Durc non concesso, ecco alcuni consigli per non andare nel panico

Paolo Ballanti

20 Settembre 2023 - 15:09

L’azienda che non ottiene l’attestazione della regolarità contributiva è costretta a passare giorni difficili, fatti di ansie e problemi. Ecco come fare per mantenere la calma e superare l’ostacolo

Durc non concesso, ecco alcuni consigli per non andare nel panico

La regolarità dei versamenti da parte delle aziende in favore di Inps, Inail e Casse edili è considerata una condizione indispensabile per la fruizione dei benefici normativi e contributivi in materia di lavoro e legislazione sociale, oltre che un elemento richiesto nell’ambito di appalti di opere, servizi e forniture pubblici.

Fino al 30 giugno 2015 la regolarità in parola era attestata dal Durc sigla di «Documento unico di regolarità contributiva».

A partire dal 1° luglio 2015 è attiva una procedura di verifica online, accessibile dai portali Inps ed Inail ai seguenti soggetti abilitati (oltre che alla stessa azienda):

  • Le amministrazioni aggiudicatrici;
  • Gli enti e altri soggetti aggiudicatori;
  • Le stazioni appaltanti;
  • Gli organismi di attestazione SOA;
  • Le amministrazioni pubbliche concedenti;
  • I concessionari ed i gestori di pubblici servizi;
  • Le imprese o i lavoratori autonomi in relazione alla propria posizione contributiva o, previa delega di questi, chiunque vi abbia interesse;
  • Le banche o gli intermediari finanziari, previa delega da parte del soggetto titolare del credito, in relazione alle cessioni dei crediti certificati;
  • I consulenti del lavoro, per conto dell’interessato, ovvero altri soggetti abilitati da norme speciali.

Da notare che, a differenza della richiesta di verifica, la mera consultazione delle attestazioni di regolarità è liberamente accessibile.

In particolare, se è presente un documento di regolarità valido, il sistema lo propone all’utente il quale può visualizzarlo e scaricarlo.

La verifica si attiva tramite un’unica interrogazione negli archivi Inps, Inail e Casse edili, indicando il solo codice fiscale del soggetto da verificare.

In caso di esito positivo si genera un documento in formato pdf la cui validità è di 120 giorni.

Al contrario, se non è possibile attestare la regolarità, gli enti coinvolti trasmettono una comunicazione via PEC all’interessato, il cosiddetto «invito a regolarizzare».

Vista l’importanza del Durc per la vita di un’impresa (l’assenza del documento può impedire ai lavoratori di accedere al cantiere o ai locali del committente, solo per citare un esempio) l’esito negativo della verifica può gettare nel panico gli addetti ai lavori.

Ecco quindi alcuni consigli pratici per affrontare situazioni simili.

Contattare Inps, Inail e Cassa edile

Di fronte alla mancata concessione del Durc è normale un momento di panico determinato dal fatto di essere all’oscuro dell’irregolarità che ha impedito il rilascio della regolarità contributiva.

In questi casi è bene, come prima cosa, contattare gli enti coinvolti. Se l’irregolarità deriva dall’Inps è possibile scrivere all’Istituto tramite l’apposita piattaforma online disponibile collegandosi a «inps.it - Imprese e Liberi Professionisti - Accesso ai servizi per aziende e consulenti».

Una volta effettuato l’accesso, grazie alle credenziali SPID, CIE o CNS, è necessario selezionare, dal menù a sinistra, la voce «Cassetto previdenziale contribuente» e, successivamente:

  • La matricola Inps interessata;
  • La voce «Com. Bidirezionale» dal menù a tendina «Contatti».

Al contrario, per contattare l’Inail è possibile fare riferimento ai contatti presenti sul portale dell’Istituto al seguente percorso «inail.it - Supporto - Sedi».

Per trovare la sede interessata è necessario selezionare la regione interessata, cliccando sui rispettivi nomi o direttamente sulla mappa dell’Italia.

Con riguardo alle singole sedi sarà indicato:

  • Responsabile;
  • Indirizzo;
  • Telefono;
  • Fax;
  • Email;
  • PEC;
  • Codice unità.

Da ultimo, grazie ad una semplice ricerca su internet, è possibile avere i riferimenti e i contatti della Cassa edile competente.

Monitorare la PEC

Una volta presentata la richiesta di Durc ed ottenuto un risultato negativo, l’Inps, l’Inail e le Casse edili trasmettono all’azienda una comunicazione (il cosiddetto «invito a regolarizzare») con:

  • Il dettaglio delle somme dovute;
  • Il termine entro il quale versare gli importi (15 giorni);
  • Le modalità di pagamento delle somme (modello F24);
  • L’indirizzo di posta elettronica cui trasmettere la prova dell’avvenuto pagamento.

Di conseguenza, è quanto mai fondamentale controllare quotidianamente la PEC, quale strumento di comunicazione privilegiato da parte di Inps ed Inail.

Sarà infatti sulla posta elettronica certificata che arriverà la richiesta di regolarizzazione.

Un esempio di richiesta di regolarizzazione

A questo punto è di estrema importanza sapere come si presenta una richiesta di regolarizzazione.

Ipotizziamo che l’azienda Alfa abbia inviato una domanda di Durc il 20 giugno 2023. A seguito dell’esito negativo della richiesta, l’Inps invia, il successivo 23 giugno, un invito a regolarizzazione.

Nell’oggetto si fa riferimento a «Richiesta verifica regolarità contributiva c.f. _________ azienda _________ Protocollo numero _________. Invito a regolarizzare ai sensi dell’art. 4, co. 1 del DM 30 gennaio 2015».

A seguire: «Si comunica che nel corso dell’attività di verifica per la definizione della richiesta in oggetto sono state rilevate irregolarità contributive indicate nel prospetto di seguito riportato».

Nel caso in questione l’irregolarità riguarda la Gestione Separata, relativamente ai contributi di gennaio 2022 dei collaboratori coordinati e continuativi di Alfa.

Pertanto, nel dettaglio sarà indicato:

  • Gestione «GS Committenti»;
  • Posizione;
  • Natura Omissione;
  • Periodo «01/2022»;
  • Importo debito;
  • Sanzioni;
  • Totale Debito;
  • Note «Si consiglia di verificare l’intera posizione chiedendo, se necessario, la sistemazione con apertura di un contatto su Cassetto Previdenziale Gestione Separata Committenti».

Nel resto del documento troveremo:

  • Il termine entro cui regolarizzare la posizione, con la dicitura «La regolarizzazione della posizione debitoria deve avvenire entro 15 giorni dal ricevimento della presente comunicazione. L’assenza del pagamento comporterà la definizione del Documento con esito NON REGOLARE per l’importo relativo alla irregolarità contributiva accertata»;
  • L’indicazione dell’indirizzo mail cui inviare la documentazione attestante l’avvenuto pagamento delle somme (di norma è sufficiente l’invio della quietanza di pagamento del modello F24);
  • I riferimenti per la compilazione del modello F24.

Considerare le tempistiche richieste per la quietanza F24

Considerato che:

  • Il pagamento delle somme avviene con modello F24;
  • La quietanza di pagamento del modello F24 da inviare ad Inps / Inail non è immediatamente disponibile ma è necessario attendere alcuni giorni;

l’azienda non deve ridursi ad effettuare il versamento degli importi a ridosso della scadenza prevista dagli Istituti.

E’ quanto mai opportuno procedere alla predisposizione e al pagamento del modello F24 al massimo una settimana prima della scadenza, così da avere il tempo necessario per scaricare la quietanza e trasmetterla all’ente coinvolto.

Non pagare le somme richieste: una decisione delicata

Considerati i tempi stretti applicati in queste situazioni dagli enti coinvolti (15 giorni), l’azienda è bene che valuti attentamente se sia il caso di non pagare le somme richieste, esponendo alla controparte le ragioni di questa decisione.

Un eventuale omesso pagamento sarebbe infatti giustificato da una o più motivazioni che rendono la richiesta di regolarizzazione non dovuta.

Si pensi, ad esempio, al versamento del premio assicurativo Inail non abbinato dall’ente stesso all’azienda interessata, in quanto quest’ultima ha compilato in maniera errata il modello F24.

In situazioni simili è sufficiente trasmettere copia della quietanza di pagamento F24 adducendo che, in realtà, le somme contestate sono state versate.

Purtroppo, tuttavia, non tutte le richieste di regolarizzazione si risolvono in questo modo e, di frequente, è bene valutare:

  • Le conseguenze sull’attività economico - produttiva legate alla mancata concessione del Durc;
  • Le tempistiche necessarie a dimostrare ad Inps ed Inail che la richiesta di regolarizzazione non è dovuta;
  • La correttezza del proprio operato.

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