Dipendenti pubblici: ritorno in ufficio dal 31 luglio (ma non per tutti)

Pubblica Amministrazione, la Dadone ha deciso: dal 31 luglio ritorno graduale negli uffici. Ma un milione di dipendenti continuerà in smart working anche nel 2021.

Pubblica Amministrazione pronta a ripartire dopo mesi di smart working, ma per molti dipendenti pubblici il lavoro da casa non finirà nella fase due. Secondo le prime indicazioni riguardo alla direttiva del Ministero della Funzione Pubblica che verrà presentata nelle prossime ore, contenente le linee guida per la riapertura degli uffici dal 31 luglio, anche nel 2021 ci sarà circa un milione di dipendenti pubblici che continuerà a lavorare da remoto.

Si tratta di circa il 30% dei dipendenti pubblici attualmente impiegati nei vari uffici della Pubblica Amministrazione; in questo modo verrà garantito il ritorno in sicurezza degli statali, così da far rispettare le norme sul distanziamento sociale nei luoghi di lavoro.

Queste prime indicazioni sulla riapertura degli uffici ci arrivano dal Ministero della Pubblica Amministrazione che, come anticipato, a breve pubblicherà la direttiva con cui saranno definite le linee guida per il ritorno in ufficio che per la maggior parte dei dipendenti pubblici avverrà dalla data del 31 luglio.

Dopo le indicazioni sulla riapertura delle scuole, ecco quelle sugli uffici pubblici: vediamo nel dettaglio cosa ha deciso il Ministero della Funzione pubblica e come sarà il ritorno in ufficio per buona parte dei dipendenti pubblici.

Rientro in ufficio dal 31 luglio: le regole da seguire

Per molti dipendenti pubblici alla data del 31 luglio ci sarà il ritorno in ufficio, così da garantire la riapertura al pubblico. A tal proposito, viene deciso che all’ingresso di ogni ufficio sarà rilevata la temperatura corporea delle persone in entrata, un’abitudine ormai per tutti i luoghi al chiuso.

Sarà obbligatoria la mascherina per tutti quei lavoratori che “svolgono attività in presenza o che lavorano in maniera ordinaria in postazioni di lavoro in spazi condivisi”; per coloro che lavorano a contatto con il pubblico, inoltre, alla mascherina potrebbe aggiungersi la visiera. Per i locali più affollati non si esclude l’utilizzo di barriere separatorie.

Anche per gli utenti c’è l’obbligo di indossare i dispositivi di protezione individuale, ma solo nel caso in cui non sia possibile mantenere il distanziamento interpersonale.

Per limitare il più possibile la presenza degli utenti bisognerà comunque rivedere gli orari di apertura degli uffici al pubblico. A tal proposito nelle indicazioni del Ministero della Pubblica Amministrazione si legge che:

Gli orari dei servizi erogati al pubblico e di quello di lavoro che dovranno essere organizzati in maniera più flessibile, al fine di favorire la fruizione alternata degli spazi comuni.

Particolare attenzione dovrà essere dedicata alla pulizia dei locali di lavoro, con operazioni di sanificazione di routine (che dovranno interessare anche gli impianti di condizionamento dell’aria).

Quanti dipendenti pubblici torneranno in ufficio?

Come anticipato, un rientro graduale in ufficio ci sarà a partire dalla data del 31 luglio. Ad oggi circa il 25% degli statali - tra quelli che durante il lockdown hanno lavorato in smart working - è tornato in ufficio; l’obiettivo è di far crescere questo numero fino ad arrivare al 70% entro la fine dell’anno. Un milione di dipendenti pubblici, quindi, lavorerà da remoto anche nel post COVID-19.

L’obiettivo è di fare in modo che la macchina pubblica possa tornare a lavorare a pieno regime entro la fine dell’anno, ma mantenendo una quota di dipendenti pubblici che per tutto il 2021 continuerà a lavorare da remoto. Secondo le stime indicate dal Ministero della Pubblica Amministrazione il prossimo anno circa tre dipendenti su dieci lavoreranno da casa.

Spetterà alle singole amministrazioni valutare quali sono le mansioni che possono essere eseguite da remoto, così come decidere quali dipendenti potranno continuare in smart working (con la possibilità anche di prevedere dei turni di presenza in ufficio). In tutto questo, però, ci sarà il nodo dei contratti da sciogliere, visto che questi - tra l’altro scaduti dal 31 dicembre 2018 - dovranno essere adeguati alle nuove esigenze.

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