Come investire e trasformare l’Assegno Unico in un Bonus Nascita per il futuro dei figli

Pietro Pisello

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L’Assegno Unico non è solo un sostegno alle famiglie: come il Bonus Nascita, può diventare uno strumento per costruire un patrimonio destinato al futuro dei figli.

Come investire e trasformare l'Assegno Unico in un Bonus Nascita per il futuro dei figli

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Negli ultimi mesi è tornata al centro del dibattito pubblico l’ipotesi di introdurre un bonus alla nascita ispirato ad alcune esperienze già adottate in altri Paesi europei, tra cui la Germania. L’idea allo studio prevede la destinazione di una somma di denaro a favore di ogni nuovo nato, da vincolare nel tempo per il raggiungimento di specifici obiettivi, in particolare di natura previdenziale, ma potenzialmente anche legati alla formazione o ad altri progetti di lungo periodo. Si tratta di una proposta che abbiamo già analizzato in un precedente articolo, evidenziandone le possibili implicazioni e i benefici attesi.

Oggi, invece, vogliamo soffermarci su uno strumento che esiste già, è accessibile alla quasi totalità delle famiglie italiane e, se utilizzato con una corretta pianificazione, può perseguire finalità molto simili a quelle del possibile bonus nascita. Parliamo dell’Assegno Unico Universale, una misura spesso percepita esclusivamente come un sostegno alle spese correnti dei figli, ma che potrebbe trasformarsi in un’opportunità per costruire un patrimonio destinato al loro futuro.

Impiegato con una logica di lungo termine, infatti, l’assegno unico può diventare un efficace strumento di accumulo, capace non solo di replicare gli obiettivi del progetto attualmente allo studio del Governo, ma in alcuni casi persino di offrire vantaggi ulteriori. Proviamo allora a sviluppare qualche riflessione su questo tema.

Il vero Bonus Nascita? Investire l’assegno unico per i propri figli

Come accennato, il Governo sta valutando l’introduzione di un cosiddetto «bonus nascita», una misura che negli ultimi mesi ha attirato l’attenzione del dibattito pubblico. In una recente intervista al Corriere della Sera, la Ministra del Lavoro, Marina Calderone, ha confermato l’interesse verso questo progetto, sottolineando tuttavia come il tema principale riguardi l’individuazione delle necessarie coperture finanziarie. Al momento, i dettagli operativi della misura non sono ancora definiti. Alcune ipotesi parlano dell’erogazione di una somma una tantum alla nascita del figlio, mentre altre guardano al modello recentemente adottato in Germania, che prevede un contributo periodico da 10 euro al mese, dal sesto al diciottesimo anno di età.

In attesa di conoscere se e quando questa iniziativa vedrà la luce, e soprattutto quali saranno le sue caratteristiche definitive, vale la pena osservare che le famiglie italiane dispongono già oggi di uno strumento che, se utilizzato con una logica di lungo termine, può perseguire finalità molto simili. L’Assegno Unico Universale, infatti, non rappresenta soltanto un aiuto per sostenere le spese quotidiane legate alla crescita dei figli, ma può diventare anche una risorsa preziosa per costruire nel tempo un capitale destinato a obiettivi futuri: dall’integrazione previdenziale all’istruzione, fino all’acquisto della prima casa. In altre parole, il vero «bonus nascita» potrebbe essere già nelle disponibilità delle famiglie, a condizione di adottare una strategia capace di valorizzarne il potenziale nel lungo periodo.

Assegno Unico: come trasformarlo in un capitale per il futuro dei figli

Nella maggior parte dei casi, l’Assegno Unico Universale viene utilizzato per sostenere le spese quotidiane dei figli, ma nulla vieta di destinarlo (anche in parte) alla costruzione del loro futuro.
Secondo i dati riportati dall’Osservatorio sull’Assegno Unico Universale dell’INPS, l’importo medio si aggira intorno ai 175 euro mensili per figlio. Si tratta di una somma che, se investita con costanza e per un orizzonte temporale di lungo periodo, può contribuire alla creazione di un capitale significativo.

Una delle possibilità è quella di aprire una posizione di previdenza complementare intestata direttamente al figlio e alimentarla con tutto o parte dell’assegno unico. Il vantaggio è duplice: da un lato si costruisce gradualmente un patrimonio destinato al minore, dall’altro i contributi versati possono beneficiare delle agevolazioni fiscali previste dalla normativa, in quanto sono totalmente deducibili dal reddito del genitore, ovviamente sempre entro la soglia dei 5.300 euro annui. Inoltre, iniziando fin dai primi anni di vita, il capitale può crescere per decenni grazie all’effetto della capitalizzazione composta.

È proprio per questo che il confronto con il possibile bonus nascita appare interessante. Mentre si attende di capire se e come questa misura verrà introdotta, una strategia con finalità molto simili può essere messa in pratica fin da subito. Non è la stessa cosa, naturalmente, ma il principio di fondo rimane lo stesso: utilizzare una risorsa erogata dallo Stato per creare opportunità e sicurezza per il futuro dei propri figli.

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