È flop per AppLI, l’assistente virtuale della ministra Calderone che promette di risollevare l’occupazione italiana

P. F.

16/01/2026

Scarso successo per l’app promossa dal Ministero del Lavoro per incentivare i cittadini inattivi a trovare impiego. Solo 30.000 iscritti (0,2%) e 250.000 di soldi pubblici spesi in promozione.

È flop per AppLI, l’assistente virtuale della ministra Calderone che promette di risollevare l’occupazione italiana

Non ha riscosso molto successo AppLi, l’assistente virtuale del Ministero del Lavoro creato per incentivare gli inattivi a trovare un’occupazione. A decantarne le potenzialità dello strumento era stata la ministra Marina Calderone che, nei mesi scorsi, aveva promesso che l’applicazione avrebbe ridotto in modo significativo il numero dei NEET - la categoria di giovani tra i 15 e i 35 anni che non studia, non lavora e non segue alcun percorso di formazione - che in Italia ammontano attualmente a circa 12,4 milioni.

Peccato che AppLi abbia raggiunto una base esigua di appena 30.000 utenti, pari allo 0,2% degli inattivi, nonostante la serrata campagna di marketing per la promozione dell’app in cui sono stati spesi circa 250.000 euro di fondi pubblici.

Cos’è AppLI, la piattaforma del Ministero del Lavoro per trovare occupazione

AppLI è un assistente virtuale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, accessibile gratuitamente e senza limiti di orario o di utilizzo sul sito appli.lavoro.gov.it. Il servizio è rivolto ai giovani tra i 18 e i 35 anni in possesso di SPID o CIE e promette di seguirli in un percorso personalizzato di orientamento, formazione e inserimento nel mondo del lavoro. Attraverso un’interazione guidata, l’utente viene supportato nella fase di attivazione o riattivazione, con un’attenzione particolare a chi si trova in condizioni di inattività, come i NEET.

Dal punto di vista tecnologico, AppLI rappresenta il primo sistema di intelligenza artificiale generativa multi-agente realizzato da una Pubblica Amministrazione italiana e si propone di affrontare “in modo innovativo e inclusivo” problematiche complesse legate all’occupazione giovanile.

Inserito nell’ecosistema del Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa (SIISL) e sviluppato con INPS, il progetto è il risultato di un percorso di co-creazione che ha coinvolto fin dall’inizio giovani utenti, Regioni, centri per l’impiego ed esperti del settore, con l’obiettivo di sviluppare uno strumento realmente aderente ai bisogni delle persone.

Perché AppLI non funziona? I limiti del servizio

Nonostante i presupposti promettenti, l’applicazione ministeriale non sembra aver scaturito l’interesse degli inattivi. Tra i limiti più evidenti, c’è quello dell’intelligenza artificiale utilizzata per fare orientamenti personalizzati.

Le funzioni AI di AppLi, come la creazione del CV, la lettera di presentazione e la simulazione dei colloqui, sebbene utili per fornire rapidamente un quadro iniziale, producono risultati generici e standardizzati: il CV elenca mansioni e competenze senza raccontarne la storia personale, la lettera segue schemi predefiniti e la simulazione del colloquio non coglie sfumature emotive, motivazioni nascoste o segnali non verbali dell’utente.

L’intelligenza artificiale offre suggerimenti e percorsi possibili, ma non è in grado di dare senso o intenzione alle scelte professionali. In sostanza, pur rappresentando un valido punto di partenza operativo, AppLI resta uno strumento complementare: i dati generati dall’AI servono come mappa preliminare, ma solo un’orientatore umano può trasformarli in strategie realmente personalizzate e significative.

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