BCE: Draghi, più integrazione con UE, più crescita

A una maggiore integrazione corrisponde un maggiore tasso di crescita del Pil pro-capite. Parola di Mario Draghi.

BCE: Draghi, più integrazione con UE, più crescita

L’integrazione con l’Europa ha portato crescita e stabilità, permettendo ai Paesi CESEE di avvicinarsi agli standard europei.

È quanto ha detto Mario Draghi nel corso dell’intervento tenuto nell’ottava conferenza dei Paesi dell’Europa centrale, orientale e sud-orientale.

Dei CESEE (Central, Eastern and Southeastern Europe) fanno parte Albania, Bosnia e Herzegovina, Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Estonia, Ungheria, Kossovo, Lettonia, Lithuania, Montenegro, Nord Macedonia, Polonia, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia e Turchia.

Draghi: maggiore è l’integrazione, maggiore la crescita

I CESEE, ha detto Draghi, sono molto differenti tra loro, ma hanno una cosa in comune: hanno tutti registrato, a partire dagli anni ’90, un processo di convergenza verso gli standard europei.

Negli ultimi due decenni, tra i CESEE il Pil pro-capite in termini reali è cresciuto del 3,8%, contro l’1,4% dell’UE.

Tra i Paesi che sono entrati nell’UE, il livello di Pil pro-capite è al 70% della media europea. Tra questi, quelli che hanno adottato l’euro hanno visto la ricchezza pro-capite salire all’80%.

Draghi: crescita guidata da queste motivazioni

Due, ha detto il chairman, sono sostanzialmente le ragioni che hanno favorito la crescita.

In primo luogo, l’accesso al mercato comune ha permesso l’abbattimento delle barriere commerciali e l’adozione di standard europei e, in secondo luogo, l’ingresso nel club ha portato a un miglioramento dello status internazionale.

Draghi: gli obiettivi di lungo termine

Il recente rallentamento è legato alle misure protezionistiche che su queste economie hanno avuto un impatto maggiore perché “il commercio nei Paesi Centro-Orientali è particolarmente reattivo agli sviluppi ciclici […] e questi Paesi si sono via via specializzati in certe industrie, rendendoli più esposti agli shock”.

“La sfida di lungo termine è riuscire a spostarsi verso una crescita più bilanciata e verso un modello finanziario maggiormente incentrato sull’innovazione domestica e sulle spese per investimenti”.

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