Su quali asset finanziari puntano gli italiani?
Tra azioni, titoli di Stato italiani (BTP) e stranieri, obbligazioni societarie, altri strumenti finanziari, su cosa ricade le scelta del risparmio italiano?
Qual è inoltre, in particolare, tra chi ha deciso di canalizzare il proprio risparmio nell’azionario, l’indice di Borsa preferito dagli investitori retail?
L’investitore medio italiano ha imparato inoltre a osare di più, puntando su asset più complessi, o continua a privilegiare gli asset considerati più sicuri, rifugiandosi soprattutto nei titoli di Stato italiani?
Il rapporto della Consob: caratteristiche dell’investitore fai da te
La risposta a tutte queste domande è arrivata oggi da un rapporto della Consob, che ha presentato anche il profilo dell’investitore fai da te, attingendo alle informazioni su dove si è diretto il risparmio amministrato dagli intermediari per conto della clientela retail, nel periodo compreso tra il giugno del 2010 e il giugno del 2023, dunque in un arco temporale di ben 13 anni.
La Consob, Commissione Nazionale per le Società e la Borsa, ha innanzitutto illustrato le caratteristiche dell’investitore fai da te nel Rapporto Occasional Paper dal titolo “Analisi delle principali caratteristiche del risparmio retail amministrato da banche”, che è stato curato da Francesco Adria e Francesco Quaranta:
“È un risparmiatore prudente, che tende ad allocare i suoi soldi prevalentemente nei fondi comuni d’investimento e nei titoli di Stato. Ha una spiccata avversione per il rischio. Cerca di evitare gli strumenti finanziari complessi e quelli illiquidi. Nella maggior parte dei casi si muove seguendo i consigli della sua banca e non sembra preoccupato dai conflitti d’interesse che possono condizionare l’attività di consulenza dell’intermediario di fiducia”.
Dal rapporto è emerso che, in data 30 giugno 2023 l’incidenza retail, ovvero dei piccoli investitori e risparmiatori italiani, è stata pari al 68,7% delle masse amministrate dalle banche, per un controvalore di mercato pari a circa 1,036 trilioni di euro, mentre la clientela professionale incideva per il 31,3% (circa 472 miliardi di euro).
Riguardo ai soggetti che hanno amministrato i risparmi presi come riferimento dalla Consob, quasi il 95% delle masse amministrate esaminate è costituito da soggetti appartenenti a Gruppi bancari, mentre la percentuale rimanente è relativa alle masse amministrate da soggetti non rientranti in alcun Gruppo.
Le analisi sono state incentrate esclusivamente sulla clientela al dettaglio in considerazione, da un lato, del maggior grado di tutela che la normativa in materia di prestazione di servizi di investimento riserva agli stessi (dunque agli investitori retail e ai piccoli risparmiatori) e, dall’altro, della storica rilevanza degli investimenti ‘amministrati’ retail nel contesto domestico e dell’elevato numero di clienti al dettaglio con strumenti finanziari in deposito presso banche.
Su cosa investono i risparmiatori italiani? Ai primi posti fondi di investimento e titoli di Stato
La Consob ha stilato l’analisi individuando nello specifico le caratteristiche degli investimenti in strumenti finanziari della clientela retail presenti nei depositi amministrati dagli intermediari.
Di seguito, le conclusioni principali del Rapporto:
- La parte del leone la fanno i fondi d’investimento, la cui incidenza è andata progressivamente crescendo dal 16,6% del 2010 al 53,8% del 2023 (in flessione rispetto al picco del 61% del 2022).
- Al secondo posto, sia pure con ampio distacco, compaiono i titoli di Stato, il cui peso nel periodo di riferimento è rimasto più o meno stabile, oscillando dal 19,3% del 2010 al 22,5% del 2023 con un forte balzo rispetto al 2022 (15%).
- Tra il 2010 e il 2023 i risparmiatori hanno scelto di ridurre drasticamente la loro esposizione verso le obbligazioni, per lo più bancarie, passate dal 50% all’8%.
- Forte è stato l’alleggerimento anche per gli investimenti in titoli illiquidi (scesi dal 30,7% al 3,1%) e per quelli complessi (dal 17,5% al 6,3%).
- Stabile, invece, la quota della componente azionaria detenuta al di fuori dei fondi d’investimento, che rappresenta appena il 14%, incidenza sostanzialmente stabile nel periodo esaminato.
- Registrata una elevata concentrazione dei controvalori degli strumenti finanziari in deposito in capo al settore pubblico, al settore fondi comuni di investimento, SiCAV, SICAF e soggetti bancari, con i restanti settori che oscillano complessivamente nel range 12,4% - 19,3%.
- Attenzione: sono saliti dal 41% al 58,8% gli investimenti connotati da un potenziale conflitto d’interesse. A tal proposito, l’analisi della Consob ha messo in evidenza “il ruolo cruciale e quindi anche la responsabilità degli intermediari bancari nel pilotare le scelte d’investimento dei loro clienti, attività che si svolge in un contesto di asimmetria informativa e cognitiva tra le due parti”. Gli autori hanno lanciato un chiaro appello, rimarcando “l’importanza per gli intermediari di perseguire nella prestazione dei servizi di investimento l’obiettivo prioritario dell’interesse della clientela”.
L’appello era stato lanciato giorni fa dalla stessa presidente della BCE Christine Lagarde, che aveva anche invitato i risparmiatori italiani ed europei a non accumulare troppo contante, al fine di liberare maggiori risorse a favore dell’Europa intera.
Più componente estera, quasi raddoppiata in 13 anni
Molteplici le caratteristiche che sono emerse dal paper pubblicato oggi dalla Consob.
Occhio per esempio alla crescita dell’incidenza degli investimenti in asset finanziari esteri effettuati dai risparmiatori italiani.
Sul totale amministrato dalle banche per conto della clientela retail, la componente estera è di fatto più che raddoppiata, nel periodo di riferimento 2010-2023, balzando dal 20,6% al 43,8%, mentre i controvalori di mercato sono quasi triplicati nel medesimo periodo (da circa 167 miliardi di euro al 30 giugno 2010 a 453 miliardi di euro al 30 giugno 2023).
Consob: forte rialzo della componente estera nei depositi amministrati dagli emittenti
La componente estera è più che raddoppiata, in termini di incidenza sul totale amministrato, nel periodo 2010-2023, passando dal 20,6% al 43,8%, mentre i controvalori di mercato sono quasi triplicati nel medesimo periodo
Specularmente, la componente italiana si è contratta dal 79,4% al 56,2% (con controvalori in calo da circa 644 miliardi di euro a 583 miliardi di euro).
In evidenza la parentesi del periodo compreso tra il giugno e il giugno 2023, in cui si è registrata una inversione di tendenza, sulla scia del “forte contributo degli investimenti in Titoli di Stato italiani”.
In generale, inoltre, il rapporto ha evidenziato dal punto di vista ‘storico’, una significativa e progressiva contrazione della componente bancaria (passata da circa 327,5 miliardi di euro al 30 giugno 2010 a 81,3 miliardi di euro al 30 giugno 2023) in favore delle emissioni afferenti a fondi comuni di investimento e affini (cresciuti da 62,2 miliardi di euro a 184 miliardi di euro) e, in misura minore, al settore pubblico (aumentato 145,6 miliardi di euro a 221,8 miliardi di euro).
leggi anche
Come investire in titoli di Stato
Tra le azioni “vince” il Ftse Mib
Ha segnato invece una crescita significativa la presenza nei depositi retail dei titoli dell’indice FTSE MIB (relativo alle 40 azioni più liquide e capitalizzate), mentre gli indici FTSE Italia Mid Cap, FTSE Italia Small Cap e FTSE Italia Growth hanno presentato incidenze decisamente contenute, in rapporto ai controvalori complessivi in deposito amministrati sia da emittenti italiani che da emittenti esteri.
In modo particolare le azioni dell’indice Ftse MIB hanno inciso per il 10,2% sulle masse amministrate dagli emittenti italiani e per l’1,7% sulle masse amministrate dagli emittenti esteri.
Incidenza degli indici di Borsa Italiana nei depositi retail amministrati dagli emittenti italiani ed esteri
Le azioni scambiate sul Ftse Mib sono quelle che incidono maggiormente sui depositi della clientela retail.
La Consob ha ricordato come l’EGM, rappresentato dall’indice FTSE Italia Growth, abbia assistito a un trend crescente del numero di azioni quotate, passando da meno di 60 società a gennaio 2015 a quasi 200 unità a gennaio 2023.
Meno strumenti illiquidi con fenomeni delisting o downlisting. In forte calo azioni bancarie illiquide
Per quanto concerne le masse amministrate esposte ai cosidetti strumenti illiquidi, tra le varie tipologie di asset che presentano la caratteristica della illiquidità la Consob ha rilevato la netta prevalenza tra gli strumenti delle azioni ordinarie, identificate dall’assenza della loro quotazione su mercati regolamentati.
A tal proposito, la Consob ha citato il fenomeno del delisting (o del downlisting), ossia la revoca di un titolo azionario da un mercato su cui lo stesso risultava quotato (oppure lo spostamento delle azioni stesse verso un mercato con minori requisiti).
Dallo studio è emerso che una quota rilevante (pari a circa il 57,4%) delle azioni ordinarie illiquide presenti nei depositi retail è costituita da titoli con diritto di voto maggiorato.
Altro dettaglio: a fronte di un controvalore complessivo nei depositi di azioni ordinarie illiquide di 20,3 miliardi di euro, si è registrata la presenza di circa 1,4 miliardi di euro di azioni della specie emesse da banche italiane.
Al significativo calo del controvalore delle azioni bancarie illiquide nei depositi retail, hanno spiegato i due esperti della Commissione, hanno contribuito sia i “dissesti registrati fra 2015 e 2016, nonché il più esteso
assoggettamento dei corsi azionari alle dinamiche di mercato conseguenti all’apertura, a partire dal 2017, del capitale di numerose piccole banche ai mercati non regolamentati”.
Guardando invece alla tipologia di strumenti illiquidi rappresentati dalle obbligazioni, i bond illiquidi ammontavano a 2,6 miliardi di euro al 30 giugno 2023, di cui 2,45 miliardi di euro di emissione bancaria.
Anche in tale caso, si è assistito a una netta contrazione della componente obbligazionaria (ordinaria) bancaria illiquida rispetto ai 145 miliardi di euro del 30 giugno 2010, principalmente in ragione della contrazione dei volumi di emissione di prodotti della specie.
In ogni caso, l’incidenza di titoli illiquidi sulle masse amministrate dalle banche si è progressivamente e significativamente assottigliata nel periodo di analisi (dal 30,7% al 3,1%), al punto da rappresentare oggi una quota marginale dei portafogli amministrati retail, tanto che alla data del 30 giugno 2023 lo stock di titoli classificati come illiquidi ammontava a circa 32,6 miliardi di euro, pari al 3,1% dei controvalori di mercato degli strumenti in deposito.
Balza l’incidenza degli ETF, le principali tipologie
Occhio al forte balzo degli investimenti degli italiani in ETF.
Nel ricordare che gli ETF sono prodotti del risparmio gestito, generalmente negoziati in mercati regolamentati sin dalla fase di mercato primario, nati come strumenti di replica passiva, a basso costo, la Consob ha reso noto che questi fondi sono entrati stabilmente nei portafogli degli investitori italiani a partire dai primi anni 2000.
“Successivamente, si è assistito alla progressiva diversificazione delle tipologie di questi prodotti, con la creazione di ETF che presentano uno stile di gestione attivo rispetto ai sottostanti ai quali sono comunque ancorati”.
Nell’ambito del risparmio amministrato retail, dal 30 giugno 2010 al 30 giugno 2023 la presenza degli ETF è passata da 5,2 miliardi di euro a 21,3 miliardi di euro, con un’incidenza sul totale che, all’ultima data di riferimento, si collocava attorno al 2%.
La Commissione ha fatto notare, in relazione alle principali tipologie di strumenti della specie, come, alla data del 30 giugno 2023, il 99,4% fosse rappresentato da ETF UE aperti armonizzati.
“Il peso relativo ancora contenuto di tale asset class” - si legge nel rapporto - “pur come detto in crescita nel medio-lungo periodo, appare connesso alle modalità di accesso da parte della clientela e alla struttura dei costi: si tratta, tipicamente, di strumenti finanziari negoziati di propria iniziativa dagli investitori tramite le
piattaforme di trading messe a disposizione dagli intermediari, caratterizzati da commissioni di gestione contenute e dall’assenza di inducements”.
leggi anche
Come investire 50.000 euro nel 2026