Dopo 10 anni Google (Alphabet) potrebbe tornare a essere la prima società al mondo per capitalizzazione

Giorgia Paccione

11 Maggio 2026 - 17:55

Il boom dell’intelligenza artificiale e la crescita record del cloud spingono Alphabet a un passo dal primato mondiale. Ma il rally dell’AI solleva anche dubbi sulla sostenibilità delle valutazioni.

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Alphabet è sempre più vicina a conquistare il titolo di società con la maggiore capitalizzazione al mondo, insidiando il dominio di Nvidia grazie all’entusiasmo degli investitori per l’intelligenza artificiale. La holding che controlla Google sta vivendo una fase di forte rivalutazione in Borsa, sostenuta soprattutto dalla crescita del business cloud e dall’espansione dei servizi legati all’AI.

Secondo le ultime stime di mercato, il valore di Alphabet ha raggiunto circa 4.700 miliardi di dollari, riducendo sensibilmente il distacco rispetto a Nvidia, che resta poco sopra i 5.000 miliardi dopo aver toccato nuovi massimi storici nei mesi scorsi. Se il trend dovesse proseguire, Google potrebbe tornare per la prima volta dopo oltre dieci anni in cima alla classifica globale per capitalizzazione.

A cambiare il sentiment degli investitori è stata soprattutto la convinzione che Alphabet non sia più soltanto una società dominante nella pubblicità online, ma uno dei protagonisti assoluti della nuova corsa all’intelligenza artificiale. Il mercato vede infatti Google sia come fornitore di infrastrutture cloud per aziende e sviluppatori, sia come concorrente diretto di Nvidia nel settore dei chip AI personalizzati.

La (nuova) forza di Google e la scommessa sull’AI

Il primo trimestre del 2026 ha rappresentato un punto di svolta per Alphabet. I ricavi di Google Cloud sono cresciuti ben oltre le attese degli analisti, con un’accelerazione che ha sorpreso Wall Street e superato quella dei principali rivali del settore, come Microsoft e Amazon.

Particolarmente significativo è stato l’aumento della redditività della divisione cloud, con margini operativi in netto miglioramento grazie alla domanda crescente di servizi AI per le imprese. Sempre più aziende stanno infatti utilizzando l’infrastruttura di Google per sviluppare e gestire modelli di intelligenza artificiale.

Durante la presentazione dei risultati trimestrali, l’amministratore delegato Sundar Pichai ha sottolineato che “l’intelligenza artificiale sta trainando la rapida crescita del business cloud”. Una dichiarazione che ha rafforzato la fiducia degli investitori sulla capacità dell’azienda di trasformare gli enormi investimenti nell’AI in profitti concreti.

Google, inoltre, sta cercando di ridurre la dipendenza dai chip Nvidia sviluppando processori proprietari dedicati all’intelligenza artificiale. La società ha già iniziato a commercializzare alcune di queste soluzioni direttamente ai clienti corporate, entrando così in competizione in uno dei segmenti più strategici dell’intero settore tecnologico.

Anche la diffusione dell’ecosistema Google rappresenta un vantaggio competitivo cruciale. L’integrazione dell’AI generativa nei servizi Search, Android e Gemini permette ad Alphabet di distribuire le nuove tecnologie su scala globale in tempi rapidissimi.

Nvidia resta leader, ma emergono i primi dubbi

Nonostante la rimonta di Alphabet, Nvidia continua comunque a dominare il mercato hardware dell’intelligenza artificiale. Le sue GPU restano fondamentali per l’addestramento dei principali modelli AI utilizzati da OpenAI, Microsoft, Meta e dalla stessa Google.

Tuttavia, negli ultimi mesi il titolo Nvidia ha rallentato rispetto ai ritmi straordinari del 2025. Alcuni investitori iniziano infatti a interrogarsi sulla sostenibilità della corsa dell’AI e sulla reale capacità delle società del settore di generare ricavi sufficienti a giustificare investimenti così elevati.

Le perplessità sono aumentate dopo indiscrezioni secondo cui OpenAI non avrebbe centrato alcuni obiettivi interni di crescita relativi a utenti e fatturato. Parallelamente, diverse aziende AI continuano a registrare perdite operative molto elevate mentre investono miliardi nello sviluppo dei modelli.

Un altro elemento osservato con attenzione riguarda gli impegni finanziari assunti dai grandi operatori cloud. Secondo alcune ricostruzioni, Anthropic avrebbe siglato accordi pluriennali molto onerosi con Google Cloud per l’utilizzo di infrastrutture e chip AI. Se la crescita della domanda dovesse rallentare, il rischio sarebbe quello di ritrovarsi con capacità inutilizzata e costi difficili da assorbire.

Per ora, però, il mercato continua a premiare Alphabet. Le azioni del gruppo hanno registrato una crescita nettamente superiore rispetto a Nvidia dall’inizio dell’anno, segnale che gli investitori credono sempre di più nella capacità di Google di trasformarsi nel principale vincitore della nuova era dell’intelligenza artificiale.

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