Dipendenti pubblici, caos smart working: dal 1° febbraio si torna in ufficio?

Antonio Cosenza

26 Gennaio 2021 - 10:46

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Dipendenti pubblici, l’organizzazione per lo smart working procede a rilento: serve un intervento del Ministero della Funzione pubblica, altrimenti da lunedì tutti in ufficio.

Dipendenti pubblici, caos smart working: dal 1° febbraio si torna in ufficio?

Dipendenti pubblici, grana smart working: mancano ancora le regole in materia di lavoro agile che dovrebbero entrare in vigore dal 1° febbraio, quindi dal prossimo lunedì.

Senza di queste per i dipendenti pubblici dovrebbe esserci il ritorno in ufficio, ma comunque il Ministero della Pubblica Amministrazione farà in modo che questa possibilità non si verifichi.

Ma facciamo chiarezza su cosa effettivamente sta succedendo e cosa potrebbe accadere da lunedì 1° febbraio, quando paradossalmente - dopo mesi in cui si è fatto il possibile per limitare le presenze in ufficio - c’è il rischio che tutto il personale debba tornare a lavorare in sede.

Dipendenti pubblici, caos smart working: cosa sta succedendo?

Il 31 gennaio 2021 scadono le disposizioni in materia di lavoro agile che il Ministero della Pubblica Amministrazione ha approvato lo scorso ottobre per limitare la presenza negli uffici pubblici ed evitare assembramenti.

Questo, però, non significa che dal 1° febbraio debba esserci il ritorno in massa in ufficio, anzi: da Palazzo Vidoni, infatti, hanno deciso di rendere maggiormente funzionale il lavoro agile, lasciando alle singole amministrazioni l’onere di regolamentare le attività da remoto.

Le singole amministrazioni avrebbero così dovuto approvare i cosiddetti Pola, ossia i piani operativi lavoro agile con i quali l’asticella dei dipendenti pubblici in smart working si sarebbe innalzata al 60% del personale smartabile (ossia di coloro che possono eseguire le loro funzioni anche da casa).

Ad oggi, però, le amministrazioni sono in colpevole ritardo: a parte qualche rara eccezione, infatti, i Pola ancora non ci sono ed è per questo che dal 1° febbraio prossimo, in assenza di disposizioni chiare riguardo alla possibilità di poter continuare a lavorare da remoto, i dipendenti pubblici potrebbero dover tornare in massa in ufficio.

Ovviamente, visto che siamo ancora in piena emergenza da pandemia, verrà fatto il possibile affinché il lavoro agile nella pubblica amministrazione possa andare avanti; quanto sta succedendo, però, conferma l’inefficienza di alcune singole amministrazioni, le quali non sono riuscite a rispettare una scadenza chiara e fondamentale per il prosieguo delle attività.

I Pola, infatti, servono per dare finalmente un’organizzazione chiara allo smart working negli uffici pubblici; se fino ad oggi per il lavoro agile sono state date solamente delle direttive dall’alto, lasciando ai singoli uffici l’organizzazione delle singole attività (al che non sono mancati i disservizi per i cittadini), con l’introduzione di questi piani si punta a passare ad una forma di smart working più disciplinata ed efficace.

Per i motivi suddetti, però, per questa vera e propria rivoluzione del pubblico impiego sarà necessario più tempo del previsto a causa del ritardo accumulato dalle singole amministrazioni (a tal proposito va detto che per gli enti locali questo termine non scatta a gennaio ma in primavera).

Smart working, mancano i Pola: si torna in ufficio dal 1° febbraio?

I dipendenti pubblici, comunque, non torneranno in massa in ufficio da lunedì 1° febbraio. Come spesso accade, infatti, sarà il Ministero della Pubblica Amministrazione ad intervenire per risolvere l’empasse.

Palazzo Vidoni, infatti, sta ragionando sulla proroga delle linee guida nazionali per lo smart working nella Pubblica Amministrazione, rinviando la scadenza del 31 gennaio e dare più tempo per l’approvazione dei Pola.

Ma va detto che anche il Ministero della PA ha le sue colpe in questa situazione: non aver previsto sanzioni per le amministrazioni che non approvano i Pola entro la scadenza fissata, infatti, non ha di certo incentivato a velocizzare i lavori. E va detto anche che le linee guida per i Pola sono state approvate dal Ministero solamente a dicembre, quindi le singole amministrazioni hanno avuto poco tempo per lavorarci.

La conseguenza è che ancora per qualche settimana - o mese - i dipendenti pubblici lavoreranno da casa senza un’organizzazione chiara ed efficace, con i cittadini che saranno i soli a pagare per i ritardi accumulati.

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