insensibili alla contrazione economica della Germania e al collasso dell’industria dell’auto tedesca, al caos del bilancio francese con conseguente instabilità politica e al rallentamento economico della Cina.
MERCATO AZIONARIO
Abbiamo invece avuto un secondo anno di guadagni enormi per le azioni di Wall Street, mentre la “febbre” dell’intelligenza artificiale e una solida crescita economica hanno attratto più capitali globali sugli asset statunitensi, facendo salire il dollaro del 7% rispetto alle valute rivali nel 2024.
L’esuberanza negli Stati Uniti è aumentata dopo la vittoria elettorale di Donald Trump del 5 novembre, proprio perché i trader si concentravano sui piani del presidente eletto per riduzioni delle tasse con conseguente aumento dei consumi e degli investimenti.
In qualche modo anche nel 2025 rimarremo “prigionieri” dei mercati azionari statunitensi, poiché ancora una volta saranno loro a dettare legge su tutti gli altri mercati azionari mondiali.
Un po’ come la Fed che detta legge su tutte le altre banche centrali. Quando nel 2022 la Fed iniziò ad alzare i tassi, a ruota seguirono le altre banche centrali. E viceversa, ora che siamo in territorio di espansione monetaria. Quello che voglio dire è che i mercati azionari mondiali entrano nel 2025 sempre più esposti alle tendenze che traggono origine dagli degli Stati Uniti, un fattore di rischio che è emerso con forza sotto gli occhi di tutti dopo che la Federal Reserve ha agitato i mercati questo mese, indicando - nella conferenza stampa dell’ultima riunione dell’anno - un minor numero di tagli dei tassi nel 2025.
Se diamo fiducia allo scenario di una crescita sostenuta per il 2025 in America senza risvegli improvvisi dell’inflazione, tali da lasciare la Fed sostanzialmente accomodante nei confronti della domanda interna e dei consumi, i mercati azionari americani continueranno a salire. Soprattutto per effetto della spinta sui consumi derivante dalla detassazione dell’amministrazione Trump.
Nel frattempo, gli investitori attivi sul mercato del debito pubblico USA sono sempre più ansiosi riguardo ai dazi commerciali proposti da Trump, che potrebbero riaccendere l’inflazione, e temono che la politica di ridurre le tasse, se non è accompagnata da una parallela riduzione della spesa pubblica, porterà ad un eccessivo rapporto indebitamento/PIL che potrebbe turbare il mercato dei Treasury da 28 trilioni di dollari e provocare un ulteriore rialzo dei rendimenti, e un crollo dei prezzi dei titoli di stato a lunga durata.
Attualmente infatti siamo su un rapporto debito/PIL del 120%, cioè ai massimi degli ultimi 65 anni come potete vedere dal grafico della Fed di Saint Louis qui sotto.
ANDAMENTO 1960-2024 DEL RAPPORTO DEBITO/PIL (SCALA DI SINISTRA) A CONFRONTO CON I PERIODI RECESSIVI(COLONNE IN GRIGIO SULLA SCALA DELLE ASCISSE)
FONTE: FEDERAL RESERVE BANK OF SAINT LOUIS
MERCATO OBBLIGAZIONARIO
Se possiamo dormire sonni relativamente tranquilli per ciò che concerne il mercato azionario americano per il 2025, se ci fosse un brusco risveglio dell’inflazione chi dovrebbe seriamente preoccuparsi saranno gli investitori del mercato obbligazionario in dollari.
Nel 2025 in America si ribalterà probabilmente il concetto di asset class “rischiosa”: le azioni USA saranno meno volatili delle obbligazioni in dollari.
Se volete rischiare poco dovrete comprare azioni.
Se volete rischiare molto, dovete comprare obbligazioni in dollari a lunga scadenza.
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Il mercato obbligazionario americano sarà più volatile di quello azionario negli USA nel 2025. Diversamente da ciò che accadrà in Europa.
Infatti, per l’area euro purtroppo mi aspetto:
- un’inflazione calante,
- una crescita stagnante,
- una disoccupazione in aumento.
Questi eventi di cui sopra faranno prediligere agli investitori europei i mercati obbligazionari ed esercitare la massima prudenza sui mercati azionari. Certamente una eventuale fine della guerra Russia-Ucraina e l’abbandono delle mire espansioniste di Putin porterebbero una ventata di ottimismo per i mercati, anche perché di lì si aprirebbero per i mercati e le aziende europee nuove opportunità legate alla ricostruzione dell’Ucraina.
Ma se ciò non accade i listini europei affronteranno un debole contesto di crescita europea, in assenza di inventivi fiscali dei governi, che hanno già dato tanto nel periodo del Covid del 2020-2022, e che non potranno sostenere la domanda interna perché alle prese con esigenze di riduzione del debito pubblico.
Nel 2025 mi aspetto quindi che per l’area euro lo scenario di investimenti sia specularmente opposto a quello americano.
Come investire?
- Negli USA preferite il comparto azionario con ETF sullo SP500 e sul Dow Jones, ma state lontani dal mercato obbligazionario.
- In Europa attenti a non aumentare il peso azionario e valutate di acquistare bond governativi a lunga scadenza, dal decennale al trentennale, aiutati dalla BCE che taglierà forse 4 volte i tassi a colpi di -25bps per un totale di -100 bps rispetto ai livelli attuali.Anche attraverso ETF obbligazionari specializzati in bond governativi a lunga duration.
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