Draghi ha sbagliato su tutto: i clamorosi errori di SuperMario secondo il professor Geraci

Fabio Frabetti

01/06/2023

Bocciatura totale per Mario Draghi e il suo governo. Il professor Michele Geraci ci spiega nel dettaglio i clamorosi errori compiuti.

Draghi ha sbagliato su tutto: i clamorosi errori di SuperMario secondo il professor Geraci

Sanzioni e Pnrr. Mario Draghi avrebbe clamorosamente sbagliato su tutta la linea. La bocciatura arriva dal Professor Michele Geraci, sottosegretario allo sviluppo economico durante il primo governo Conte e oggi docente della Nottingham University Business School.
Le errate valutazioni di Draghi e le gravi conseguenze che stanno comportando, stupiscono non poco il professore visto che arrivano da una personalità a cui universalmente viene attribuita lungimiranza e rara competenza.

Il primo grande errore rilevato da Geraci riguarda le sanzioni alla Russia. Altro che strumento per far finire prima guerra. L’esatto contrario.

Se l’obiettivo delle sanzioni era quello di fermare la guerra di Putin siamo di fronte ad un fallimento clamoroso. Non capisco come Draghi abbia potuto affermare che alcune funzionavano e altre no e che in pochi mesi l’economia della Russia sarebbe stata in ginocchio. Il massimo effetto negativo si sarebbe sprigionato addirittura ad agosto. Tutte bugie senza alcun fondamento e previsioni che non si sono avverate.

Mi sorprende che una personalità con la preparazione di Draghi abbia potuto dire delle frasi del genere, chi studia le sanzioni e il loro impatto sa infatti benissimo che non funzionano. Basta vedere il caso di Cuba: Fidel Castro è rimasto al potere fino a quando è stato in vita. Anche le sanzioni all’Iran sono più o meno della stessa natura con scarsa efficacia e infatti la guerra continua indisturbata ed anche in modo più cruento.

Tornando all’Ucraina la guerra non è stata certo fermata con le sanzioni. Anzi, continuando a minacciare l’introduzione di nuove misure, abbiamo spinto i prezzi ancora più in alto causando l’effetto opposto, ossia quello di far incassare maggiormente la Russia rispetto a quanto non avrebbe fatto se non avessimo parlato di sanzioni. Quindi l’impatto è stato positivo per la Russia e negativo per noi e per i poveri ragazzi ucraini e russi che continuano a morire perché la guerra prosegue come se niente fosse. Un fallimento dunque su tutti i piani.

Il secondo clamoroso errore di Draghi ha a che fare con il Pnrr. Ereditato si dal governo Conte II ma che non avrebbe vincolato l’esecutivo seguente. E se anche entriamo nel merito c’è da mettersi le mani nei capelli.

“Quella del PNRR è proprio la madre di tutti gli errori visto che si tratta di un finanziamento ottenuto in un momento molto particolare di grande frenesia, quando anche sul fronte covid regnava molta incertezza.

Ecco perché non critico più di tanto l’ex premier Conte: ha fatto quello che poteva, con un accordo in cui c’erano a disposizione questi fondi, senza alcun obbligo. Quindi la palla è passata a Draghi che aveva dunque più di una opzione a disposizione. E qui è entrata in scena una modalità completamente sbagliata. Stiamo prendendo a prestito fondi a tasso maggiorato, si tratta di contratti con l’Unione Europea che prevedono un credito privilegiato, sul modello di Paesi come l’Argentina o lo Zimbabwe, non certo consoni ad un paese del G7 come l’Italia. Profondamente sbagliato anche il modo in cui investiamo questi fondi e questo lo ha riconosciuto anche Draghi dicendo che il PNRR ha un moltiplicatore fiscale di circa lo 09.

Quindi abbiamo un ritorno reale negativo del 10%. Mi sorprende che un banchiere come lui abbia firmato il più grande piano di investimenti italiano da 191 miliardi con un ritorno reale così negativo. Sono inoltre stati fatti dei progetti che hanno inseguito i soldi. Si è partiti dal totale ammontare di 191 miliardi e si è cercato di comporre il puzzle a ritroso, rispondendo alla domanda: “dove li investiamo?”. Se un simile processo logico venisse spiegato dai miei studenti universitari non esiterei a bocciarli. I progetti prima vanno scelti, selezionando i più positivi e compilando una lista in ordine decrescente in base ai loro ritorni. Poi si calcola la somma di denaro che serve per svilupparli.

Noi invece abbiamo prima deciso l’ammontare del prestito e poi tutto il resto. Come cercare di riempire un vaso con delle pietre, lasciando inevitabilmente un sacco di buchi. Draghi avrebbe avuto la possibilità di fermare tutto, rivedere i progetti e gli investimenti, scegliere solo quelli buoni, vedere quanto serve, prendere in prestito solo il necessario. Cosa che avrebbe potuto fare anche il governo Meloni. C’è poi un altro rischio di cui nessuno parla. Contraendo un debito privilegiato di 200 miliardi, in caso di difficoltà economiche dell’Italia, l’Unione Europea sarebbe la prima ad essere ripagata mentre tutti gli altri obbligazionisti devono mettersi in coda. Come professore di Finanza non posso esimermi dall’affermare che siamo di fronte a delle vere e proprie follie. Tutti bocciati, Draghi compreso.