Dopo la laurea il datore di lavoro deve aumentare lo stipendio?

Ilena D’Errico

15 Luglio 2026 - 23:34

In media i laureati possono ambire a guadagni superiori, ma questo vuol dire che il datore di lavoro è tenuto ad aumentare lo stipendio? Ecco cosa prevede la legge.

Dopo la laurea il datore di lavoro deve aumentare lo stipendio?

Avere maggiori opportunità professionali e guadagnare meglio sono inevitabili aspettative di chi consegue una laurea. Moltissimi studenti lavorano già quando si laureano, alcuni anche da parecchio tempo, e non desiderano cambiare lavoro ma soltanto accedere a posizioni più elevate e soprattutto a retribuzioni migliori. Una nuova laurea presuppone competenze e conoscenze aggiuntive, magari anche il titolo che abilita a ricoprire ruoli differenti, perciò è del tutto normale che ci si aspetti un aumento di stipendio. In realtà, ci si accorge presto che il salto di qualità non è automatico, e spesso anche che il datore di lavoro non intende riconoscere un incremento retributivo. È quindi fondamentale conoscere i propri diritti in queste situazioni, per tutelarsi e al contempo non basare i progetti futuri su false aspettative.

Dopo la laurea il datore di lavoro deve aumentare lo stipendio?

Contrariamente a quanto molti ritengono, la laurea non comporta un automatico aumento dello stipendio. Il datore di lavoro non è obbligato a riconoscere una retribuzione migliore né a prevedere delle promozioni o l’assegnazione a ruoli più elevati. Il fraintendimento nasce principalmente da due fattori: l’aumento medio stipendiale dei laureati (ad oggi peraltro poco incoraggiante) e le norme sul demansionamento.

In linea generale, infatti, chi è laureato guadagna di più e questa differenza è tanto più rilevante per le lauree di secondo livello. L’aumento di stipendio varia inoltre a seconda della classe di laurea e migliora ulteriormente con il passare del tempo dal conseguimento del titolo, ma a livello statistico è una realtà. Ciò però non vuol dire che basti laurearsi per ricevere un aumento di stipendio nella propria posizione lavorativa. Semplicemente, le lauree agevolano l’accesso a ruoli e posizioni con retribuzioni mediamente più elevate.

Non bisogna escludere che ciò possa avvenire mantenendo la posizione lavorativa antecedente al conseguimento del titolo, che anzi per molti permette un percorso di crescita graduale e continuo, ma non è scontato.

Per quanto riguarda il demansionamento, invece, bisogna sapere che non riconoscere una promozione a chi si laurea o comunque mantenerlo occupato con lo stesso livello non rientra in quest’ambito. Anzi, per esigenze organizzative il datore di lavoro può assumere un lavoratore per ruoli di livello inferiore rispetto a quello che potrebbe ricoprire grazie ai propri titoli. Ciò che non si può fare, invece, è spostare un dipendente a mansioni di livello inferiore (con conseguente diminuzione della retribuzione), se non negli specifici casi previsti dalla legge.

Il dipendente ha sempre diritto a una retribuzione coerente con il lavoro effettivamente svolto, per qualità e quantità ovviamente. Non c’è alcun diritto ad aumenti per lauree non richieste dalle mansioni, va poi da sé che quando invece il titolo è richiesto la retribuzione dovrebbe essere mediamente più elevata. Anche questa comunque non è una regola, motivo per cui non ogni laurea garantisce lo stesso stipendio.

Aumentare lo stipendio con la laurea

A quanto detto sul demansionamento, che come visto non riguarda necessariamente chi si laurea, va aggiunto che chi viene assegnato a compiti superiori per 6 mesi continuativi (o comunque nel termine previsto dal Ccnl) ha diritto alla qualifica superiore. La laurea può in ogni caso permettere di partecipare a selezioni interne per ruoli pagati più consistentemente, soprattutto nel pubblico impiego, dove in genere anche le promozioni sono subordinate a concorsi in cui si tiene conto anche dei titoli.

Altrimenti, è sempre possibile parlare con il datore di lavoro e offrirsi per ricoprire nuovi ruoli, in linea con il titolo conseguito - se spendibile nell’azienda - e una retribuzione migliore. Non è però possibile pretendere l’aumento, se non nei casi previsti dal Ccnl di riferimento (e talvolta anche nel contratto individuale), per lo più legati agli scatti d’anzianità.

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