Draghi abbassa le tasse? Perché questa riforma sembra il gioco delle tre carte

Rosaria Imparato

2 Ottobre 2021 - 13:28

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Con la riforma fiscale allo studio Draghi abbasserà le tasse o sarà come il gioco delle tre carte? Vediamo rischi e tempistiche.

Draghi abbassa le tasse? Perché questa riforma sembra il gioco delle tre carte

La legge delega sulla riforma fiscale è attesa da luglio, ma -a meno di altri rinvii- dovrebbe arrivare la prossima settimana, a inizio ottobre. Nel documento verranno esposti, in linea generale, i principi a cui si ispirerà la riforma.

Il sistema tributario italiano necessita di un intervento da anni oramai, ma dire che l’obiettivo è solo “abbassare le tasse” è riduttivo. Lo Stato si regge sulle tasse pagate dai cittadini, e appare quindi semplicistico (per non dire ingenuo) pensare che le tasse verranno ridotte.

Non solo: le tasse servono per far funzionare dei servizi (la sanità, il sistema scolastico per dirne alcuni) e già pagando fior fior di quattrini molti di questi più che altro sono disservizi (come le infrastrutture e la gestione dei rifiuti, sempre per dirne solo alcuni).

La pandemia, poi, non ha fatto altro che scavare in profondità nei solchi delle differenze sociali ed economiche, e mentre chi era ricco prima dell’arrivo del virus oggi forse è solo meno ricco, chi prima se la passava male ora se la passa peggio.

Il vero obiettivo, la ratio della destrutturazione e ricostruzione del sistema tributario, non è trovare il modo di far pagare meno tasse, ma spostare il focus dell’attenzione sui concetti di equità e sulla progressività.

Riforma fiscale: il gioco delle tre carte tra IRPEF, catasto e aliquote

La progressività dell’imposizione tributaria viene stabilita con chiarezza dall’articolo 53 della Costituzione:

“Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.”

La prima conseguenza del pagare le tasse in modo progressivo e in base alle proprie capacità economiche non può essere che l’equità. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo la riforma fiscale. Ad oggi infatti il nostro sistema prevede sì un meccanismo di progressività, ma è chiaro che uno scalino di 11 punti percentuali tra il secondo e terzo scaglione IRPEF non è proprio sinonimo di equità (o progressività).

L’altro tasto dolente è la riforma del catasto. Durante la conferenza stampa del 29 settembre il Presidente Draghi ha detto:

“Per quanto riguarda il catasto si fa una presentazione di tipo essenzialmente informativo, statistico. L’impegno del Governo è che non si paga né più né meno di prima, ma quello che occorre fare è rivedere le rendite.”

Questa frase, “non si paga né più né meno di prima”, a (modestissimo) parere di chi scrive è politichese per “ci vuole tantissimo tempo per vedere qualche risultato pratico ma da qualche parte dovremo pur cominciare”. Cioè: che senso ha fare una riforma se poi si paga come prima, “né più né meno”? Se si cambiano solo i numeri ma non gli importi, non somiglia forse al gioco delle tre carte?

Tommaso Nannicini del PD solleva gli stessi dubbi in un tweet:

Draghi abbassa le tasse... Ma da quando?

La verità è che per smantellare il sistema tributario attualmente in vigore non basterà una sola legge di Bilancio. Per ora, l’obiettivo della legge delega è quello di fotografare la realtà, enunciare le caratteristiche principali della riforma, ma saranno poi i decreti attuativi a dover modellare i cambiamenti.

I decreti a loro volta vanno discussi e approvati dal Parlamento: l’iter è lungo e lento. Probabilmente i cambiamenti nel 2022 saranno, se ci saranno, ben pochi. Chi si aspetta di pagare meno tasse già nella prossima dichiarazione dei redditi, insomma, è un ottimista.

Il prossimo passaggio, comunque, è la presentazione della legge-delega fiscale e poi della Legge di Bilancio: noi aspettiamo, magari, di essere smentiti.

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