Il fondo pensione per i nuovi nati, ispirato al modello tedesco, potrebbe trasformare piccoli contributi pubblici e familiari in un capitale fino a 160.000 euro.
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In risposta alla sempre maggiore emergenza legata al futuro delle pensioni e alla necessità, oggi più che mai importante, di avere una pensione integrativa, il governo sta pensando di sperimentare un nuovo approccio: un fondo pensione alimentato anche attraverso un contributo pubblico destinato a ogni nuovo nato. In pratica, alla nascita di ogni bambino verrebbe riconosciuta una somma che potrebbe essere destinata a un fondo con finalità previdenziali, e lasciata crescere nel corso degli anni, così da costruire fin da subito una base economica per il futuro.
Si tratta di una misura che ricalca, almeno in parte, una recente legge introdotta in Germania e che sta attirando l’attenzione proprio per le sue potenzialità. Secondo alcuni calcoli, infatti, la somma accumulata potrebbe arrivare a circa 160 mila euro una volta raggiunta l’età pensionabile. Può sembrare una cifra enorme e quasi irrealistica, ma in realtà il meccanismo alla base è molto più semplice di quanto si possa pensare. Vediamo meglio di cosa si tratta.
Fondo pensione per i nuovi nati: il modello della Germania allo studio in Italia
La misura allo studio da parte del governo prende spunto da una nuova iniziativa introdotta in Germania. L’idea, in sostanza, sarebbe quella di aprire per ogni nuovo nato un fondo di investimento con finalità previdenziale, alimentato inizialmente da un contributo dello Stato e, successivamente, anche attraverso i versamenti dei familiari e dello stesso beneficiario.
La misura, però, è ancora in fase di studio. La ministra del Lavoro, Marina Calderone, in una recente intervista al Corriere della Sera, ha spiegato che in questa fase si sta valutando soprattutto la fattibilità finanziaria del progetto, e quindi quali potrebbero essere le risorse necessarie per renderlo concretamente sostenibile.
Ed è proprio qui che arriva il punto più interessante di tutta la questione, perché per costruire nel tempo un capitale importante non è necessario partire da grandi somme. La variabile che può fare davvero la differenza è proprio il tempo. Quando si parla di investimenti e previdenza, infatti, avere davanti a sé diversi decenni permette anche a contributi relativamente piccoli di accumularsi e beneficiare della crescita del capitale nel lungo periodo.
Ed è esattamente il principio alla base della misura introdotta in Germania, con un contributo di 10 euro al mese per ogni bambino, fino al compimento dei 18 anni, con la possibilità per i familiari di effettuare ulteriori versamenti.
A prima vista potrebbe sembrare una cifra piuttosto contenuta. Ma se consideriamo il fatto che quei soldi vengono investiti e lasciati crescere per un periodo molto lungo, i risultati stimati possono diventare davvero sorprendenti.
Fondo pensione per i nuovi nati: quanto potrebbe valere?
Ma quanto potrebbe valere, concretamente, una misura di questo tipo? Ovviamente, il progetto allo studio in Italia è ancora nelle fasi iniziali e, al momento, non abbiamo ancora parametri definitivi sui quali fare dei calcoli. Possiamo però provare a farci un’idea guardando al modello tedesco, che prevede un contributo pubblico di 10 euro al mese per ogni bambino, dal compimento dei 6 anni fino ai 18 anni.
Parliamo quindi di un versamento relativamente piccolo: nell’arco di dodici anni, lo Stato arriverebbe a versare complessivamente 1.440 euro. La somma, anziché essere semplicemente accantonata, verrebbe investita con finalità previdenziale e lasciata crescere nel tempo.
Secondo alcune simulazioni, ipotizzando un rendimento medio del 7% annuo e lasciando il capitale investito fino ai 65 anni, quei 10 euro al mese potrebbero trasformarsi in circa 53.000 euro.
Ma il risultato può diventare ancora più significativo se, oltre al contributo pubblico, intervengono anche i familiari. Ipotizzando, per esempio, altri 20 euro al mese versati dai genitori, il capitale finale stimato potrebbe arrivare a circa 160.000 euro.
E questo senza considerare che una volta iniziata l’attività lavorativa, lo stesso beneficiario potrebbe continuare a effettuare versamenti, facendo crescere ulteriormente il capitale destinato alla pensione.
Naturalmente, stiamo parlando di simulazioni e non di cifre garantite. Il risultato effettivo dipenderebbe dai rendimenti degli investimenti, dai contributi effettivamente versati e dall’andamento dei mercati nel corso dei decenni, ma il concetto di fondo rimane molto interessante.
E forse è proprio questo il vero insegnamento di una misura del genere: iniziare molto presto, anche con somme apparentemente piccole, può permettere alla capitalizzazione composta di lavorare per decenni.
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